In scena la rivolta dei centri commerciali in Canavese
PAVONE CANAVESE
Puntuale alle 11 di ieri in Canavese è andata in scena la protesta dei negozi all’interno dei centri commerciali che hanno abbassato le saracinesche per una decina di minuti. A Pavone, come a Rivarolo e Chivasso, c’è stata una serrata simbolica per protestare contro le misure restrittive che da oltre sei mesi impongono la chiusura nei giorni festivi e pre-festivi. L’iniziativa, promossa a livello nazionale dalle associazioni di categoria, ha coinvolto oltre 30.000 negozi (780.000 lavoratori), che si sono visti costretti a rinunciare a tener aperto nei giorni in cui è massima l’afflusso di clienti.
«Noi aderiamo all’azione dimostrativa perché più siamo e più acquistiamo visibilità - ha detto Maria Laura Stasi, addetta alle vendite di Prima Donna Collection -. La pandemia ha portato a un calo considerevole delle vendite e la chiusura nei giorni di maggior presenza di clienti non ha fatto che peggiorare la situazione». Stasi evidenzia anche che «le chiusure dei mesi passati e le attuali hanno fatto scemare nelle persone il desiderio di uscire anche solamente per svagarsi: se non c’è un bisogno effettivo si sta a casa». «Inoltre - prosegue - l’impossibilità di circolare fra Regioni ci ha fatto perdere la clientela che proveniva dalla Valle d’Aosta e che amava fare shopping in questo centro commerciale». In conclusione una richiesta: «Ci permettano di tenere aperto almeno il sabato che per definizione è il giorno dello shopping».
Anche Ergen Nushi, da undici anni titolare di Speedy Service: «I fine settimana sono i giorni commercialmente più importanti e noi siamo chiusi, mentre il centro città brulica di gente e i negozi sono aperti: le regole dovrebbero essere uguali per tutti». «Faticavo già prima della pandemia per la riduzione del lavoro - aggiunge -. Ora l’emergenza sanitaria mi ha fatto perdere l’80% del giro d’affari e, francamente, credo che anche quando tutto finirà sarà molto difficile un ritorno agli incassi d’un tempo. Vedo troppi piccoli artigiani che stanno chiudendo perché non ce la fanno a fronteggiare i costi con gli esigui ricavi che stanno ottenendo». Nushi nutre, però, una speranza: «Ho fiducia nei vaccini che sono l’unico modo per guarire l’umanità e per poter tornare a una vita in sicurezza e senza limitazioni».
All’ingresso del centro commerciale Isidoro Rospo ha la sua esposizione di letti e poltrone della ditta Medi Flex. «L’assenza di negozi aperti, soprattutto durante i fine settimana, fa in modo che la gente venga per la spesa alimentare e poi se ne vada senza neppure guardarsi intorno; è come se non esistessimo - osserva -. La mia attività vende anche presidi medici per cui posso rimanere aperto, tuttavia impiego il sabato per incontrare la clientela su appuntamento e la domenica resto a casa».
Antonella Pasquale, Confesercenti del Canavese, precisa: «Non si capisce per quale ragione queste attività debbano restare chiuse il sabato e la domenica. Nei centri commerciali sono molto attenti al distanziamento e alla capienza massima nei locali, cosa che invece non sempre avviene nelle piattaforme alimentari». —