Ivrea.Negozi, 11 chiusure in 4 mesi «Il peggio arriverà in autunno»
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Nei primi quattro mesi di quest’anno Ivrea ha visto chiudere undici attività commerciali. Otto negozi di vicinato, tre esercizi pubblici. Lo dicevano gli addetti ai lavori, a fine 2020, che un anno di pandemia, con annessi lockdown, smartworking, Dad e restrizioni sugli spostamenti, più un’indiscutibile tendenza agli acquisti online, avrebbero tutti insieme presentato il conto anche sul commercio eporediese. E così è stato. L’onda d’urto, devastante, di un anno in emergenza sanitaria ha fatto sì che nel 2021, da gennaio al 31 aprile, in città si siano registrate undici chiusure tra piccoli negozi ed esercizi. Eppure, stando alla fredda logica dei numeri, questo sembrerebbe non essere sufficiente a raccontare un settore che, nonostante tutto, pare resistere. Alle undici insegne spente da gennaio ad aprile, si contrappongono infatti quindici aperture (13 negozi di vicinato, due esercizi pubblici) da collocare nello stesso periodo. Il saldo quindi è positivo di quattro unità, ma vanno messi in conto i trasferimenti e i subentri, i cambi di gestione, le partite Iva che stanno tirando avanti per lo più in funzione dei bonus. «Il trend in città non è così catastrofico come ci aspettavamo - osserva l’assessora al Commercio Costanza Casali analizzando il quadro elaborato a un livello macro dall’Ufficio a cui dà indirizzo -. Credo però che gli effetti della pandemia non si siano ancora manifestati compiutamente, purtroppo. Come amministrazione ci siamo impegnati e ci stiamo impegnando molto. Penso ai dehors gratuiti, che abbiamo messo in campo prima ancora che se ne parlasse a livello governativo». Misura, questa, implementata a Ivrea la primavera scorsa e prorogata più volte fino all’ultimo allungamento dei tempi che la vede in vigore fino al 31 dicembre. «Mi riferisco alle tante iniziative che abbiamo in programma per la tarda primavera-estate. Alle agevolazioni sulla Tari in termini di contribuzioni, e alle altre che abbiamo allo studio».
Oggi Ivrea conta 569 negozi di vicinato (166 alimentari, 403 non alimentari) più 151 pubblici esercizi, 21 medie strutture di cui 8 non alimentari e 13 miste, una sola grande struttura commerciale. Andando indietro al 2020, erano state 36 le aperture (31 negozi di vicinato, 5 esercizi) contro 28 chiusure, per un delta positivo che poco convince però le associazioni di categoria. «Siamo in una situazione drammatica - commenta Antonella Pasquale di Confesercenti Ivrea - Su quelle che risultano aperture in realtà pesano i trasferimenti e i subentri. Il punto è che pur volendo e dovendo essere ottimisti, sappiamo benissimo che non è ancora finita. Quando la campagna vaccinale ci metterà nelle condizioni di escludere un nuovo lockdown? E cosa succederà con le varianti?». Prudente anche Ascom Ivrea, scesa in piazza di recente per chiedere un allentamento ulteriore delle restrizioni imposte al settore. Così Luisa Marchelli: «Nuove attività, con l’apertura di nuove partite Iva, ne abbiamo registrate a inizio anno, ma sostanzialmente solo per il food da asporto, dalla pizzeria al taglio alla piccola gastronomia. Si sono verificati però anche trasferimenti e subentri, in questo senso il segno più va analizzato a fondo. Tra dichiarazioni dei redditi e sostegni, i conti purtroppo li faremo in autunno». —