A Treviso ci sono diecimila utenze che oggi scaricano la fogna in vasca o nel Sile
TREVISO. La fognatura del centro storico è da anni un tema cruciale nella gestione della città. Cruciale e pure sempre messo in secondo piano dall’epoca di Gentilini ai giorni nostri con sporadiche e temporanee fughe in avanti. Il perché è presto spiegato: la realizzazione della rete costa milioni (che si è sempre preferito spendere altrove), è sempre stato considerato un intervento invasivo, e per di più fa poco audience.
lo stato di fatto
Ed ecco che anche alla nascita di Ats, il piano pluriennale delle opere pubbliche lo calendarizzava in tempi assai lontani ed incerti. Risultato? Per anni le circa 10 mila utenze del centro storico – frutto della sommatoria tra i 6-7 mila residenti e le tante utenze commerciali direzionali – hanno scaricato nella rete privata, fatta di vasche interne e pozzi di deposito che poi venivano di quando in quando svuotati dalle aziende specializzate. Dove finivano poi parte degli scarichi “depurati” dalle vasche? Beh.. nel Sile, le cui acque chiare hanno messo in luce più di una volta la presenza di batteri e residui fecali. L’ultimo test sono stati gli esami effettuati dal Consorzio di Bonifica a seguito delle “asciutte”, che hanno evidenziato – in regime di secca – l’impennata di valori di escherichia coli e altri indicatori di reflui fognari.
il programma
Che sia arrivato davvero il punto della svolta? A ben guardare un anno e mezzo fa fu lo stesso amministratore delegato di Ats, Pierpaolo Florian, ad annunciare di aver definitivamente «rivisto e definito lo studio di fattibilità per l’intervento in centro storico». Non cambiava la cifra di massima (50 milioni), ma sembrava cambiato il modello di intervento. «Noi abbiamo intenzione di partire il prossimo anno», disse allora Florian, «stiamo definendo il piano con il Comune, servono fondi, ma intanto si può iniziare». Da dove? «La zona più facilmente collegabile oggi è quella del centro storico sud», guarda caso lì dove oggi arriverebbe il condotto scavato dalla talpa, che si collegherebbe ad un tubo sotterrato anni or sono sotto piazza Santa Maria dei Battuti a seguito del rifacimento dell’ospedale, l’attuale università.
le condotte in superficie
Se il “tunnel” della talpa sarà il maxi collettore della fognatura del centro storico, come vi arriveranno i liquami? Il programma di Ats prevede – stando a quanto trapela dai documento dati all’Autorità d’ambito (Aato) – non più un profondo e l’invasivo scavo lungo tutte le vie del centro storico ma una condotta “superficiale”, ovvero interrata ma non così a fondo; più agile da gestire e posizionare, che porterebbe la fognatura dei vari palazzi direttamente nel grande collettore “per gravità”. Insomma, un lavoro un po’ più agile da realizzare.
il depuratore a mezzo servizio
Se tutto andrà come si spera saranno nuove utenze per il depuratore di S. Antonino, un gioiello che è stato pensato per gestire 100 mila abitanti, ma che ad oggi ne vede collegati a sé molti molti meno. Gli ultimi cantieri effettuati da Ats (S. Pelajo, Fiera, S. Maria del Sile) hanno aumentato il numero degli allacciamenti. Prima solo il 30% della popolazione trevigiana.