Addio Roberto Coletto alias “Bob Colet”. L’uomo che da Saletto anticipò Tangentopoli
TREVISO. È stato un imprenditore edile, caduto e ripartito mille volte; un latitante ricercato (ma era fuori porta, oltre il Piave) e un detenuto, da Spoleto a Santa Bona a Opera; un produttore cinematografico, un pluripregiudicato, un promoter musicale e lo sponsor del Volley Treviso in serie A (primi anni ’80) e del basket femminile.
Roberto Coletto, mancato nei giorni scorsi nella sua Saletto – aveva solo 70 anni, ma era gravemente malato – è stato tutto questo. Un personaggio autenticamente fuori dagli schemi, capace di inventarsi un alter ego american hollywoodiano come Bob Colet, e di riempire le cronache giudiziarie per tre decenni esatti, proiettato dalla sua Saletto alla ribalta nazionale di un’Italia che allora non aveva voluto vedere oltre. È stato davvero il precursore di Tangentopoli, protagonista di una saga personale e giudiziaria che avrebbe anticipato Mani Pulite.
Dall’Umbria del post terremoto, nella Valnerina dilaniata dal sisma dell’82, fino a Venezia, aveva raccontato a investigatori e giudici come funzionasse il meccanismo della tangenti, la spartizione degli appalti, fossero la “torta” della ricostruzione in Centro Italia, o le gare nella Laguna.
Ma correva il 1985. Troppo solida la Prima Repubblica, che sarebbe vacillata solo sette anni dopo, con lo scandalo del Pio Albergo Trivulzio, le confessioni di Mario Chiesa, il leggendario pool di Borrelli, Colombo, Di Pietro, Davigo & Co. E dal 1993 caduta: anche allora la provincia, cuore della Vandea democristiana che era la Marca, era stata insospettata ma perfetta anticipatrice.
Ma Coletto - non ancora Colet - era un piccolo impresario della campagna veneta, che narrava per filo e per segno come si oliavano gli ingranaggi della politica nel mondo delle costruzioni, se si voleva lavorare ed entrare nel giro giusto.
La storia dei verbali vuole che la sua impresa, chiamata a concorrere alla ricostruzione di Norcia, non poté aprire il cantiere, nonostante Coletto avesse versato le tangenti chieste. Peggio, beffa delle beffe, Coletto aveva dovuto girare l’affare a un amministratore e un collega, che avevano creato una nuovissima società ad hoc, quella sì puntualmente beneficiata. Con tanto, giurava Coletto, di minacce e colpi di pistola. L’impresa era andata in fallimento, lui era finito imputato, accusato di truffa ai danni dei terremotati. E non ci aveva visto più.
«Ah sì? Muoia Sansone con tutti i filistei», doveva essersi detto. Aveva chiamato il giudice, dalla cella, e aveva svelato tutto. Portando in galera l’allora sindaco di Norcia. Copione non dissimile da quello successivo, a Venezia: con esito quasi lottizzatorio, erano finiti in carcere, per le sue rivelazioni, tre socialisti, un democristiano e un comunista. Lambito persino l’allora sindaco Laroni.
Memorie del Pleistocene, allora erano state avvisaglie non colte. Coletto aveva giurato e spergiurato di avere ricevuto offerte «favolose» per ritrattare (si parla di 500 milioni offertigli da un corriere ciclista), ma aveva anche denunciato ulteriori minacce. Con il suo Dna imprenditoriale, conclusa l’avventura nelle costruzioni, avrebbe imboccato mille altre strade, con altrettante imprese: tessile soprattutto.
Una sequenza di crac e bancarotte: e il suo faldone giudiziario era cresciuto a dismisura. Di carcere, alla fine, si è fatto quasi 6 anni, poi altri di domiciliari e pene alternative. Aveva provato a rientrare nell’edilizia, con la Bob Colet sas. Ma cambiando identità societaria, ahilui, il risultato non era cambiato. L’ ultima condanna nel 2015 era stata a 2 anni, per aver palpeggiato la figlia minorenne di un socio. In precedenza, l’accusa di non rispettare i domiciliari e di fare affari – per modo di dire, visti gli esiti – dalla sua cella domestica, violando la legge.
Un fascicolo quasi infinito. Lui, agli amici come ai giudici e ai legali, sosteneva che era la Maxi Vendetta del sistema per le “picconate” eccellenti da lui date a suo tempo. Il suo maxifascicolo può andare per sempre in archivio, ora: la sua Saletto lo ha salutato per l’ultima volta mercoledì scorso. E domani le sue ceneri verranno tumulate.
Ha lasciato moglie e due figli. E poi un film, un libro e una sceneggiatura, tutti ispirati alla sua vita, tutti preparati in carcere. A modo suo, un pezzo di storia di Marca e d’Italia.