Treviso Basket regge 30’ contro la corazzata Virtus all’esordio nei playoff: finisce 91-72
BOLOGNA. Uno a zero Virtus, benvenuta nei playoff Treviso Basket. Verdetto giusto, logico, anche preventivabile al di là delle dichiarazioni della vigilia che accompagnano queste partite. Netta ed evidente la differenza tra una formazione che da due anni, con i vari correttivi, concorre ad altissimi livelli ed una squadra alla seconda stagione in Serie A, con soli quattro giocatori che sappiano realmente cosa siano i playoff per un titolo nazionale.
La fotografia di gara1 è emblematica nella facilità con cui il ventunenne Alessandro Pajola beffa tanto Russell quanto Imbrò (vale a dire un americano di categoria ed il suo ideale predecessore nel ruolo alle Vu Nere), rubando loro palloni, difendendo con la massima fisicità possibile e segnando persino canestri dall’arco. Il regista marchigiano, da tempo eletto quale erede di Claudio Coldebella, è l’autentico mattatore di una partita che la De’ Longhi approccia con sufficiente rendimento nel tiro, specie dall’arco (50% a metà gara, 38% al termine), ma tradendo forse troppa emotività che, sommata alla comprensibile inesperienza, non fa altro che agevolare il compito alla Segafredo.
Non traggano in inganno i cinque punti di distacco alla seconda sirena o il fatto che sino al 33° la squadra di Menetti resti teoricamente in partita nel punteggio (76-68): in fondo la Virtus ha giocato quasi al gatto col topo, piazzando le accelerazioni nel momento ideale, cercando come già accaduto in regular season i lunghi e togliendo il più possibile spazio e fiato a play e guardie.
In un unico frangente la partita è sembrata riaprirsi, ma per demeriti di Bologna prima ancora che per meriti trevigiani: gli 11 palloni gettati al vento dai padroni di casa nel secondo quarto hanno fornito un minimo di ossigeno a TVB che, sulla spinta del già citato tiro da 3, ha potuto ricucire il divario precedentemente dilatato sino ad un incoraggiante -5 (48-43). Il resto è stata non proprio accademia ma quasi. Teodosic al solito ha potuto fare e disfare, concedendosi persino una stoppata con recupero su tentativo di bomba di Logan; Gamble e Hunter in avvicinamento hanno spazzato qualunque resistenza; Belinelli ha potuto far valere l’esperienza contro Imbrò e la taglia fisica con Logan. Nemmeno Sokolowski ha potuto granché, nonostante l’assenza preannunciata del pariruolo Weems che teoricamente avrebbe dovuto rendere un po’ meno difficoltosa la partita del polacco.
La voglia di reagire si è tramutata in foga, come le ripartenze palla in mano di Akele dopo rimbalzo difensivo, tutte tramutate in tiri sbagliati o in palle perse a metà campo: errori gravi contro chiunque, letali se commessi in un confronto serrato con chi in stagione è arrivato ad una partita dalla qualificazione in Eurolega. Chiaro, non tutto è perduto per Treviso. Menetti nelle 24 ore intercorse tra il suono della sirena di ieri e la palla a due odierna alle 20:45 dovrà aver catechizzato a dovere i suoi. A cominciare da Vildera, rimasto a sedere giustamente dopo essersi fatto fiocinare dalle giocate di Teodosic nel secondo quarto, per proseguire con Akele e Russell, assai deludenti in relazione alle attese.
La formula back-to-back non regala tempo né opportunità per rimuginare sul passato, quindi occorrerà resettare e ripensare da capo a come affrontare la Segafredo. Magari facendo sentire meno solo e chiuso Mekowulu, ancora coperto dall’enorme ombrello bianconero in area, o aprendo opportunità in avvicinamento per Lockett che non è dispiaciuto, al netto del dolore al piede. Se l’obiettivo è di estendere la serie, venerdì sera (alle 20.45) per TvB è il giorno decisivo.