La Chiesa padovana si ripensa con il Sinodo: «Vogliamo tornare al passo con la società»
PADOVA. «Non abbiamo maturato un passo sufficientemente veloce rispetto a quello della società: dobbiamo impegnarci per trovare strade e percorsi che possano essere in sintonia con la gente di oggi». Claudio Cipolla, vescovo di Padova, traccia questo orizzonte a pochi giorni dal “santo viaggio” della Diocesi di Padova: dopo 74 anni, la Chiesa patavina si appresterà a vivere un Sinodo diocesano.
Un appuntamento storico
Un evento storico, e l’aggettivo non è esagerato: il Sinodo è il momento più significativo per l’esercizio della corresponsabilità di tutti i fedeli nella Chiesa locale, un percorso di discernimento che aiuterà la Diocesi a ripensarsi come Chiesa missionaria e a collocarsi in un cambiamento d’epoca. L’ultima volta era stato nel 1947 – allora vescovo era Carlo Agostini – e dunque a oltre sette decenni la Chiesa padovana decide di fermarsi per ascoltare le esigenze della società e rimettersi in discussione. Ufficialmente il Sinodo si aprirà il 5 giugno 2022, ma già domenica prossima vivrà una tappa fondamentale: in Cattedrale a Padova, alle 16.30, ne verrà dato annuncio solenne. L’Indizione avverrà contemporaneamente in altre 14 chiese del territorio diocesano: in ognuna si celebrerà l’Eucaristia e al termine ci sarà un collegamento con la Cattedrale per ascoltare le parole del vescovo.
L’urgenza e la pandemia
«Dobbiamo fare un passo di accelerazione nel modo di parlare oggi del Vangelo» ha spiegato monsignor Cipolla «È un’urgenza riuscire ad essere capiti e sapere rispondere alle vere domande di oggi». Ieri, nell’annunciare l’Indizione di domenica, Cipolla ha già posto alla sua Chiesa alcune domande che dovranno animare questo Sinodo: «Come rispondere ai bisogni di fede attuali? Come rispondere ai vuoti che oggi si sono creati? Come possiamo metterci in sintonia con le povertà di oggi». Il cammino verso il Sinodo diocesano parte da lontano: è un’intuizione che il vescovo Claudio ha maturato fin dall’inizio del suo ministero episcopale. Il suo compimento, però, è arrivato nel pieno della pandemia: «Ci siamo chiesti se questo fosse il momento giusto per intraprendere questo percorso» ha sottolineato il vescovo «La pandemia è in realtà diventata una drammatica opportunità in cui le domande che ci eravamo già posti sono diventate ancora più evidenti». Ha aggiunto don Giampaolo Dianin della segreteria del Sinodo: «La pandemia ha destrutturato tante cose e ha messo in difficoltà la comunità cristiana. Ora vogliamo chiederci: è bene che tutti torni come prima? Come vogliamo ricostruire i pezzi messi a soqquadro? Il Sinodo è l’occasione propizia per accogliere queste riflessioni».
Punti di rottura e germogli
Da qui al prossimo giugno una Commissione preparatoria di 60 laici, presbiteri e consacrati lavorerà per stilare un elenco di temi da trattare poi nel Sinodo vero e proprio. Nel frattempo le Segreteria del Sinodo incontrerà il territorio - non solo parrocchie e vicariati, ma anche realtà come l’Università e il carcere - e preparerà i cosiddetti “facilitatori”, figure chiamate a creare spazi di dialogo e confronto con la società. Raccolte le istanze e le esigenze del territorio, la commissione formerà una sorte di “ordine del giorno” che verrà messo nelle mani del Sinodo: «Partendo dai “punti di rottura” - ciò che si è inceppato, le fratture e le dissonanze del nostro tempo- e dai “germogli” - quello che ci dà ancora gusto - vogliamo delineare il sogno di Chiesa futura», ha spiegato dalla Segreteria Roberta Rocelli. Perché la Chiesa non sia solo il risultato del passato ma, come auspica Cipolla, anche e soprattutto «una realtà capace di alimentare il presente».