Flormart, dal roverello al carpino nero. In Fiera a Padova le nuove coltivazioni anti siccità
La 72esima edizione dello storico Flormart è stata inaugurata ieri mattina dal sottosegretario del ministero dell’Agricoltura Patrizio Giacomo La Pietra, che ha tagliato il nastro assieme al consigliere regionale Marco Andreoli su delega del presidente Luca Zaia, all’assessore comunale Antonio Bressa, al presidente di Padova Hall Nicola Rossi, al collega di Fiere Parma, Franco Mosconi e alla dirigente di Ice-Agenzia Brunella Saccone.
L’onorevole La Pietra ha annunciato che la legge quadro del settore, che non deve essere più considerato la cenerentola del ministero dell’Agricoltura, sarà pronta per la fine del 2024. E, ancora, che con un fatturato di tre miliardi rappresenta un delle eccellenze pilastro del Made in Italy nel mondo e che il Flormart di Padova, da sempre, è il palcoscenico naturale dell’andamento del comparto anno dopo anno.
«Insieme con il ministro Lollobrigida, abbiamo fortemente voluto un disegno di legge in materia di florovivaismo con un intento preciso: dare una legge quadro al settore, che la attende da anni e che grazie ad essa, finalmente, potrà sapere con certezza i ruoli di ogni appartenente alla filiera con una prospettiva di ampio respiro. Dobbiamo valorizzare, anche tramite una apposita cabina di regia, le componenti del florovivaismo meno sfruttate che possono, anzi devono contribuire a sviluppare ancora di più l’intero comparto».
Duecento gli espositori su 20.000 metri quadri, con al centro i 40 vivaisti del distretto di Saonara e i floricoltori della Marca con tanti vivaisti arrivati anche dalla Toscana, dal Piemonte e dalla Sicilia, tra cui Giuseppe Alessio di Milazzo del Gruppo Maimone, con il carrettino storico siciliano carico di agrumi, mango ed avocado.
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Numerose le novità presentate alla luce dell’attuale cambiamento climatico e delle risorse idriche che si fanno via via sempre più scarse. «Anche noi vivaisti padovani dobbiamo fare i conti con la scarsità dell’acqua» dicono Riccardo e Gloria Guagno dei vivai omonimi di Santa Giustina In Colle «non a caso, negli ultimi anni, abbiamo piantato tanti alberi nuovi che hanno bisogno di meno acqua, tra cui il roverello e il carpino nero. Abbiamo 40 dipendenti e, per fortuna, gli affari vanno bene. Esportiamo in particolare nei Paesi dell’Europa dell’est».
Buone notizie arrivano anche dagli stand dei Fratelli Dainese di Saonara. «La Dainese è stata fondata 40 anni fa dal me e dagli altri miei fratelli Emilio, Nerino ed Italo» spiega Ilex «per fortuna i nostri figli, sette in tutto, dopo la laurea ci stanno man mano sostituendo. Sono loro che stanno facendo crescere l’azienda lavorando sempre sulle piante da frutto, inviando, ad esempio, i meli in Alto Adige e i ciliegi- ferrovia in Puglia. Esportiamo dalla Slovenia alla Tailandia».
In tre giorni sono attesi tra gli stand 300 buyers, provenienti anche dagli Emirati Arabi, dalla Scandinavia e dal Giappone, dove nel 2025 si terrà l’Expo, cui parteciperanno anche tanti florovivaisti veneti. Ieri tra gli stand c’era anche Alize Rozenberga, export director della Lettonia. «Ho visitato quasi tutti gli stand» osserva la manager «e preso tanti contatti. Il florovivaismo italiano resta sempre all’avanguardia». Il Flormart chiuderà venerdì. Numerosi anche i convegni in programma.