Figli di due mamme, a Padova il sindaco Giordani tira dritto. Ora sarà scontro in aula con la Procura
Sergio Giordani tira dritto e resiste in giudizio contro i ricorsi della Procura per fermare l’iscrizione all’anagrafe dei figli di due mamme, ammettendone una sola. A giugno, dopo una battaglia politica condotta dal sindaco che dal 2017 firma regolarmente i documenti di registrazione dei bambini figli di due mamme, una circolare proveniente dalla Prefettura, su ordine del governo Meloni, aveva chiesto la consegna di tutti gli atti inerenti alle iscrizioni.
Atti che sono stati inviati in Procura, doppioni di fatto di quelli già mandati volta per volta dal Comune per tutti e 34 i bambini registrati dal sindaco negli ultimi 6 anni. La Procura, che in questo caso ha la competenza di vigilanza, ha presentato altrettanti ricorsi per chiedere la rettifica degli atti firmati da Giordani.
La magistratura ha percorso la via della forma e non del merito: non ha chiesto di annullarli, ma evidenziato «un mero errore materiale» di cui ha sollecitato la cancellazione.
Il mero errore materiale inteso dalla Procura sarebbe l’iscrizione all’anagrafe di entrambe le mamme. Secondo la tesi della magistratura padovana, basata su una sentenza della Cassazione, andrebbe iscritta solo la mamma biologica.
Da un giorno all’altro quindi, tutti i figli di due mamme attualmente iscritti all’anagrafe di Padova, si ritroverebbero ad averne solo una dal punto di vista formale. E non è poco: questo azzererebbe le facoltà giuridiche della mamma non biologica. In alcuni casi è stata anche richiesta la modifica del cognome del bambino, che potrebbe ulteriormente traumatizzarlo, generando anche confusione sul percorso educativo seguito finora.
Per questo l’amministrazione ha deciso di opporsi, investendo l’avvocatura civica di Palazzo Moroni e provando a dissentire in tribunale, con l’obiettivo di andare ad un grado di giudizio superiore e tentare di entrare in tal modo nel merito della questione.
A novembre, infatti, il tribunale dovrebbe pronunciarsi sulla resistenza, ma limitandosi al tema dell’errore materiale. Giordani, invece, vuole spiegare la sua posizione.
«Andremo a portare le nostre opinioni in sede di procedimento, innanzitutto come dovere verso le mamme, le loro piccole i loro piccoli e sicuramente anche perché siamo convinti di aver agito nel solco dei valori costituzionali e perseguendo l’interesse della primaria tutela del minore», spiega Sergio Giordani,
«Nessuno scontro, anzi, seguiamo l’iter previsto dalle leggi dello Stato per esprimere anche nelle sedi preposte l’esigenza di difendere i diritti di questi bambini, alcuni dei quali chiamano mamme i loro genitori da oltre 6 anni».
La tesi che porterà in aula l’amministrazione (per difendere 32 delle 34 iscrizioni per ora) si baserà sull’articolo 29 della Costituzione, che evidenzia come la Repubblica riconosca i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare. Unità familiare che rischia di scomparire laddove un figlio si ritrovi da un giorno all’altro con uno solo dei genitori iscritto all’anagrafe.
L’altro, non potrebbe neanche andarlo a prendere a scuola o portare dal medico. L’articolo 29 parla di concetto di familiarità, che secondo l’Avvocatura civica investita da Giordani dell’incarico, si è però evoluto e comprende anche la procreazione medicalmente assistita eterologa, ossia quella che avviene utilizzando gameti donati da individui esterni alla coppia. Si punta tutto sulla tutela dei minori, per provare a difendersi da quello che la Procura definisce mero errore materiale.
Questo giustificherebbe la scelta del sindaco e gli atti firmati negli ultimi 6 anni, avendo lui cognizione piena (giuridicamente parlando) della scelta. «Agisco e continuerò ad agire in coscienza», chiude Giordani, «Sempre in attesa con decine e decine di colleghi sindaci che il Parlamento affronti la questione senza girarsi dall’altra parte e colmi questo gravissimo vuoto normativo che porta a inaccettabili discriminazioni le cui vittime incolpevoli sono soprattutto i più piccoli».
Alla Camera però è iniziato un percorso decisamente inverso. È stato approvato il disegno di legge per rendere la maternità surrogata un reato universale, estendendo anche ai genitori che la eseguono all’estero il divieto e le relative sanzioni che esistono già nel nostro Paese.
Ora tocca al Senato. I ricorsi della Procura avevano fatto molto discutere prima dell’estate e generato tanta mobilitazione. Molte erano state le manifestazioni in città, organizzate per esprimere la vicinanza alle famiglie coinvolte e il sostegno alla scelta del sindaco Giordani e della giunta di proseguire con le iscrizioni. Iscrizioni che, potenzialmente, adesso possono anche continuare fino ad un’eventuale proibizione da parte del tribunale.