Infermiera massacrata. La carriera a Treviso. «Poi ha voluto seguire l’uomo che amava e l’ha uccisa»
Cinquantuno anni e una nuova vita sotto il sole della Spagna insieme al compagno di cui era innamorata, finita però nel peggiore dei modi. Nicoleta Buliga Lupo aveva scelto di lasciare Treviso, suo figlio Emanuel e il suo lavoro da infermiera al san Camillo per inseguire il sogno di un amore che l’ha condotta alla morte.
Venerdì mattina è stata trovata cadavere, uccisa - probabilmente il mercoledì precedente - per mano di chi le aveva giurato amore eterno.
«Lei lo amava, e per amore si era trasferita in Spagna» ricorda chi la conosceva, «lui l’ha massacrata».
Una scelta d’amore
Di origine rumena, nata il 4 novembre 1971, è morta per le pugnalate inferte da Ioan Corbaceri, l’uomo che frequentava da un paio d’anni e per cui aveva scelto di abbandonare tutto. Lo scorso 29 giugno si era licenziata per raggiungerlo in Spagna, a Castellón de la Plana, comune di 170 mila abitanti a nord di Valencia. Una comunità che l’aveva accolta con calore e dove aveva già trovato lavoro come infermiera in una clinica locale, la casa di cura Vicente Vilar di Almassora.
La donna era arrivata a Treviso dalla Romania, dove si era formata, circa una ventina di anni fa, insieme all’ex marito Dumitru Lupo e al suo bambino Emanuel, che all’epoca aveva pochi anni.
Fino allo scorso giugno aveva vissuto in città, nel quartiere di Santa Maria del Rovere, a pochi passi dal cinema Edera e da piazza di Martiri di Belfiore.
Cinque anni fa si era separata dal marito, che le aveva lasciato l’appartamento al quarto piano dove avevano vissuto, per questo Nicoleta era conosciuta nel quartiere e presso la comunità rumena della città.
Professionista esemplare
Ma il suo volto era ancor più familiare tra i reparti del San Camillo, dove dal 2004 era stata strumentista di sala operatoria, una professionista stimata da medici e colleghi per la grande serietà e dedizione al lavoro.
In piena emergenza Covid, nell’aprile 2020, aveva lavorato per un periodo anche al Gris di Mogliano, per supportare il personale della casa di riposo nelle fasi più difficili della pandemia. Un periodo circoscritto al termine del quale aveva fatto rientro al San Camillo.
Dramma inatteso
Era una persona molto riservata, ma di carattere, sorridente con tutti e mai fuori luogo. Dopo la separazione dal marito si era completamente dedicata al lavoro, per permettere al figlio Emanuel, che oggi ha 26 anni, di laurearsi in ingegneria aerospaziale per trovare subito impiego come ingegnere alla Comas di Paese. Solo un anno fa ha deciso di presentare agli amici italiani il suo nuovo fidanzato, Ioan Corbaceri, un connazionale conosciuto in Spagna in occasione di un viaggio per andare a trovare sua sorella che vive nella penisola iberica da anni.
Una storia tranquilla per una coppia all’apparenza felice, ben vista da tutte le persone a lei vicine che, vedendola felice, l’hanno incoraggiata nella scelta di cambiare vita. Fino al tragico epilogo, con il ritrovamento del cadavere della donna, a fianco il corpo del suo assassino, esanime, impiccato. Il figlio una volta appresa la terribile notizia è partito con il padre alla volta di Castellón de la Plana. — l