Ricoverato in psichiatria, muore a 45 anni. Naso e zigomo rotto, emorragia cerebrale. «Vogliamo la verità»
Bruno Modenese. 45 anni, invalido civile di San Piero in Volta, è morto martedì pomeriggio all’ospedale civile con il naso e uno zigomo fratturati e un’emorragia cerebrale. Era entrato in ospedale per un ricovero in psichiatria, sabato sera. Vi è entrato con le proprie gambe.
I famigliari vogliono sapere cosa sia successo e hanno presentato un esposto in Procura. La pm Daniela Moroni ha aperto un fascicolo e oggi conferirà l’incarico per far svolgere l’autopsia. Il fratello Emanuele: «Per un intero giorno ci hanno nascosto la verità, non ce l’hanno fatto vedere, giustificandosi dicendo che aveva problemi di saturazione dell’ossigeno nel sangue e che lo avevano intubato. Aggiungendo, addirittura, che i valori stavano tornado alla normalità. Cosa è successo a mio fratello? Vogliamo la verità».
Oltre all’inchiesta della Procura, un’indagine interna è stata aperta dalla direzione sanitaria del Civile. Nell’esposto presentato in Procura dagli avvocato Renato Alberini e Augusto Palese si legge: «All’Ospedale Civile si era fatto trasportare volontariamente nella serata di sabato scorso in preda a sintomi di irrequietezza mentale e fisica. Da quel momento in poi i genitori, con i quali conviveva, non avevano avuto più sue notizie.
Il giorno successivo il padre si recava all’Ospedale, presso il reparto di psichiatria, per portare della biancheria al figlio, ma i sanitari non gli consentivano di vederlo e solo a metà mattinata gli veniva comunicato che Bruno era stato avviato al reparto di terapia intensiva dove era stato sedato, in quanto agitato e perché “respirava male”, ma tutto era sotto controllo e i familiari non avrebbero dovuto preoccuparsi, posto che il figlio era stato intubato e cominciava a saturare bene».
Domenica sera emerge la tragica realtà della situazione in cui si trova l’uomo. Infatti è ancora il padre a chiamare il reparto. Finalmente riesce a parlare con un medico e scopre che il figlio si trovava in gravissime condizioni, in stato di coma, e che c’era stato un arresto cardio-circolatorio. Il medico spiega al padre che per il figlio non c’è più nulla da fare.
Lunedì mattina al Civile ci vanno i due fratelli di Bruno. Si legge ancora nell’esposto: «Solo il lunedì dopo, i due fratelli, conferendo direttamente con i primari dei due reparti, potevano apprendere che il fratello, già al Pronto Soccorso, era stato contenuto e trattato farmacologicamente perché in severo stato di agitazione, cui era seguito un improvviso arresto cardiocircolatorio che costringeva i sanitari a rianimare l’uomo per ben 30 minuti, per poi intubarlo e ricoverarlo in Terapia Intensiva, dove arrivava in uno “stato di coma, senza farmaci e senza riflessi”.
E dove decedeva martedì sera - e ancora - .... lo stesso, dopo il ricovero, presentava una ingiustificata rottura del setto nasale, visibili segni di ecchimosi al volto e la frattura dell’osso zigomatico sinistro, con presenza, a seguito di TAC ed Angiotac, di emorragia cerebrale». Oggi l’incarico al medico legale di eseguire l’autopsia per chiarire le cause della morte di Bruno e cosa abbia procurato le gravi contusioni al volto e alla testa.