La crisi di piccole e medie imprese: in Friuli Venezia Giulia i fallimenti sono aumentati del 40 per cento
UDINE. Dopo un anno e mezzo di continua decrescita i fallimenti e le liquidazioni volontarie tornano ad aumentare. Nel primo semestre 2023 a livello nazionale si sono registrati 2.070 fallimenti, +1,5% rispetto allo stesso periodo del 2022, e 10.446 liquidazioni volontarie, impennate del +26,1%.
Chiusure che sono costate la perdita di 81.000 posti di lavoro e di oltre un miliardo di euro di valore aggiunto.
LO STUDIO
A dirlo è lo studio “Le chiusure di impresa nel primo semestre 2023 e gli impatti sull’economia reale” realizzato da Cerved, la tech company che aiuta le aziende e il Paese a gestire il rischio di credito e a crescere in maniera sostenibile.
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FVG MAGLIA NERA
A registrare l’aumento più significativo tra le diverse aree del Paese è il Nordest che vede i fallimenti balzare all’insù del +12,1% e all’interno del quadrante orientale la maglia nera va al Friuli Venezia Giulia, regione che si piazza al penultimo posto della classifica regionale, con una crescita delle procedure nel secondo quadrimestre dell’anno, rispetto allo stesso periodo 2022, del +40%.
In termini di variazione percentuale fa peggio solo il Molise, che sale dell’85%. La crescita a doppia cifra delle procedure registrate in Fvg nel periodo è in valore assoluto meno spaventosa di quello che potrebbe suggerire l’aumento percentuale.
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Nei primi 5 mesi dell’anno, secondo l’analisi di Diritto della crisi, i fallimenti e le liquidazioni giudiziali dichiarati al 31 maggio sono stati 47, 11 in più rispetto all’anno precedente.
Stabile il tribunale di Udine con 23 procedure, in calo del 18% quello di Pordenone (da 11 le procedure nei 5 mesi passano a 9), mentre evidenziano un significativo incremento i tribunali di Gorizia e Trieste, che passano rispettivamente da 1 a 4 a da 1 a 11.
PMI LE PIU' COLPITE
Tanto a livello nazionale che regionale a fallire di più sono state le piccole e medie imprese - non le piccolissime - che si rivelano sempre più in difficoltà, come già evidenziato nel 2022 dalla crisi di liquidità e dall’allungamento dei tempi di pagamento verso i fornitori, che spesso sfocia in ritardi e mancati pagamenti.
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A guidare i fallimenti sono soprattutto le ditte individuali (+27,7%), mentre le società di capitali fanno registrare nel complesso un lieve aumento (+0,3%), trainato in particolare dalla fascia di aziende tra i 2 e i 10 milioni di euro di fatturato (+44,8%).
INDUSTRIA E SERVIZI IN VETTA
I comparti più colpiti sono l’industria (+5,2%) e i servizi (+1%), in particolare prodotti da forno (+84,6%), alberghi (+50,0%), ingrosso costruzioni (+36%), servizi sanitari (+33,3%), lavorazioni meccaniche e metallurgiche (+24%), carpenteria metallica (+23,1%), servizi informatici e software (20,8%) e ristorazione (20,3%).
LE CAUSE
Banca d’Italia aveva già evidenziato come l’invasione russa dell’Ucraina abbia rappresentato un punto di svolta nelle relazioni internazionali, condizionando crescita, inflazione e scambi.
L’incertezza sull’evolversi del conflitto permane, le politiche monetarie continuano ad essere restrittive, l’inflazione è attesa in significativa flessione solo a fine 2024.
Se questo è il contesto, i numeri delle crisi aziendali, fallimenti e liquidazioni volontarie (in bonis), per Cerved riflettono cause diverse. I primi sono il risultato di un processo di deterioramento dei fondamentali finanziari, che avviene nel corso del tempo e quasi sempre è anticipato da una riduzione del giro d’affari dell’impresa.
Le seconde sono invece lo specchio più istantaneo del peggioramento delle aspettative imprenditoriali, dal momento che la chiusura in bonis è in genere legata a margini attesi non sufficienti a proseguire l’attività imprenditoriale.
CRISI E CONGIUNTURA
«Nel triennio 2020-22, gli effetti delle crisi e del rallentamento congiunturale non si sono tradotti in un aumento delle uscite dal mercato e delle chiusure di impresa, che hanno registrato sei trimestri consecutivi di riduzione mantenendosi su livelli ampiamente inferiori al pre-Covid - commenta Andrea Mignanelli, Ad di Cerved -. Tuttavia, i dati del 2023 fanno emergere una chiara inversione di tendenza.
L’impennata dell’inflazione e il conseguente forte rialzo dei tassi di interesse, si è manifestata in modo asimmetrico sulle imprese.
Intercettare tempestivamente segnali di allarme e gestire situazioni di crisi, avvalendosi di dati, algoritmi predittivi e tecnologia, è sempre più fondamentale».