Varsavia: “Basta armi a Kiev, dobbiamo difenderci”. Al centro il nodo del grano ucraino, ma i due Paesi annunciano negoziati
Un colpo duro per gli alleati della Nato e soprattutto per il governo di Kiev, che vede così sfumare il supporto di uno dei suoi principali sostenitori nella lotta all’invasione di Mosca. Il premier polacco Mateusz Morawiecki, in un’intervista televisiva, ha dichiarato che la Polonia – che, come l’Ucraina, si sentiva accomunato dalla minaccia russa – non trasferirà “più armi a Kiev perché ora ci stiamo armando noi, dobbiamo difenderci“. Parole inattese poche ore dopo che Varsavia aveva convocato “d’urgenza” l’ambasciatore ucraino per protestare contro l’attacco di Zelensky, che, nell’intervento alle Nazioni Unite, aveva puntato l’indice contro alcuni paesi per i quali la solidarietà al suo Paese è solo “teatro politico“, mentre con le loro azioni “preparano il terreno alla Russia“. Per quanto però la situazione si presenti tesa, Kiev ha annunciato che “nei prossimi giorni” i due Paesi discuteranno della controversia e che mantengono “relazioni strette e costruttive” su questa questione. “I prossimi negoziati si svolgeranno nei prossimi giorni, durante i quali verranno discusse le questioni preparate da entrambe le parti”, ha dichiarato il ministero dell’Agricoltura ucraino in un comunicato, annunciando una telefonata tra i ministri dell’Agricoltura polacco e ucraino, rispettivamente Mykola Solsky e Robert Telus. I due, sottolinea il comunicato, “hanno discusso della situazione, nonché della proposta dell’Ucraina per una soluzione, e hanno concordato di trovare una soluzione che tenga conto degli interessi di entrambi i paesi. Le parti hanno confermato i rapporti stretti e costruttivi che hanno ripetutamente dimostrato e, tenendo conto di ciò, hanno concordato di elaborare nel prossimo futuro un’opzione di cooperazione sulle questioni relative all’esportazione”.
La minaccia dello stop agli aiuti legata alla decisione sul grano – “L’Ucraina – ha detto ancora il primo ministro polacco – si sta difendendo da un brutale attacco da parte della Russia, e capisco questa situazione, ma, come ho detto, difenderemo il nostro Paese“, ha detto quando il giornalista gli ha chiesto del sostegno militare e umanitario di Varsavia a Kiev nonostante le tensioni sul grano. Da mesi infatti le relazioni polacco-ucraine si erano notevolmente complicate a causa dell’embargo imposto da Varsavia sull’import di grano di Kiev. Il governo polacco vuole tenere fuori dai propri confini le sementi ucraine per proteggere i propri agricoltori, che costituiscono un importate base elettorale per l’attuale partito di governo. Tensioni che si sono accentuate dopo la decisione della Commissione europea di non estendere le restrizioni all’importazione del grano di Kiev e il rifiuto di Polonia, Slovacchia e Ungheria di far cadere il divieto. La questione ha aperto lo scontro diplomatico tra Kiev e Varsavia, col portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Oleg Nikolenko, che ha pubblicato su Facebook un resoconto dell’incontro avuto dall’ambasciatore ucraino in Polonia con le autorità locali. Secondo Nikolenko il rappresentante della diplomazia di Kiev “ha chiarito ancora una volta la posizione ucraina sull’inaccettabilità del divieto unilaterale polacco di importazione di grano ucraino”. “Esortiamo i nostri amici polacchi a mettere da parte le emozioni – ha aggiunto – la parte ucraina ha offerto alla Polonia un modo costruttivo per risolvere il problema del grano. Ci aspettiamo che i nostri suggerimenti diventino la base per un dialogo costruttivo”.
La decisione dell’Europa, la campagna elettorale e l’adesione di Kiev all’Ue: cosa c’è dietro la battaglia sul grano – La diatriba sul grano avviata tra Kiev e Varsavia, apre uno scontro anche in seno all’Unione europea e che finirà sul tavolo del Wto. Tutto ha origine con la decisione annunciata da Bruxelles venerdì scorso di revocare le misure che vietavano l’immissione sul mercato di grano, mais, colza e semi di girasole provenienti dall’Ucraina in cinque Stati membri dell’Ue: oltre alla Polonia, anche Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria. Il provvedimento, introdotto lo scorso aprile e prorogato a giugno fino al 15 settembre, era stato adottato dall’Ue in risposta alle strozzature logistiche e agli accumuli di grano che avevano provocato distorsioni nel mercato dei cinque Paesi dell’Est Europa. Distorsioni che, secondo la Commissione europea, sarebbero ora “scomparse” rendendo “non più necessarie” le restrizioni temporanee varate in precedenza. Tanto più che Kiev si è impegnata a introdurre eventuali provvedimenti correttivi entro 30 giorni per evitare eventuali distorsioni di mercato.
“Una decisione che desta delusione e preoccupazione”, aveva commentato Varsavia, che insieme a Budapest e Bratislava ha prorogato in via unilaterale il divieto ai cereali ucraini, peraltro allungando la lista delle merci sotto embargo. Una mossa, quella del premier polacco Morawiecki, che punta a mobilitare il voto delle campagne, decisivo per vincere le elezioni del 15 ottobre. Ma sul tappeto c’è anche una questione che va al di là delle contingenze elettorali ed è collegata alla futura adesione di Kiev all’Ue. “Le restrizioni al grano non sono che il primo passo in questa direzione”, hanno osservato fonti polacche, sottolineando la necessità di adottare “nuovi strumenti” per impedire che la loro agricoltura soccomba nella competizione con quella ucraina.
La risposta di Kiev non si è fatta attendere. Il governo ucraino ha annunciato di aver intentato una causa presso la World Trade Organization contro i suoi tre vicini (Polonia, Slovacchia e Ungheria). “È di fondamentale importanza per noi dimostrare che i singoli Stati membri dell’Ue non possono vietare le importazioni di prodotti ucraini”, ha dichiarato il ministro dell’Economia ucraino Yulia Svyrydenko in un comunicato. “Per questo motivo stiamo intentando una causa contro di loro”.
La battaglia sul grano ucraino è arrivata fin nelle stanze di palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea, dove il commissario all’Agricoltura, il polacco Janusz Wojciechowski, ha chiesto alla presidente Ursula von der Leyen di ripristinare il divieto alle esportazioni di grano dall’Ucraina. Parole, tagliano corto dalla Commissione, che esprimono “un’opinione personale”, e su cui lo stesso Wojciechowski è stato poi costretto a fare marcia indietro, invocando “il giusto equilibrio” tra il sostegno all’economia ucraina e la necessità di affrontare le preoccupazioni degli agricoltori del suo Paese. In questo ginepraio, Roma si è proposta come mediatrice tra le parti. Una posizione espressa dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida in occasione della discussione sul dossier avvenuta in occasione della riunione del Consiglio Ue.
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