L’infanzia nel Treviso da attaccante, poi in porta nel Liapiave: ecco la storia di Ivan Provedel
«Qui c’è un bimbo che sognava, che sogna e che continuerà a sognare».
Così Ivan Provedel sui social, sotto alla carrellata di immagini che immortalano il suo gol al 95’ durante Lazio-Atletico Madrid che è valso il pareggio per 1-1 dei biancocelesti.
Una rete all'esordio assoluto in Champions League è il sogno di tutti ma è solo l’ultimo capitolo di una vita da predestinato che ha fatto due tappe importanti nella Marca.
Tra il 2006 e il 2008 Provedel è nel settore giovanile del Treviso, arruolato come attaccante (infatti il gol è da bomber di razza).
E tra il 2009 e il 2010, abbandonando la strada dei vivai di squadre professionistiche, ha deciso di ripartire da zero tra le fila del LiaPiave ma con i guantoni per inseguire il suo sogno.
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Gli insegnamenti di nonna Lidia, la forza di mamma Elena e l’esempio di papà Venanzio
Alle spalle del classe ‘94 Provedel c’è una famiglia che ha sempre sostenuto i desideri del figlio.
«L’emozione non si può descrivere perché c’è tanto a monte, un lungo percorso di cose belle e brutte. Mi aveva detto che avrebbe voluto fare un altro gol dopo quello segnato con la Juve Stabia nel 2020», commenta la madre Elena Kalinina di origine russa e ora a Oderzo.
Il padre Venanzio, mancato nell’estate del 2016, è un mentore e Provedel gioca le partite con una maglietta con scritto “Nancio” per portarlo sempre con sé.
«Suo padre aveva un’attività e lavorava in fabbrica anche sabato e domenica con i suoi operai - continua la madre Elena - La nonna russa, quando Ivan era piccolo, parlava della storia e della cultura della Russia, a livello sportivo il portiere Jašin era un orgoglio per la nazione (ed era amico del nonno, ndr).
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La mia famiglia ha insegnato i principi di base: la serietà, l’impegno e il non mollare mai. Il nostro sogno era che Ivan diventasse medico, lo sport serviva per amplificare i valori di imparare a stare in un gruppo, saper perdere e diventare maturo.
Quando Ivan è andato all’Udinese, abbiamo capito che quella di fare il portiere era la sua strada»
Fino ai 15 anni Provedel ha giocato come centravanti nonostante desiderasse fare il portiere.
«Il suo idolo era Toldo, era rimasto affascinato dalle sue parate agli europei del 2000 - continua Elena - Ammirava la sua personalità e la tecnica. Gli compravo le videocassette in edicola e lui guardava il portiere, nonostante fosse attaccante.
Faceva mettere le scarpe grandi da ginnastica alla nonna, poverina, lei calciava e lui imitava Toldo. Fin da piccolo ha allenato molto la personalità, un altro suo idolo è Ibrahimovic».
Provedel è un uomo che nei momenti di difficoltà ne esce ancora più forte. «Mia madre Lidia gli ha insegnato a combattere per realizzare i sogni - Quando a Empoli si è rotto la tibia sembrava finito.
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Eppure lui, con le stampelle, mi diceva che voleva andare in serie A nonostante fosse una riserva in serie B. Nemmeno io ci credevo. Lo Spezia di mister Italiano ha creduto in lui, lo ha voluto a tutti i costi anche se c’erano altri portieri svincolati. Ora fa gol in Champions League con la Lazio. In Russia è considerato un russo fanno il tifo per lui con orgoglio. Mi hanno chiamato da Mosca e da Volvograd amici e parenti.”
Il Provedel attaccante del Treviso
Il “vizio” del gol non è nuovo, Provedel aveva già segnato il 7 febbraio 2020: giocava alla Juve Stabia e in trasferta ad Ascoli ha messo a segno il 2-2. Le doti di attaccante devono essere ricercate a Treviso, tra il 2006 e il 2008 ha militato nel settore giovanile biancoceleste: “Giocava come attaccante e avrebbe avuto buone prospettive - spiega Silvano Colusso, all’epoca era il responsabile del vivaio biancoceleste - Lo andavo a prendere ad Azzano Decimo, in Friuli, per portarlo negli allenamenti.
Voleva giocare in porta, non c’era posto ma durante la settimana di allenamenti andava spesso tra i pali. C’è un po’ di Treviso in quel gol segnato contro l’Atletico Madrid».
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«Lo facevo giocare io, centravanti ma lo facevo giocare io ed ora lo vedo in tutti i giornali - è la voce di mister Rinaldo Cavasin, allenatore di Provedel ai tempi del Treviso - Quasi subito però ha cominciato a giocare in porta, è stata la sua fortuna. Un ragazzo umile e bravo, proveniente da una bella famiglia. Spero di sentirlo presto per fargli i complimenti».
Nello staff tecnico del settore giovanile biancoceleste c’era anche Maurizio Zago: «Era una bella punta, voleva giocare in porta ma da noi non c’era posto e abbiamo continuato con i due portieri del ‘94 che avevamo all’epoca. Avevamo visto che stava bene in porta. Era anche bravo, lo volevamo confermare come attaccante ma lui voleva cambiare ruolo. Aveva qualità e tecnica anche da attaccante ma effettivamente aveva ragione lui, a volte bisogna ascoltare bene i ragazzi.
Lo abbiamo anche provato tra i pali, abbiamo visto che aveva delle qualità ma lui è andato da un’altra parte. È un bravissimo ragazzo, sono molto contento per la strada che ha fatto perché se lo merita».
Da Treviso a La Spezia l’ha visto crescere Stefano Daniel, prima nel settore giovanile biancoceleste e poi nello staff di mister Luca Gotti con i bianconeri, poco prima del passaggio di Provedel alla Lazio: «Era un attaccante nei giovanissimi nazionali. Avrebbe avuto una buona prospettiva, si è ritrovato le qualità di giocatore di movimento con la gestione della palla con i piedi. Il suo desiderio e la sua passione l’hanno portato in serie A come portiere, a volte noi addetti ai lavori dobbiamo ascoltare i ragazzi. L’ho rivisto lo scorso anno per un paio di mesi: è un grande professionista, sa abbinare la parata con il gioco con i piedi»
Il Liapiave lancia Provedel portiere
Il merito di aver lanciato Provedel come portiere è del LiaPiave. A scoprirlo il preparatore dei portieri Renzo Zanet: «Nel giugno 2009 l’ho visto allenarsi tra i pali a Oderzo, l’ho filmato per due giorno e studiato di notte. Aveva i numeri, non l’opinione, e tutte le caratteristiche per fare bene.
Ne ho parlato con il direttore e l’abbiamo portato a San Polo. Ha fatto provini con Atalanta e Milan, nessuno lo voleva. Ho richiamato l’attenzione dell’Udinese, avevo detto al presidente del LiaPiave Ongaro che non poteva rimanere con noi. Abbiamo giocato in Friuli ed è stato notato. Ogni volta che mi vede mi dice sempre se sono stato l’unico a credere in lui».
«Nella nostra sede ci sono le maglie indossate e autografate da Provedel, il suo ricordo è sempre vivo - commenta Silvano Ongaro, presidente del LiaPiave - Quando può si collega alle nostre serate. Ragazzo a modo, educatissimo e soprattutto determinato».
Provedel ha giocato per un anno con gli allievi provinciali, suo amico e capitano era il difensore classe ‘93 Filippo Mattiuzzo, ora nella segreteria del LiaPiave: “Ho visto il suo gol e non ho dormito dall’emozione.
Era un giocatore più maturo di noi e di un altro livello mentale, arrivava prima di tutti noi.
Sapeva fin da piccolo dove voleva andare e ci è arrivato. Lui è sempre rimasto Ivan prima di essere Provedel».
«Ha fatto il girone di andata nella squadra B dei ‘94, nel ritorno lo abbiamo portato nella squadra A dei ‘93 che aveva un solo portiere - chiude Claudio Pollesel, allenatore di Provedel al LiaPiave - Prima della finale del campionato mi ha chiesto di far giocare l’altro estremo difensore, un classe ‘93, perché era arrivato prima di lui e perché ero stato chiamato dall’Udinese: esempio di umiltà. Dopo la rete con la Lazio, gli ho scritto che nemmeno Del Piero ha fatto gol all’esordio in Champions League: resterà nella storia».
Gli anni al Pordenone
A gustarsi la prodezza di Provedel anche l’ultimo tecnico che l’ha allenato da attaccante, ovverosia Stefano Bozzo. Al tempo, nel 2009, era il trainer dei giovanissimi regionali del Pordenone. Il ragazzo di Pasiano giocava in coppia con Riccardo Dose, anche lui classe 1994, diventato poi punta del Fiume Veneto/Bannia ma soprattutto star del web come youtuber, instagrammer, attore e cantante. “Ivan – ha raccontato Bozzo – arrivava dal Treviso. A fine stagione mi aveva chiesto più volte di giocare in porta, io gli avevo risposto di no, perché altrimenti mi avrebbero mandato a casa. La sua cocciutaggine però l’ha portato a prendere parte nell’estate successiva ad alcuni stage da portiere e passare poi al Liapiave”. Mister Bozzo ha però voluto sottolineare che Provedel era un ottimo attaccante: “Aveva grandi capacità, vedeva la porta ed era forte fisicamente: una vera e propria prima punta” – ha spiegato, tanto che Ivan realizzò 27 reti. Una sola stagione tra i ramarri, per il ragazzo di Cecchini, quella del 2008-2009. Prima la parentesi al Treviso e quella al Visinale.
Le parole di Gasperini
«Nel gol di Provedel c’è la bellezza del calcio, una cosa incredibile, un’emozione pazzesca, immagino la gioia di tutto l’ambiente, ma soprattutto di Provedel che, tra l’altro, ha fatto un gol meraviglioso con un stacco da grande colpitore di testa, è stata una grande emozione per noi, figuriamoci per loro». Con queste parole, ai microfoni di Sky Sport, il tecnico dell’Atalanta, Gian Piero Gasperini, commenta la rete del portiere della Lazio, Ivan Provedel, nel finale del match in Champions, all’Olimpico, contro l’Atletico Madrid. «Ha fatto un gol da attaccante vero, complimenti«, ha sottolineato ancora Gasperini.
L’eredità di Rampulla
«Ricordo vagamente quella giornata di trentuno anni fa quando capitò a me, fu una giornata incredibile. Il giorno dopo tutti i giornalisti del mondo mi chiamavano e mi invitavano alle trasmissioni, il gol veniva riproposto ovunque nonostante non ci fosse ancora internet: quindi immagino cosa possa provare Provedel nel rivedersi». Ex storico portiere della Juventus, Michelangelo Rampulla ha visto in tv il gol con il quale ieri Ivan Provedel ha regalato il pareggio della Lazio in Champions contro l'Atletico Madrid e ha rivissuto l'emozione di 31 anni fa quando, il 22 febbraio del 1992, fu lui a segnare un gol che significava il pareggio della sua Cremonese contro l'Atalanta. Fu il primo portiere italiano a realizzare una rete su azione. «Credo che Provedel abbia fatto un bellissimo gol con un inserimento con i tempi perfetti da attaccante puro. Lo ha voluto fortemente perché è rimasto in area sul secondo cross dimostrando di crederci», ha aggiunto Rampulla, che ora è preparatore dei portiere della Salernitana. «Penso sia stata un'emozione indescrivibile fare gol all'ultimo minuto sotto la curva e in una partita di Champions contro una squadra importante come l'Atletico Madrid. Dopo tutta la partita trascorsa in porta a cercare di evitare di prendere gol essere riuscito a farlo è qualcosa di unico», ha aggiunto. Infine una valutazione tecnica: «Il ruolo del portiere negli ultimi anni è cambiato molto e viene richiesta una grande partecipazione al gioco - ha concluso - Personalmente mi piace molto il calcio di adesso e questo modo di giocare. Purtroppo è arrivato troppo tardi e ho fatto solo gli ultimi anni di carriera in questa situazione, a me piaceva giocare a calcio quindi apprezzo molto questo stile di gioco».
L’assist di Luis Alberto
Il il centrocampista della Lazio Luis Alberto dopo il pareggio contro l’Atletico Madrid in Champions League. «Sono molto felice anche per Provedel, dopo tanti gol subiti e palloni parati, ha fatto gol. Mi ha detto che aspettava il mio assist ed è andato per colpire di testa».
I media di mezzo mondo: "Eroe"
Sui media di mezzo mondo il protagonista assoluto della prima giornata di Champions League è Ivan Provedel. Dall'Equipe, alla Bbc ma anche sulla Cbs e sui più esotici Times of India o Free Malasya Today l'impresa dell'estremo difensore italiano viene celebrata come una storia incredibile e romantica. Se ne è resa conto anche la Uefa che ha dedicato a Provedel un post sui social, definendolo «eroe». «È una notte che ricorderò per tutta la vita», ha commentato poi con semplicità L'italiano è il quarto estremo difensore ad aver realizzato un gol in Champions, il secondo su azione dopo il turco Sinan Bolat. Oltre a loro due, in rete ma su rigore sono andati anche Jorg Butt (tre reti tra il 2000 ed il 2009) e Vincent Enyeama (nel 2010). Il gol di Provedel ha riportato alle mente l'impresa che 31 anni realizzò Michelangelo Rampulla. Dopo di lui, tra gli italiani, hanno provato l'emozione del gol su azione altri tre portieri. Massimo Taibi nel 2001 segnò il pareggio casalingo della Reggina contro l'Udinese facendo esplodere il Granillo. Marco Amelia nel 2006 realizzò l'1-1 del Livorno a Belgrado in Coppa Uefa. Del 2007 il gol di Alberto Brignoli con il Benevento a San Siro contro il Milan. All'estero ci sono stati numerosi portieri che calciavano rigori e punizioni. Uno, poi, ha giocato era schierato sia come portiere che come attaccante: il messicano Jorge Campos.