Ivrea, il 94% dei dipendenti del Ciac arriva in auto. Chiantore: «Serve il raddoppio selettivo della ferrovia»
IVREA. Il 94% dei dipendenti del Ciac, per raggiungere le tre sedi di Rivarolo, Ivrea e Valperga, utilizza l’automobile. Nelle residuali percentuali rimanenti è più rilevante la fetta di chi raggiunge a piedi la scuola, rispetto a quella di chi prende un bus. I dati snocciolati dalla direttrice Cristina Ghiringhello, parlano. A fianco a lei siede la presidente di Osai, Mirello Ferrero, che racconta come la prima domanda che le fanno gli investitori è «Come fate voi ad attrarre personale?», subito dopo aver notato quant’è bello lavorare a Parella, sulla pedanea canavesana, a due passi dalla Valchiusella.
Confindustria Canavese s’interroga sulla sfida della mobilità, vista come un tema cardine per lo sviluppo del territorio. E lo fa con una platea altamente qualificata, che vede tra i presenti il presidente di Confindustria Valle d’Aosta, Francesco Turcato, rappresentanti della Regione, come i consiglieri Andrea Cane e Alberto Avetta, di Città metropolitana, come il vice sindaco Jacopo Suppo e la consigliera Sonia Cambursano, la presidente dell’Agenzia per la mobilità, Cristiana Bargero, oltre a sindaci, sindacalisti, imprenditori e amministratori del territorio. Dove molti, però, hanno tardato non perscarsa attenzione al tema, ma perché hanno trovato l’autostrada A5 bloccata. I lavori infiniti a cui è sottoposta la tratta, uniti a un Clio blu che si è fermata, hanno creato il cortocircuito.
Il presidente di Confindustria Canavese, Paolo Conta, parla di una sfida con due variabili: la prima è quella della transizione energetica, che con l’elettrico impatta direttamente sulle imprese, la seconda è quella del lavoro che si svolge sempre più in modalità remota, mentre i giovani soprattutto in città riescono a fare a meno dell’auto di proprietà. Il sindaco Matteo Chiantore porta sul tavolo il problema di giudici, insegnanti e medici che non vogliono venire a lavorare sul territorio, proprio per la questione della mobilità. «Ci devono aiutare gli enti sovraordinati - spiega -: un raddoppio selettivo della tratta Torino-Ivrea, a valle e a monte di Caluso, combinato con l’elettrificazione potrebbe connetterci con il sistema metropolitano e lì avremmo risolto molti dei nostri problemi. C’è poi la sfida della mobilità sostenibile: mamme, studenti, lavoratori, ci chiedono di poter spostarsi in bici in sicurezza».
L’assessora alle Pari opportunità Gabriella Colosso spiega che sulla mobilità è necessario considerare i «bisogni femminili, garantendo accessibilità e sicurezza. L’accesso a trasporti economici è uno dei tanti ostacoli all’occupazione femminile». Perché «il modo di muoversi delle donne che segue modelli frammentati, fatti di piccoli spostamenti legati alle necessità del lavoro di cura o a forme lavorative part-time. Le donne impiegano più tempo e denaro per spostarsi e vanno incontro a molestie quando utilizzano i mezzi di trasporto».
Particolarmente accorato l’intervento di Gianni Ambrosio, responsabile della Cgil di Ivrea e rsu Filt Cgil in Gtt, che a proposito di studenti, mette l’accento sulla questione della «programmazione, perché ai tempi della ex provincia il sindaco di Ivrea riuniva i presidi delle scuole e sentiva le esigenze. Ci sono circa 40 corse che vanno verso la zona del Biopark industry e della Osai, anche qui: basta mettersi d’accordo. Inoltre ci sono 104 aziende di trasporto pubblico in Piemonte: sono troppe, bisogna aggregare».