Accoglienza a Belluno, siamo alle brandine. Il prefetto: «Serve più umanità»
«Avevo messo in conto che qualche sindaco non sarebbe stato disponibile, per questo ho chiesto al Capi (Centro assistenziale di pronto intervento) di mandarci trenta brandine per l’accoglienza dei migranti. Ora cerchiamo un locale coperto dove metterle: possono essere palestre o caserme in disuso. Ho chiesto anche al nuovo comandante del Settimo Alpini se ci fossero degli spazi da utilizzare a questo scopo, ma mi ha riferito che le caserme sono tutte operative, così la mia ricerca continuerà tra i sindaci ma anche tra le associazioni di categoria».
Il prefetto di Belluno, Mariano Savastano, spiega il grande lavoro che la Prefettura sta svolgendo per reperire in provincia nuovi alloggi per i migranti. Un lavoro che, come definisce lo stesso rappresentante del governo, «è un “work in progress”».
Signor prefetto qual è il suo obiettivo?
«Arrivare in breve tempo ad avere a disposizione 450 posti per poi giungere a 500. Consideriamo che l’anno scorso i posti per l’accoglienza in provincia erano 250 e ora sono più di 350. Ma soprattutto ricordiamoci che nel 2016-2017 qui erano stati accolti 700 profughi. Quindi la provincia ha la capacità per ospitarli, anche se ora notiamo qualche defezione».
Qual è la situazione oggi in provincia?
«La conosciamo tutti: migliaia di migranti sbarcano tutti i giorni sulle nostre coste da dove vengono distribuiti in tutte le Regioni. Quindi il flusso di migranti è continuo, costante e in aumento».
E a Belluno quali sono i numeri?
«Mercoledì ci hanno assegnato quattro donne e oggi (ieri per chi legge, ndr) nove uomini. In un batter d’occhio ci siamo trovati con 13 profughi da sistemare. Visto che il flusso è continuo, ho voluto incontrare sindaci, cooperative che già operano con noi e quelle che non lo fanno, associazioni di categoria, Croce Rossa, diocesi con la Caritas e anche il nuovo comandante del Settimo Alpini. Ho veramente voluto incontrare tutti».
A tutti avrà chiesto nuovi alloggi per l’emergenza...
«Ho rivolto a tutti l’appello per fare il possibile e anche di più per non subire passivamente questa ondata migratoria, che va gestita con razionalità, dimostrando umanità. Sono alla ricerca di strutture e da alcuni sindaci, da coop e dalla Caritas ho trovato delle aperture. Ci sono delle proposte che arrivano dalla coop Sviluppo&Lavoro in Valbelluna che potrebbe avere presto un appartamento nuovo a disposizione e da Dumia a Feltre che nel giro di qualche settimana potrebbe ampliare i posti a disposizione. Ma anche la Caritas sta verificando le sue disponibilità. Nel giro di qualche settimana potremmo avere 20-30 posti in più a disposizione».
Se non si trovano posti, c’è il rischio che i migranti restino per strada?
«Stiamo facendo di tutto per garantire a chi arriva qui una sistemazione. Alle quattro donne arrivate mercoledì abbiamo trovato un B&B, ma nel giro di pochi giorni saranno trasferite in un appartamento che il comune di Soverzene sta sistemando. Abbiamo anche allestito una tenda grazie alla Croce Rossa. Tenda che stiamo dotando di elettricità e servizi. Ho scritto anche all’assessore Bottacin per avere un bagno chimico da sistemare vicino alla tenda».
Ma lei non era contro le tendopoli?
«Io non voglio tendopoli. Questa, che potrà contenere otto persone, sarà soltanto una stazione di transito per 24-48 ore. Quando non sappiamo dove metterli, accogliamo i migranti nella tenda in attesa di una sistemazione più idonea. E non escludo che già stasera (ieri sera per chi legge, ndr) qualcuno possa già entrarci».
I sindaci, però, non sembrano troppo intenzionati ad aiutare. Almeno una parte dei 61...
«Ho chiesto ai primi cittadini di accogliere un migrante ciascuno in alloggi comunali o parrocchiali o in B&B. Ma ho registrato una scissione: da un lato la trentina di amministratori che sta già accogliendo chiede che anche gli altri Comuni facciano la loro parte, dall’altro i comuni che dicono che non possono o non vogliono ospitare. Io non posso nè voglio impormi. Ma, visto che siamo in democrazia, posso chiedere a tutti una mano. Certo, quanti più rifiuti ci saranno, tanto più difficile sarà accogliere i migranti. Sono ottimista: qualcosa si muoverà».
Se l’immaginava una divisione così tra amministratori?
«Non posso soffermarmi su divisioni o altro, devo risolvere questo problema facendo di tutto, anche se ho fatto presente ai sindaci che il flusso comunque non si ferma. Tanti sindaci ci stanno aiutando. Pur nelle mille difficoltà del momento che non posso negare, sono fiducioso che il sistema provinciale darà risposte positive».
Avete chiamato anche le associazioni di categoria al tavolo: quale lo scopo?
«Non voglio solo accogliere i profughi, li voglio anche inserire nel mondo del lavoro. Per questo ho chiamato industriali, artigiani e commercianti per redigere per ogni migrante una scheda che raccolga le loro competenze. Le schede saranno girate alle imprese che potranno così attingere anche a questo bacino di manodopera. Se queste persone lavoreranno, dopo qualche mese saranno in grado di badare a loro stessi e in questo modo potranno liberare dei posti di accoglienza».
Anche le coop faticano a farsi avanti per gestire l’emergenza. Forse ci vogliono più risorse...
«Al governo ho chiesto più risorse ma anche una maggiore semplificazione delle procedure: in emergenza più sono semplici, più si è efficaci. E credo che il Ministero abbia recepito le richieste, perché sta elaborando un nuovo capitolato dove l’iter sarà più snello».