In Friuli Venezia Giulia sono 180 mila le abitazioni vuote: in 50 anni il numero delle case è raddoppiato
UDINE. Sono 180 mila le case che in Friuli Venezia Giulia non sono abitate, su un patrimonio edilizio complessivo che conta 730 mila immobili.
È questo uno dei dati più importanti che emerge dal report della Filca (Federazione italiana lavoratori costruzioni e affini) della Cisl regionale commissionato ai ricercatori Francesco Peron e Stefano Dal Pra. Uno studio che verrà commentato e analizzato nel corso del convegno e tavola rotonda che si svolgerà a Palmanova (venerdì 22 settembre) dal titolo “Il Friuli Venezia Giulia, tra passato, presente e futuro. Criticità, opportunità e sinergie”, con lo scopo di trovare soluzioni adatte e lanciare proposte per riconvertire tutte queste case abbandonate e adeguarle dal punto di vista della transizione energetica. Un lavoro complesso e una sfida importante, che potrebbero impegnare risorse e imprese nell’arco dei prossimi 10 anni.
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Le cifre
Dal 1971 al 2021 il numero di abitazioni in regione è quasi raddoppiato, passando da 420mila a 730mila unità immobiliari, concentrate in massima parte sul territorio udinese (335mila 223).
A Trieste e Pordenone c’è la percentuale più alta di case occupate stabilmente, mentre fanalino di coda è la provincia di Udine, con appena il 71,6% di occupazione, con percentuali che vanno sotto il 50% in molti Comuni della montagna, sia in Carnia che in Valcanale e Canal del Ferro.
Si tratta, tuttavia, di una crescita sbilanciata perché il peso delle abitazioni non occupate è passato da 1 casa su 10 (11,3%) a quasi 1 ogni 4 (23,7%). Appena una dozzina di anni fa, nel 2011, le case costruite erano 676 mila e quelle occupate 536 mila, con un “differenziale” di 130 mila abitazioni che all’epoca risultavano non occupate.
È chiaro – sottolinea il segretario della Filca Cisl Gianni Pasian – che di fronte a questi dati si pone la domanda se oggi come oggi sia più utile costruire o invece ristrutturare, anche a favore del social housing, dando così nuova vita alle 173mila case non occupate in regione, fornendo al contempo alloggi accessibili a persone e famiglie non in grado di permettersi una casa stabile e sicura al costo di mercato
Superfici ed età delle case
Il classico appartamento con due camere da letto e due bagni, tra gli 80 e i 99 metri quadrati, è la tipologia di abitazione standard in Friuli Venezia Giulia.
Il 23,9% delle case infatti rientra in questo range di superficie, seguito dall’immobile un po’ più piccolo, tra i 60 e i 79 metri quadrati, con il 19,6% dell’intero patrimonio edilizio. I classici tricamere e due bagni, cioè appartamenti tra 100 e 119 metri quadrati rappresentano il 17,5% del totale, mentre quelli più grandi tra 120 e 149 metri quadrati (quadricamere o attici) sono il 13,4%.
Le ville e villette, con superfici di 150 e più metri quadrati sono una fetta non indifferente, pari al 13,7%. Abitazioni più piccole, tra i 50 e i 59 metri quadrati rappresentano il 6,3% dello stock complessivo, mentre quelle tra 40 e 49 metri quadrati sono il 4,1%.
Monolocali tra 30 e 39 metri quadrati sono solo l’1,5% e infine le mini abitazioni, quelle che si trovano spesso nelle metropoli, che arrivano al massimo a 29 metri quadrati, sono appena lo 0,1%. Se parliamo di epoca di costruzione delle case le sorprese, negative, non mancano. A Trieste, per esempio, il 23,4% degli immobili, cioè quasi uno su quattro, risale all’epoca austroungarica, prima del 1918. E non si tratta, chiaramente, solo di palazzi storici e di pregio, ma anche di tanti edifici vetusti, che scontano un secolo e più di vita e si vede. In provincia di Udine nella stessa situazione, cioè le case ante Prima guerra mondiale, sono il 10,8%, va meglio a Gorizia con il 9,9% e ancora meglio a Pordenone con l’8,7%.
Più del 40% delle abitazioni è stato costruito tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del secolo scorso, mentre le abitazioni recenti, dopo il 2000, in Friuli Venezia Giulia sono il 9,4%, con Pordenone che fa meglio di tutti e arriva al 13,3% e Udine che si ferma al 10,1%. Infine il numero di occupanti. Una casa su tre, per la precisione 33,7%, è abitata da una sola persona: per lo più anziane vedove, oppure giovani single. Un altro 30% di case è occupato da due persone, marito e moglie, fidanzati conviventi, madre e figlio, padre e figlio. Il 19,1% delle abitazioni accoglie 3 persone (famiglia con un figlio), il 12,8% 4 componenti, appena il 2,9% ospita un nucleo di 5 residenti, mentre in appena una casa su 100 vivono sei persone o più.
Le prospettive
Che cosa fare dunque del patrimonio edilizio del Friuli Venezia Giulia con il declino e l’invecchiamento della popolazione, con l’edilizia che stenta a trovare manodopera qualificata, addetti che se ne andranno in pensione e micro imprese che fanno fatica a stare sul mercato? U
na delle strade proposte dalla Filca Cisl è quella di volgere uno sguardo alle case sfitte da ristrutturare e magari al social housing, vale a dire progetti il cui fine è garantire l’accesso alla casa alle persone ritenute più fragili, non solo dal punto di vista economico. Accanto al dato demografico a determinare le politiche abitative dovrebbe essere anche il quadro mutevole dei nuclei familiari: si stima, infatti, che da qui a 20 anni, le persone sole cresceranno di 5 punti percentuali, mentre rimarranno stabili le coppie senza figli e diminuiranno quelle con figli. Le persone sole già ad oggi rappresentano il 34,1% (pari a 390mila 739) e nel 2041 sfioreranno il 40%.