Cadavere legato, bendato e appeso sulla Gvt a Trieste: aperte tutte le ipotesi, ecco cosa sappiamo finora
TRIESTE Domenica sera a Trieste, dopo un’intera giornata di indagini, niente è ancora sicuro. Ma l’inchiesta sul cadavere trovato impiccato sul bordo del guardrail della Grande viabilità, poco dopo la galleria di Servola in direzione di Muggia, praticamente di fronte alla Ferriera, è riuscita a fare un passo avanti almeno sulla possibile identità di quel corpo: un senzatetto di mezza età, tra i cinquanta e i sessant’anni, di origine iraniana.
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Il resto è ciò che hanno visto sul posto gli investigatori fin dal primo mattino: una salma con una corda al collo legata sulla ringhiera di ferro che costeggia il guardrail, penzoloni sulla scarpata. Gli occhi bendati, le mani e i piedi legati. La corda al collo era assicurata all’inferriata con altre cinghie.
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Il ritrovamento
Il cadavere è stato rinvenuto attorno alle otto, per puro caso, da una squadra di operai dell’Anas che doveva compiere alcuni lavori di manutenzione. Dopo aver sistemato la segnaletica per il restringimento della carreggiata, hanno fatto la macabra scoperta.
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I traumi sulla testa
Ma c’è un altro particolare: quello della testa. Sulla calotta cranica erano visibili dei tagli, come da trauma, e un altro segno circolare, come fosse una tumefazione o una bruciatura. L’uomo è stato barbaramente picchiato alla testa? Quella è un’ustione provocata, chissà, da un oggetto rovente? Cosa è successo a questa persona dall’identità ancora sconosciuta? Chi può aver fatto una cosa del genere?
PIste aperte
Ma l’ipotesi dell’omicidio con pestaggio, avvalorata in un primo momento da quelle ferite e dal particolare delle mani e dei piedi legati, è tutt’altro che certa. Perché gli stessi elementi, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, potrebbero spiegare pure un suicidio. Questo è quanto sostiene l’autorità giudiziaria: «Tutte le piste sono aperte», afferma il procuratore Antonio De Nicolo.
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«Al momento non è possibile dire se si tratta di un omicidio oppure se questa persona si è tolta la vita da sola. Dobbiamo mettere insieme i pezzi del puzzle per capire cosa è accaduto. Se si scoprirà che è un omicidio, dovremo interrogarci sul motivo per il quale dei presunti assassini hanno voluto esibire il corpo». In questa prospettiva, far trovare il cadavere in quelle condizioni potrebbe essere interpretato come un avvertimento ad altri.
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L’uomo indossava scarpe nere, pantaloni e camicia kaki, con sotto una maglietta nera con scritto in bianco “Live to ride”. In tasca aveva alcuni fogli scritti in italiano e in quella che appare come una lingua mediorientale.
Gli inquirenti
Domenica era sul posto la pm di turno Maddalena Chergia (lo stesso magistrato del caso Liliana Resinovich), che ha coordinato l’attività investigativa dei Carabinieri. Il comando provinciale dell’Arma ha diffuso un comunicato escludendo che l’uomo possa essere stato torturato.
Scrivono i Carabinieri: «Nella prima mattinata odierna, giungeva alla Centrale dei Carabinieri una richiesta di intervento da parte del 118 in seguito al ritrovamento, da parte di operai dell’Anas di un cadavere sulla Gvt poco prima dello svincolo per Valmaura. La pattuglia dell’Arma – viene precisato – giungeva immediatamente sul posto dove appurava l’effettiva presenza di un cadavere impiccato al parapetto di protezione posto dietro al guardrail che pendeva sulla scarpata sottostante. Stante la difficoltà di raggiungere il corpo veniva richiesto l’ausilio dei Vigili del fuoco che intervenivano con un’autoscala tramite la quale si procedeva prima ad una ricognizione fotografica e, successivamente, alla rimozione della salma. Il cadavere, che appartiene ad un soggetto di sesso maschile di mezza età, presentava mani e piedi legati e una benda che copriva buona parte del volto. I primi accertamenti del medico legale, alla presenza del pm, non hanno al momento fatto emergere elementi che indirizzino le indagini in un’unica direzione, lasciando aperte tutte le ipotesi. Si smentisce – conclude la nota – la presenza di evidenti segni di tortura».
Il giallo dei traumi
Nessuna spiegazione, al momento, viene data su quei traumi e ferite in testa. Può l’uomo esserseli procurati da solo? E i piedi e le mani legati? E perché bendarsi gli occhi? Qui gli inquirenti per ora fanno soltanto ipotesi. La prima: l’uomo, nell’ottica di un suicidio, potrebbe aver deciso di legarsi i piedi – è stato utilizzato del nastro adesivo – per contrastare l’istinto di autoconservazione naturale che avrebbe potuto portarlo a cercare, dimenandosi, un appiglio per salvarsi. Nei pressi del guardrail sono stati trovati pezzi di nastro. Un assassino (o più assassini) perché avrebbero dovuto lasciarli sull’asfalto abbandonando sul posto, in questo modo, tracce della propria presenza?
Le mani: chi ha visto il cadavere sostiene che le mani erano sì legate, ma non bloccate. Lo spazio di movimento sarebbe stato dunque impedito per cercare appigli, ma sufficiente per infilarsi una corda al collo. Resta il dubbio degli occhi bendati, più associabile a una persona che subisce violenze.
L’autopsia e le telecamere
Servirà l’autopsia. Stando al medico legale, che ha ispezionato il corpo sul posto con un gazebo allestito dalla Protezione civile, la salma presentava tracce di “saponificazione”, dovuta all’umidità e alla pioggia. Il cadavere era lì da due tre giorni o più.
Le telecamere installate lungo la Gvt potranno svelare se l’uomo è stato portato su quel guardrail o se ci è andato da solo per uccidersi. —
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