Il Veneto ancora senza fibra. «Obiettivo 2024 per coprire tutte le aree individuate»
Nell’enciclopedia Treccani viene definita «Fibra di luce, per radiazioni nel visibile e nell’infrarosso vicino, costituita da sottili fibre flessibili di vetro, plastica, quarzo fuso o altri materiali trasparenti, di diametro dell’ordine di decimo di millimetro. È utilizzata soprattutto nelle comunicazioni, in sostituzione di cavi elettrici tradizionali, rispetto ai quali consente velocità di trasmissione dei dati maggiori, fondamentali per il trasferimento di contenuti multimediali sulla rete Internet». Eccola, la definizione di fibra ottica. Più prosaicamente, quella che ci consente di utilizzare l’internet ultraveloce.
Che il nostro futuro debba passare da qui è una convinzione ormai acquisita. Eppure il nostro Paese è ancora indietro: soltanto il 14% degli italiani utilizza la fibra, contro il 26% europeo. E il motivo è semplice: in buona parte dell’Italia, e pure del Veneto, la fibra ottica non arriva. La rivoluzione doveva essere completata l’anno scorso: è stata frenata dal Covid, prima, e dalla guerra in Ucraina, poi.
E allora la rivoluzione è rimandata: il 2024 per il completamento del Piano Bul (Banda ultra larga) di Open Fiber, il 2026 per il Piano Italia 1 giga. «E il 2030 per rendere il Veneto la prima regione italiana senza reti in rame» ha detto ieri il presidente Luca Zaia, in apertura dei lavori degli Stati generali della fibra ottica. Organizzato all’H-Farm di Roncade (Treviso), dove tuttavia – e qui il paradosso – il telefono non prendeva.
Il piano di Open Fiber
Tutto ruota intorno al piano di Open fiber: 965 milioni di investimento, declinati in tre linee di intervento, per collegare 558 Comuni attraverso la rete ultraveloce in fibra ottica (Ftth). «Anche perché la velocità e la capacità di connessione aiutano le nostre imprese a essere più competitive» spiega l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Roberto Marcato. «E infatti noi stiamo investendo molto sui temi della transizione digitale» aggiunge Antonio Santocono, presidente della Camera di Commercio di Padova.
«Ma siamo in ritardo» ammette Andrea Falessi, direttore delle Relazioni esterne e istituzionali di Open Fiber, «Abbiamo subito l’incremento dei costi dell’inflazione, le conseguenze della guerra in Ucraina sulle catene logistiche. Ma, soprattutto, soffriamo la gravissima carenza di personale: soltanto nel settore delle infrastrutture, mancano 10 mila lavoratori. Stiamo accedendo alle banche dati dei centri per l’impiego, cerchiamo di importare personale dall’estero, ma è un lavoro che non viene considerato appetibile». E allora i ritardi si accavallano, prolungando l’attesa per la realizzazione dei tre interventi. Fermandosi al Bul, per aree bianche e aree nere, lo stato dell’arte è il seguente: 76% di Comuni completati (tutti, fermandosi al finanziamento del Fondo europeo per lo sviluppo regionale) e 80% di infrastruttura realizzata.
Le aree bianche
E quindi c’è il piano delle aree bianche, dedicato alle zone rurali e periferiche, dove gli operatori non hanno dichiarato interesse a intervenire. Un investimento da 400 milioni di euro: per buona parte si tratta di soldi pubblici, con un contributo di Open fiber. Il piano è stato completato per l’80%, sia per Comuni coperti che per infrastruttura realizzata. E il termine è fissato per la fine del 2024.
Le aree nere
C’è poi il piano per le aree nere, con investimenti privati da 180 milioni di euro. In questo caso, è stato completato il lavoro nelle 14 città venete di più grandi dimensioni. Le unità immobiliari Ftth già complete sono 420 mila e i clienti attivi sono 100 mila, con un tasso di penetrazione del 25%.
Le aree grigie
Infine, c’è il piano Italia 1 giga, detto delle “aree grigie”. Qui l’orizzonte temporale si sposta più avanti: il 2026, per coprire 514 Comuni del Veneto e realizzare 390 mila unità immobiliari. L’investimento, qui, è di 385 milioni di euro: per il 70% si tratta di fondi derivanti dal Pnrr, mentre il rimanente 30% è finanziato direttamente da Open Fiber.
La mappatura delle reti in Veneto
Questo, dunque, è il futuro. Ma qual è la situazione delle reti in Veneto, oggi? La mappatura, ferma al 2021, è stata eseguita da Infratel, con una proiezione al 2026. Restituisce una fotografia abbastanza lontana da quella di una regione dove l’internet viaggia ultraveloce. Ma il futuro promette bene.
Stando al rilevamento, soltanto il 24% delle unità immobiliari della regione è servito a una velocità di almeno 1 gbit/a, ma la percentuale dovrebbe salire al 53,5% nel 2026. Attualmente, poi, la suddivisione della regione è la seguente: il 77,7% del territorio è coperto da reti mobili con una velocità di download di almeno 30 mbit/s, il 20,3% con velocità di 2-30 mbit/s e il 2% è senza copertura. Tra tre anni, il territorio coperto da una velocità minima di 30 mbit/s sarà il 90,3%, e poi l’8,3% con velocità di 2-30 mbit/s, mentre la percentuale di territorio senza copertura internet scenderà all’1,4%.