Pellestrina ricorda Bruno Modenese, morto in ospedale. «Qui era amato da tutti»
Centinaia di persone hanno partecipato mercoledì 27 sera a Pellestrina alla cerimonia organizzata in memoria di Bruno Modenese. Il 45enne ricoverato per essere curato all’ospedale civile e morto con il viso tumefatto dopo che i familiari non erano riusciti a vederlo per due giorni.
Amici, familiari, residenti dell’isola. In tanti lo conoscevano e in tanti, con la candela accesa ni mano, hanno voluto portare la loro testimonianza. Ad aprire la processione, che si è svolta in un silenzio rispettoso nei confronti della famiglia, la croce. «Un segno di rinascita e di speranza, per vivere una nuova fraternità».
«Il dono della vita», è stato ricordato in apertura della fiaccolata, «viene affidati a noi, alle nostre vite, al nostro rispetto e Bruno questo lo aveva sperimentato, lo aveva assaporato e gustato appieno nella sua famiglia tra le cure, l’amore e il rispetto anche dei suoi tempi, dei suoi ritmi. Bruno lo aveva provato con la mamma Sonia e la forza di suo papà Sergio, nella vicinanza dei suoi fratelli, dei famigliari, e dei tanti amici che in questi giorni non hanno fatto mancare una visita, un abbraccio e un saluto di conforto alla famiglia».
Un conforto che non è mancato neppure ieri sera, un tentativo di lenire il dolore di due genitori che hanno affidato il figlio alle cure dell’ospedale e se lo sono visti restituire morto. È tutta l’isola di Pellestrina a chiedere chiarezza su quanto accaduto all’ospedale civile anche se l’iniziativa di mercoledì sera, nata in modo spontaneo così come avviene solo nelle comunità dove i legami contano ancora, è stata un modo per abbracciare la famiglia, farle capire che, in questo momento terribile non è sola. Non le manca e non le mancherà il sostegno, rappresenta da quella croce dietro la quale ha camminato in silenzio un isola intera. Tutti in preghiera recitando l’eterno riposo.