Toro costruzioni compra e riqualifica Rotonda Pancera
TRIESTE Il neoclassico torna di moda. Soprattutto Matteo Pertsch. Qualche giorno fa l’annuncio che palazzo Carciotti, disegnato dal maestro nato sul lago di Costanza, interessa alle Generali. Ieri una bella e improvvisa novità: Rotonda Pancera, altra leggiadra creatura di Pertsch, è stata acquistata da un’importante azienda edile del territorio, che provvederà a trasformarla in un sito residenziale di alta qualità.
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A vendere la famiglia veneziana Marchesi Franchin, a comprare la Toro costruzioni, guidata dai due soci David Mazzucchi e Diego Pertoldi. A mediare l’operazione è Urban real estate, con il titolare Roberto Pesavento. Preliminare sottoscritto nello studio notarile Giordano & Comisso.
Le cifre: acquisto quotato a 2,5 milioni di euro, investimento stimato a 4,5 milioni per realizzare una trentina di alloggi e una ventina di garage. Toro costruzioni ha acquisito anche il progetto di riqualificazione, redatto dall’architetto latisanese Marco Mauro. L’intenzione, una volta completato il circuito delle carte e delle autorizzazioni, è aprire il cantiere nei primi mesi del prossimo anno per chiuderlo due anni più tardi quando scoccherà la primavera 2026.
A disposizione dell’impresa triestina 3.000 metri quadrati su quattro livelli. La volontà è di andare incontro a differenti fasce di mercato, per cui si farà il bilocale ma anche il grande appartamento da 170 metri quadrati. Necessario il dialogo con la Soprintendenza, trattandosi di un immobile vincolato sia negli esterni che negli interni: colonne, statue di Marte e Minerva scolpite nella bottega veneziana di Antonio Bosa, fregi, balaustre, affreschi attribuiti a Giuseppe Gatteri nella sala circolare e nella cosiddetta “pompeiana”.
Nei 3.000 metri quadrati, nei quali si estende la superficie dell’edificio neoclassico, non rientrano gli spazi negli scantinati: a Mazzucchi non spiacerebbe, ma tutto deve essere concordato con palazzo Economo, realizzare un bar proprio all’angolo dello stabile, dove via della Rotonda piega verso via San Michele.
Dal bar si potrebbe scendere negli scantinati che sarebbero adibiti a luoghi di ristorazione, per evitare alle loro belle volte di limitarsi ad accogliere biciclette e cianfrusaglie. C’è una ragione per così dire storica che spiega questo supplemento di interesse: a metà Ottocento viveva nella Rotonda la famiglia di Felice Machlig, affiliato a una loggia massonica, e nacque così il sospetto che negli scantinati si svolgessero riunioni partecipate da cappucci e grembiuli, dotati di compasso.
A dir il vero - sottolinea la bibliografia che comunque non smentisce la “paternità” del progetto - il nome di Pertsch non è documentato, mentre lo sono quelli di Giovan Battista de Puppi e di Antonio Buttazzoni, autori di interventi successivi. A commissionare il lavoro fu il commerciante e consigliere magistratuale Domenico Pancera: la Rotonda venne eretta attorno al 1804-6 su un terreno malagevole dal punto di vista altimetrico, ancora espressione dell’intreccio frammentario e irregolare a ridosso della città murata, la Trieste medievale. Secondo la scheda redatta da Fulvio Caputo e da Roberto Masiero in “Trieste. L’architettura neoclassica”, Pertsch è l’architetto che «maggiormente ha influenzato i modi del costruire nella prima metà dell’Ottocento a Trieste e la Rotonda è la sua opera più eloquente».