Caso Uber Eats, 40 rider da reintegrare 40 a Trieste
Sono «illegittimi» e devono essere «revocati» i licenziamenti di 40 rider di Trieste che Uber Eats, il colosso nel settore della consegna del cibo a domicilio, lo scorso mese di giugno aveva lasciato senza lavoro da un giorno all’altro, dopo aver deciso di lasciare l’Italia.
A stabilirlo è stata la Sezione lavoro del Tribunale di Milano, con un provvedimento con il quale ha dichiarato «la natura antisindacale della condotta di Uber Eats Italy srl», disponendo così il reintegro di circa 4 mila rider a livello nazionale, tra cui anche i quaranta che operavano nella nostra città. La decisione del giudice è arrivata a seguito del ricorso presentato da Nidil Cgil, Filcams Cgil e Filt Cgil Milano.
«Sebbene lavorassero con partita Iva, il loro è stato considerato lavoro subordinato – precisa Giovanni Manca, delegato Cgil per Trieste nel Coordinamento nazionale rider –, e quindi l’azienda li dovrà richiamare e assumere con una tipologia di contratto che è in fase di valutazione. Verrà rifatto il calcolo anche di quanto dovuto per gli anni precedenti, e poi se Uber Eats vorrà dismettere l’attività, dovrà avviare un confronto con gli organi competenti. È una vittoria storica, che deve far riflettere anche altre aziende». Soddisfazione viene espressa anche dal segretario provinciale di Nidil-Cgil Nicola Del Magro: «Il Tribunale ha riconosciuto a questi lavoratori, da sempre considerati di serie b, il giusto inquadramento e trattamento. Un importante risultato, una battaglia che porteremo avanti anche per altre realtà: la direzione è stata presa». —
l.t.
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