Tragedia sul lavoro a Spresiano, lo strazio della moglie: «Lo avevo sentito poco prima dell’incidente»
«L’ultimo messaggio che mi ha mandato Andrea è stato verso le 8.30»: Loretta aveva sentito suo marito fino a pochi minuti prima di perderlo per sempre. Lui era uscito presto per andare alla cava a pulire il camion dopo una settimana sulla strada e lei era andata a fare la spesa. Erano stati i classici messaggi sulla lista della spesa, cosa manca e cosa c’è in casa, le cose da fare in un tranquillo sabato mattina prima che le ragazze tornassero da scuola. A quei messaggi non c’è stato più un seguito. Il trillo del campanello di casa ha decretato la fine della serenità delle famiglie Toffoli e Bettiol.
Le lacrime della suocera
«Erano le 9, forse le 9.30 e un collega di Andrea ha suonato il campanello di casa. Mi ha salutato e poi si è appoggiato sul cancello e ha cominciato a piangere a dirotto. Lì ho capito che era successo qualcosa. Ho avuto solo la forza di pronunciare la parola “morto” e il suo collega ha annuito. Di colpo mi è crollato il mondo addosso».
Gioconda Olivotto è la suocera di Andrea e, tra le lacrime, racconta come dal paradiso sia arrivato l’inferno. «Ero qui con mio figlio Fortunato e il collega di Andrea ci ha descritto la dinamica di quello che è successo. Mia figlia Loretta era a fare la spesa abbiamo dovuto chiamarla. Lei ha visto la chiamata e temeva che stessi male, perché sono reduce da una brutta influenza, ed è tornata a casa di corsa. Invece abbiamo dovuto dirle che suo marito era morto mentre era al lavoro. È stato straziante».
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«Era un padre meraviglioso»
Appena appresa la notizia Fortunato ha accompagnato sua sorella Loretta alla cava, perché potesse vedere per l’ultima volta il corpo, sfigurato dall’incidente, del suo compagno. Un amore, il loro, nato da ragazzi, cresciuto nel tempo e coronato dal matrimonio e dalla nascita delle loro due figlie.
Andrea nella famiglia Bettiol era considerato come un figlio: «Mio genero si svegliava prestissimo la mattina, partiva alle 3 e 20 per andare a prendere il camion e svolgere il suo lavoro e quando tornava per pranzo, veniva qui a pranzare con me» racconta ancora la signora Gioconda, «era un padre meraviglioso e per mia figlia non potevo chiedere di meglio: sempre attento e premuroso. Amava la famiglia e lo dimostrava ogni giorno». L’amore per le figlie era corrisposto completamente dalle ragazze: «Proprio in questi giorni stavano organizzando la festa per il diciottesimo di una delle figlie, stavano pensando ai preparativi per rendere speciale quel momento.
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Ora le due ragazze, rimaste orfane, non festeggeranno per niente. Non festeggeranno più. Loro hanno saputo della notizia quando sono tornate da scuola, sono crollate disperate. Sarà molto difficile per loro affrontare questa tragedia, erano attaccatissime al loro papà».
Gioconda singhiozza pensando al futuro delle ragazze e della sua famiglia. «In questo periodo eravamo spesso insieme era un periodo felice per loro, Andrea faceva il lavoro che gli piaceva e le cose in famiglia andavano bene, erano sereni tutti e quattro. Non mi capacito di quello che è successo».
Il dolore del cognato
Fortunato Bettiol, cognato di Andrea, racconta della loro ultima cena insieme, la sera prima della sua morte: «Venerdì era il mio compleanno e per festeggiare siamo andati tutti in pizzeria, abbiamo riso e scherzato, è stata una serata fantastica. L’ultima. Ora ci resta solo che piangere». Fortunato descrive Andrea come una persona molto metodica sul lavoro: «Un sabato sì e uno no andava a fare manutenzione al suo camion perché era molto scrupoloso, ieri mattina è uscito intorno alle 7 e 30 e sarebbe dovuto tornare per pranzo e invece non farà più ritorno a casa. Era una persona meravigliosa, ero contento di averlo come cognato». Sulla dinamica la famiglia non si espone: «Non conosciamo bene cosa sia avvenuto, è stato un incidente, forse una svista, ma su questo stanno indagando le persone competenti. Rimane comunque una tragedia terribile».
Vicini e amici
Sconvolta anche una vicina di casa, Elisa Gottardo, che gestisce un salone di parrucchieri «Andrea e la sua famiglia sono molto conosciuti qui ad Arcade. Lo ricordo come una persona disponibile, riservata e di poche parole, presenza costante per la famiglia.
Era sempre insieme alle sue figlie e a Loretta. Era una persona che si dedicava alla famiglia e al lavoro, ha sempre fatto il camionista, ha lavorato parecchio tempo alla Trevicer, fino a che era stata venduta ad altri proprietari, poi ha cambiato lavoro ed è andato a lavorare alla cava. Sono cose che non dovrebbero mai succedere soprattutto sul lavoro».