Nei pronto soccorso manca la metà dei medici e l’ospedale di Mantova va a caccia degli specializzandi
Li hanno cercati attraverso i concorsi pubblici, spesso andati deserti, richiamati in servizio tra il personale ormai in pensione e reclutati da società e cooperative dietro compensi a gettone. Ma, nonostante tutti questi sforzi, resta ancora pesante la carenza di camici bianchi specializzati, soprattutto di quelli da inserire nei pronto soccorso degli ospedali mantovani che fanno capo all’Asst. A conti fatti nei tre presidi dell’azienda socio sanitaria territoriale ne manca la metà: 23 su un organico a pieno regime di 46, sempre più difficile da raggiungere.
Per tappare i buchi delle caselle vuote che ormai da troppi anni si registrano nei pronto soccorso, il Poma ora si gioca anche la carta degli specializzandi: nei giorni scorsi il direttore generale Mara Azzi ha firmato un avviso pubblico rivolto ai medici in formazione specialistica post laurea per il loro reclutamento con incarichi libero professionali.
Tutto lecito e regolare secondo la legge, che fino al 31 dicembre 2025 consente in via sperimentale ai medici in formazione specialistica regolarmente iscritti ai relativi corsi di studio, e al di fuori dell’orario dedicato alla loro formazione, di assumere incarichi di libera professione e di collaborazione coordinata e continuativa nei servizi di emergenza urgenza ospedalieri per un massimo di otto ore settimanali.
Quasi un paradosso nella settimana in cui Regione Lombardia attribuirà al Carlo Poma il riconoscimento di Dea (dipartimento di emergenza, urgenza e accettazione) di secondo livello dopo la recente apertura della Neurochirurgia e il potenziamento della rete delle alte specialità.
Come dire: l’ospedale di Mantova è al top nell’emergenza-urgenza ma non trova medici – come peraltro accade in molti altri ospedali italiani – per i suoi pronto soccorso, dovendo quindi ricorrere agli specializzandi.
Una recente legge – la 36 del 26 marzo 2023 “Misure per il personale dei servizi di emergenza urgenza” – prevede che l’attività libero professionale che i medici in formazione specialistica possono svolgere nei pronto soccorso è coerente con il livello di competenze e di autonomia raggiunto.
Per questa attività al medico viene corrisposto un compenso orario di 40 euro lordi, comprensivi degli oneri fiscali e previdenziali. Prima della legge agli specializzandi era consentito, sempre in libera professione e durante il periodo di formazione, svolgere solo turni di guardia medica.
L’avviso pubblico per il loro reclutamento è stato firmato dal direttore generale dell’Asst dopo l’ennesimo appello lanciato l’11 settembre scorso dal direttore della struttura complessa di medicina d’urgenza del Carlo Poma, Massimo Amato, aveva richiesto personale in più per coprire i turni nei pronto soccorso e a supporto del personale medico già in servizio.
Dal Poma fanno sapere che gli specializzandi, in base all’orario di lavoro consentito, potranno coprire al massimo due-tre turni al mese e che comunque non saranno mai soli, né di giorno né di notte perché potranno sempre contare sulla presenza di un medico di esperienza.