Antico ricetto da riqualificare il Comune punta su 2 progetti
BORGOFRANCO D’IVREA
Il primo passo per la rigenerazione urbana e la rifunzionalizzazione dell’antico ricetto di Borgofranco d’Ivrea è la messa in sicurezza sotto il profilo idraulico del tratto dell’ex fossato, ricoperto negli anni ’60, che parte dall’imbocco di via Vittorio Emanuele fino all’incrocio con via Olmetto. Un tratto di circa 300 metri, su cui si affacciano numerose abitazioni, ora protetto da griglie di sicurezza e da blocchi in calcestruzzo, in attesa che uno studio valuti il modo migliore per intervenire. A rischio di crollo ci sarebbero alcune vecchie recinzioni, che erano state costruite senza i permessi. «Le case non corrono alcun rischio – precisa il sindaco Fausto Francisca – ma è assai probabile che occorra intervenire nel vecchio fossato ricoperto dove un tempo scorrevano le acque di due rii che erano poi state deviate nel canale scolmatore. Nel fossato con il passare degli anni e la scarsità delle piogge, in base alle prime rilevazioni, sembra si siano formati dei gas che possono causare degli smottamenti. Per un tratto la copertura andrà eliminata, ritornando a un percorso fluviale, in cui sarà più facile intervenire con le manutenzioni, in caso di necessità. Verrà comunque garantito l’accesso alle abitazioni». Anche l'arredo urbano verrà poi ricollocato. L’opera è finanziata da un bando regionale. Un secondo bando, riservato ai Comuni turistici con una popolazione inferiore ai cinquemila abitanti, finanzia il secondo step contenuto in uno studio di fattibilità, affidato all’architetto Fabrizio Polledro di Torino, che parte con una marcia in più. Il ricetto di Borgofranco d’Ivrea ha un grande valore storico: risale alla fine del Duecento, quando venne edificato per volontà del vescovo di Ivrea e del marchese del Monferrato con l’obiettivo di costruire un avamposto in una zona contesa. E fu anche luogo di passaggio per i pellegrini che dalla Inghilterra e dalla Francia raggiungevano Roma percorrendo la via Francigena. L’antico ricetto si presenta tuttora con la regolarità delle sue vie e l’architettura tipicamente rurale delle abitazioni, composte da due o tre piani con grandi logge ad archi e ampie “travà” per stalle e deposito del fieno. Mille i segreti di questo luogo e mille le meraviglie: i dipinti barocchi di palazzo Marini; la piccola ma importantissima chiesa di Santa Marta in pieno stile medievale, che deve la sua fama a una leggenda; la chiesa parrocchiale di San Maurizio, edificata nel XVII secolo e ricca di ornamenti in marmo, espressione del barocco. «Il progetto – spiega l’assessore Gabriella Gedda – prevede il rifacimento di percorsi pedonali fatiscenti, nei quali verranno creati dei percorsi tattili per gli ipovedenti. Riqualificheremo inoltre la piazzetta che si trova di fianco a palazzo Marini che di recente è stata acquisita al patrimonio comunale. Prima era una proprietà privata». lydia massia