Lamborghini e Ferrari sposano il progetto Texa. «A Monastier l’eccellenza italiana»
Ci sono cose che si possono dire, negli affari, altre no. Ma due presenze di questo calibro sono più esplicite delle parole: Ferrari e Lamborghini hanno mandato i rispettivi amministratori delegati il 30 settembre a Monastier per l’inaugurazione del nuovo plant di Texa, dedicato alla produzione di motori elettrici e componenti hi-tech, dagli inverter alle centraline elettroniche.
L’azienda fondata da Bruno Vianello avvia ora la produzione in serie, dopo cinque anni di ricerca e sviluppo, e annuncia di farlo per «due clienti, con contratti decennali».
Lamborghini e Ferrari? La casa del toro è abbastanza esplicita nell’ammetterlo, quella del cavallino meno. «Io sono stato muto come un pesce, se vuoi parla tu», dice Vianello, sornione, all’amministratore delgato di Ferrari, Benedetto Vigna. «Sono qui perché sono amico di Bruno da quindici anni – glissa Vigna – Alcuni uomini come lui hanno la capacità di immaginare il futuro e di pilotarlo, altri invece si lamentano e basta: a me piace essere qui con chi vuole pilotarlo, il futuro. Poi che si tratti di inverter, reattori nucleari, nuova benzina o nuovo iPad, alla fine quello che conta è l’approccio dell’uomo nei confronti del futuro: ne ho paura o è un’occasione per me per scoprire nuove dimensioni? Ecco cosa rappresenta questo evento di oggi».
Anche Stephan Winkelmann, suo omologo in Lamborghini, non conferma né smentisce la partnership con Texa, preferisce un discorso di sistema ma a modo suo è più esplicito: «Non parliamo di contratti, parliamo di eccellenze. Sicuramente questa è un’eccellenza italiana, e noi siamo sempre alla ricerca di eccellenze. Quando noi sviluppiamo un prodotto nuovo decidiamo se fare il make or buy, ci sono delle cose che sono strategiche per Lamborghini e che facciamo sempre in casa, e medio e lungo respiro, e poi ci sono cose importanti ma che decidiamo di fare fuori. Le eccellenze italiane per noi sono molto importanti e sono quelle a cui noi guardiamo per primi».
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Il made in Italy è un valore anche per la parte tecnica? Senz’altro, è una conditio sine qua non, oltre che un motivo di orgoglio. E noi stessi siamo motivo di orgoglio del made in Italy nel mondo, ne siamo ambasciatori: vogliamo mantenere la ricerca e la produzione qui».
È pensabile che possa nascere una sorta di distretto dell’automotive elettrico qui, parallelo a quello emiliano del motore termico? «Mi viene un po’ da ridere per una semplice ragione – risponde il ferrarista Vigna – quant’è la distanza da qui alla motor valley? Duecento chilometri? Nulla, piccolissima. Già l’Italia di suo è piccola, se poi la si parcellizza ancora in regioni… Io non vedo queste differenze».
La trasformazione, dunque, qui si cavalca, non si subisce. Se elettrico dev’essere, elettrico sia: sempre all’insegna delle massime performance, tecnologia, affidabilità. Quelle che Texa vuole promettere ai suoi clienti top. «Il cambiamento non è semplice da gestire – conclude l’amministratore delegato di Ferrari – ci sono alcune persone che lo fanno in un certo modo, come Bruno, altre invece che si mettono contro. Piloti il futuro o ti fai pilotare? Vianello è un esempio, così come tante altre aziende qui nel Triveneto».