A Chioggia, un weekend tutto a base di granchio blu. Assalto ai bacari di Riva Vena
Il granchio blu è servito. Nel weekend chioggiotto a cavallo tra settembre e ottobre, il famigerato crostaceo distruttore è stato l’assoluto protagonista dell’evento “Cosa bolle in pentola?”, tre giorni di degustazioni promosse da Confesercenti e ristoratori. Molti sono arrivati anche da fuori città per degustare quella che molti già definiscono prelibatezza.
Servito con diverse ricette culinarie sui tavoli dei bacari e dei ristoranti che si affacciano sulla riva Vena, il granchio blu ha sicuramente deliziato il palato, anche se resta il problema dei tempi di preparazione che inevitabilmente fanno lievitare il costo delle pietanze, non propriamente economiche.
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Le linguine al granchio blu, per esempio, venivano vendute a 18 euro, i tagliolini a 15, polpette e crostini a 5 euro cadauno. Come condimento sulla pasta, sui crostini, come polpetta o da moleca, il crostaceo alieno dalle enormi chele blu non ha deluso le aspettative.
E allora via di menù dove si è sbizzarrita la fantasia di esercenti e cuochi, in mezzo a ricette più o meno tradizionali. C’è chi lo ha provato fritto, che appariva sul piatto come una enorme moleca, accompagnato da polenta e bossolà, e giurava che era buonissimo.
«Devo dire» commenta Massimo Pagan, seduto ad uno dei tanti tavoli apparecchiati sulla fondamenta come in tutti i fine settimana «che da buon chioggiotto mi ero ripromesso di assaggiare la moleca di granchio blu e posso confermare che è assolutamente deliziosa».
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C’è poi il rovescio della medaglia, ovvero il molto tempo dedicato alla pulitura del crostaceo. «Per pulire dieci chili di granchi» spiega Morgan Villan, presidente dell’associazione riva Vena «ci vogliono quasi sei ore. Da questo quantitativo riesci a ricavare circa due chili e mezzo di polpa, il resto naturalmente si butta.
Quindi, se è vero che il granchio blu in pescheria non costa molto (in media circa 5 euro al chilo, ma ha toccato anche gli 8 euro, ndr), è altrettanto vero che la preparazione ne fa aumentare il valore e di conseguenza i piatti che vengono preparati non possono essere tanto economici».
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La sera di sabato 30 settembre sulla fondamenta di riva Vena, complice anche la splendida serata dalla temperatura quasi estiva, non si poteva quasi camminare. «Certamente» continua Villan «nei fine settimana la riva si riempie sempre, però il nostro obiettivo era quello di far parlare e far assaggiare il crostaceo che, come sappiamo, deve essere limitato nella riproduzione. Poi c’è da dire che il granchio blu della nostra laguna, che si può definire ormai un prodotto nostrano, ha un sapore diverso, più gustoso, perché si ciba di vongole e di altre risorse ittiche che trova nelle nostre acque. Il granchio blu che, invece, si trova alla foce dei fiumi, dove l’acqua è meno salata, è più dolciastro».
Poi c’è la curiosità dell’assaggio. «Sono arrivati da Bassano» dice Giuseppe Ardizzon, proprietario di un altro bacaro «chiedendoci appositamente del granchio blu che, ad un certo punto, abbiamo terminato». Insomma, tutti a mangiare il granchio blu: il ministro Lollobrigida è accontentato.