Lupi, la rabbia di Katja: «Noi allevatori hobbisti lasciati al nostro destino»
Quattro pecore sbranate e un’asina che è stato necessario sopprimere dopo le ferite riportate in seguito a un assalto notturno da parte dei lupi a Lamosano di Chies d’Alpago. È questo il bilancio dell’ennesima predazione avvenuta alcune notti fa, nel prato sotto casa, a danno degli animali della famiglia Romor a opera di grandi carnivori.
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«Abbiamo udito i cani abbaiare negli altri recinti dove li teniamo di notte, ma non abbiamo potuto fare nulla per impedire l’assalto». I lupi, due o forse tre, hanno piegato e saltato la rete elettrificata, alta un metro e mezzo, in tre punti diversi, precipitandosi nel recinto dove erano ricoverate le pecore e l’asina, sbranando le prime e ferendo gravemente alle terga Ambra, il nome che la famiglia Romor aveva dato al suo amato quadrupede. Ambra, il mattino dopo, ha dovuto essere soppressa dal veterinario a causa delle gravi ferite ricevute. «Noi allevatori hobbisti siamo esasperati da questi continui assalti ai nostri animali», dice Katja Romor, che alleva pecore e asini in un prato vicino casa a Lamosano, a ridosso della strada provinciale, «siamo abbattuti e frustrati perché i nostri animali li sentiamo parte della nostra famiglia. Animali che presidiano e curano il territorio e lo tengono vivo e vivibile».
Uno scoramento che deriva anche dal fatto di sentirsi abbandonati a se stessi. «Ci sono state più di 700 predazioni in poco tempo di pecore, e ora anche di asini, animali dignitosi e intelligenti, che ci vogliono bene e che ci onorano del loro lavoro sulla nostra terra. La pecora di razza alpagota è in via di estinzione, 7 anni fa erano 3000, oggi se ne contano 2200. Mio figlio Rudy ha detto che adesso proverà a mettere pali con la rete elettrosaldata alti 2 metri. Vedremo...».
Di assalti dei lupi in quell’area ne sa qualcosa Adriano, un pastore che di notte tiene le sue pecore in un recinto attiguo a dove è avvenuta l’ultima mattanza a danno dei Romor. Lui dorme nella sua auto ed è dotato di mezzi di dissuasione come sirene e petardi, dispositivi raccomandati dalla Regione che comunque non bastano a scoraggiare più di tanto i lupi. Una volta che hanno capito che la sirena o il botto non li ferisce o li uccide, si fanno più spavaldi. È successo infatti che uno di loro si sia rivoltato contro il pastore, ringhiando, prima di allontanarsi a causa di un secondo petardo. Allevare animali per passione è tradizione per la famiglia Romor:
«Aveva iniziato mio bisnonno Lorenzo nel 1881 e poi abbiamo sempre continuato ad allevare animali, oltre a fare le nostre normali attività lavorative», spiega Katja, «mio figlio Luca ci tiene a continuare e anche mio fratello Walter; vorremmo estendere l’allevamento anche ad altri animali ma così diventa tutto più difficile, se non impossibile».
Katja Romor ricorda che «i nostri vecchi li avevano estinti, perché non si può convivere né sopravvivere con i lupi. Devono essere presi dei provvedimenti se non si vuole che chi alleva degli animali abbandoni la montagna a se stessa. Insomma, i lupi in qualche modo vanno tenuti lontani dagli allevamenti e dai paesi. Invece sono stati visti frugare sulla strada vicino ai cassonetti anche di giorno».