Addio a Maria Portolan: parrucchiera creativa di intere generazioni a Pordenone
Creativa, vulcanica, sempre proiettata verso nuovi obiettivi. Maria Portolan Pasini, mancata a 93 anni in ospedale, dove era stata ricoverata giovedì, ha lasciato il segno a Pordenone.
Il suo salone “Parrucchiera Maria” in via val d’Arzino era rinomato in città e non solo. Tutte le signore volevano farsi acconciare e tagliare i capelli da lei. C’è chi faceva anche cento chilometri, pur di averne il privilegio. Talento, gusto e garbo attiravano le clienti dell’alta società.
E le avevano fruttato proposte di lavoro in atelier a Parigi e Londra. Maria però ha scelto la sua famiglia, non la fama. Sotto quel caschetto rosso fuoco si coglieva una grandissima determinazione. Quella che l’ha spinta a non abbattersi mai e a cogliere nuove sfide.
È rimasta orfana a 6 anni. Lei e i suoi cinque fratelli sono stati adottati da famiglie diverse. Maria è stata accolta dai Viol di Porcia. Proprio nel negozio della cugina ha mosso i primi passi come parrucchiera. Nel 1958 ha aperto il suo primo salone, nel 1963 il secondo. Tutti e due in via val d’Arzino. Con Giovanni Pasini, sposato nel 1953, è stato un colpo di fulmine. Si sono conosciuti nel 1948, quando lui giocava nel Pordenone calcio.
Dalla loro unione sono nati Alfredo, già sindaco di Pordenone e Gaspare, sassofonista e imprenditore. Per i suoi figli c’è sempre stata, li ha cresciuti con saldi valori. Solo una porta separava il salone dall’abitazione, nello stesso stabile. Così è riuscita a conciliare lavoro e impegni familiari.
È stata cofondatrice della Famiglia artistica acconciatori pordenonesi, luogo di confronto sulle nuove tendenze. All’epoca era stata creata pure una scuola per la formazione di coiffeurs. A fine anni ’90 è presidente delle donne artigiane pordenonesi e commissaria regionale delle pari opportunità. «Per lei, leone di segno e di fatto, è un tempo di intensissima attività su più fronti, in cui combatte sia per gli artigiani che per la tutela delle donne» ricorda il figlio Alfredo.
Le onorificenze di cavaliere del lavoro, cavaliere e ufficiale, assegnatele dal Quirinale, testimoniano «la straordinaria qualità del suo impegno e dei suoi risultati nella famiglia, nel lavoro, nella società». Ha continuato a lavorare fino al 2011, «con la passione e la voglia di sempre». Ai familiari la vicinanza e il cordoglio di Confartigianato e del presidente Silvano Pascolo, che ha «appreso con enorme dispiacere» della sua scomparsa. Di Maria, «un vero pilastro della nostra associazione», «sempre molto attiva come rappresentante di categoria» ricorda l’impegno, apprezzato in tanti anni di collaborazione, la cortesia e la gentilezza, la determinazione «nel portare a compimento i progetti in cui credeva. Ci mancherà».