Cortina, ragazzina violentata dal padre per cinque anni
Voleva fare l’amore con la figlia. Testuali parole. Un padre di famiglia di Cortina ha ricevuto l’avviso di garanzia e c’è una richiesta di rinvio a giudizio. La Procura della Repubblica lo accusa di violenza sessuale consumata e tentata e atti sessuali con minore. La giovane donna aveva 13 anni, quando avrebbe sofferto i primi assalti, senza riuscire a ribellarsi; e correva l’anno 2018. È diventata maggiorenne solo da qualche giorno e fino a pochi mesi fa il genitore non avrebbe smesso di tentare degli approcci con lei, finendo però per essere respinto.
La ragazza non poteva vivere in famiglia ed è stata seguita dall’avvocato Elisa Facchin, nominata tutrice dal Tribunale dei Minori di Venezia, su richiesta del pubblico ministero titolare del fascicolo. Dovrebbe costituirsi parte civile con lo stesso legale, non tanto per chiedere un risarcimento dei danni, ma per avere un ruolo attivo nel processo che ci sarà senz’altro. Il padre dovrebbe essere difeso dal collega Andrea Rui.
È un cittadino italiano e, visto da fuori, il suo nucleo familiare sembrava del tutto normale. Un lavoro regolare, una compagna e una figlia, che frequentava la seconda media, quando sarebbe diventata oggetto delle sue attenzioni sessuali. Secondo l’accusa, l’avrebbe sottoposta a ripetuti toccamenti nelle parti intime e palpeggiamenti talmente repentini da non poter essere evitati. La ragazza non deve essersi confidata né con la madre né con le amiche più strette o le compagne di scuola, di conseguenza non è partito alcun procedimento penale.
Il fatto che lei tacesse ha forse convinto il futuro imputato del fatto che avrebbe potuto anche spingersi oltre quanto già faceva e, quando è cresciuta, ci sarebbero stati dei tentativi di avere contatti corporali e proposte esplicite «di fare sesso» o di «fare l’amore». Lei si è sempre opposta, non solo a parole, ma anche con tutta la forza che poteva, riuscendo a respingerlo le ultime volte. Quando deve aver riferito a qualcuno quello che succedeva abbastanza spesso in casa, innescando le indagini.
Non risulta che l’indagato sia stato arrestato, ma soltanto denunciato a piede libero e che la figlia sia stata affidata a una tutrice. Il periodo contestato va dal 2018 all’anno in corso e ci sono l’avviso di fine indagini e la richiesta di rinvio a giudizio, ferma restando la presunzione d’innocenza.