Il perito del processo bis a Stasi: «Le tracce del Dna sugli oggetti possono restare anche 27 anni»
GARLASCO. «Sono stato consulente per l'accusa nell'omicidio sul caso Rostagno in cui si sono ottenuti dati sul Dna analizzando un oggetto toccato dall'indagato 27 anni prima delle indagini». Lo mise a verbale il professore Francesco De Stefano, genetista nominato dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano nel processo bis sul delitto di Garlasco che si chiuse con la condanna di Alberto Stasi a 16 anni.
Una deposizione che il professor De Stefano aveva rilasciato davanti dai pm di Pavia nel fascicolo, poi archiviato nel 2017, che aveva visto per la prima volta indagato Andrea Sempio. Il tema al centro del verbale dell'esperto era il tempo di permanenza di materiale genetico su un oggetto toccato da una persona e, in particolare, sulla tastiera del pc di casa Poggi, che Sempio usava per giocare ai videogiochi col fratello di Chiara. I pm di Pavia all'epoca usarono la testimonianza del perito per dimostrare che le tracce biologiche trovato sotto le unghie e sulle dita di Chiara potevano derivare anche dal contatto con quella tastiera usata anche da Andrea Sempio all'epoca. Mentre la consulenza di Pasquale Linarello, nel pool della difesa di Stasi, già attribuiva a Sempio quella traccia genetica su Chiara.
«Preciso che il Dna rilasciato da un soggetto su un oggetto con le sue cellule di sfaldamento può permanere su quell'oggetto per un tempo indefinito qualora quell'oggetto non venga sottoposto ad accurate procedure di pulizia», spiegò De Stefano. Chiarendo inoltre che «non si poteva dire se quel Dna trovato derivasse dal contatto diretto tra Chiara e la persona, ovvero da un contatto mediato da un oggetto toccato». Ma disse anche che gli pareva più «verosimile sostenere un trasferimento mediato anche per il quantitativo esiguo e per la discontinua distribuzione del Dna sulle dita».
Sempio avrebbe potuto usare quella tastiera probabilmente una quindicina di giorni prima dell'omicidio del 13 agosto 2007, anche perché il fratello di Chiara e i genitori andarono in vacanza il 5 agosto. Stando alle nuove indagini il pc, però, non venne più acceso dal 10 agosto, ossia la ragazza per tre giorni almeno non venne più a contatto con la tastiera. Si tratta tra l’altro di una tastiera che è stata restituita alla famiglia Poggi tra il 2021 e il 2022, al momento non è noto se è ancora custodita dai Poggi. «Anche fosse, sono passati anni ed è transitata per diversi uffici giudiziari quindi toccata da molte persone», spiega il legale di Poggi, Gianluigi Tizzoni. —
s.bar.