Gli juventini pavesi approvano Tudor e il nuovo corso: «È uno di noi e non annuncia rivoluzioni»
PAVIA. Il tema dell'esonero di Thiago Motta tiene banco nel mondo dei tifosi e appassionati della Juventus, tutti piuttosto concordi nel ritenere il cambio di panchina necessario. Corrado Del Bò, professore di filosofia del diritto all'Università Statale di Bergamo, e autore di un libro sulla storia del club bianconero, approva la scelta di sostituire Motta: «La sensazione è che la situazione fosse irrecuperabile, e serviva un cambio di rotta per portarci alla benedetta coppa del quarto posto». L
a sbandierata idea di rivoluzione giochista, associata all'avvento di Thiago Motta, non aveva in realtà conquistato completamente Del Bò: «Motta arrivava da un'ottima stagione alla guida del Bologna e all'inizio gli avevo dato fiducia. Io, però, sono piuttosto diffidente quando sento che certi allenatori vengono presentati come i profeti del nuovo, i rivoluzionari del giochismo. Sono convinto che si tratti di fumo negli occhi, generato dal fenomeno mediatico che definisco adanismo. Questa presunta rivoluzione era stata assecondata anche da un'ampia frangia del tifo, che si era schierata contro Allegri, in modo ingiustificato. Io sono sempre stato un allegriano di ferro, e come sempre, il tempo è galantuomo. Il Lider Max aveva capito che il materiale umano non era di altissimo profilo, e aveva gestito la situazione nel modo migliore».
Nella sua analisi, Del Bò introduce un ulteriore elemento, legato all'inesperienza di Motta alla guida di un top club: «Studi scientifici approfonditi sul calcio hanno stabilito che l'allenatore pesa il 15 % sui risultati di una squadra. Se il parco giocatori non è di altissimo livello, e lo staff tecnico si trova catapultato per la prima volta in un contesto come la Juve, con partite ravvicinate e la cultura della vittoria che permea tutto l'ambiente, possono verificarsi degli scompensi. L'idea che Motta potesse far meglio di Allegri, per i motivi che ho citato in precedenza, mi sembra che potesse appartenere ad un atto di fede, ad un pensiero eroico-religioso».
Nel rivalutare l'operato di Allegri, Del Bò rievoca un'immagina precisa: «L'ultimo vero momento di juventinità l'ho vissuto la sera della vittoria in Coppa Italia contro l'Atalanta, con lo sfogo di Max. Aveva portato la squadra in Champions, vincendo un trofeo, senza avere ricambi all'altezza. Aggiungo poi che storicamente alla Juve, chi viene presentato come profeta del bel giuoco non funziona, e mi riferisco a Maifredi, e anche a Sarri, che pur vincendo lo scudetto, non legò con l'ambiente. In questo senso, Tudor mi sembra più affine alla storia della Juventus».
Chi frequenta stabilmente lo Juventus Stadium come Thomas Gobbato, vice presidente dello Juventus Club Casteggio, che annovera 471 iscritti, racconta come il popolo bianconero fosse deluso dalla gestione di Thiago Motta: «Dopo l'entusiasmo che si respirava ad inizio stagione, per quanto Motta aveva fatto a Bologna e perché ritenevamo chiuso il ciclo di Allegri, si è notato un declino inarrestabile. Nel confrontarci tra tifosi, abbiamo sottolineato i tanti errori di Motta, sia nelle formazioni, che nella gestione delle partite, ma quello che più preoccupava era la sensazione di un gruppo spaccato, non più in sintonia con l'allenatore». Gobbato, fondatore del club casteggiano insieme al presidente Boris Termine, confida in un cambio di passo: «Tudor ha subito riacceso l'entusiasmo in tanti tifosi del nostro club, anche perchè è profondamente juventino. Aggiungo che ha pagato Thiago Motta con l'esonero, ma le responsabilità vanno divise anche con la dirigenza, in primis Giuntoli, che ha investito tanti soldi sul mercato, acquistando giocatori che per ora non hanno reso secondo le aspettative».
ALESSANDRO QUAGLINI