Multe irregolari, pioggia di perquisizioni Carabinieri a San Ponso: «Noi, estranei»
SAN PONSO. Da carnefici a vittime. Bufera sugli agenti della polizia municipale di San Francesco al Campo. Erano il terrore degli automobilisti di tutto il Canavese. Su di loro, e su diversi amministratori comunali, pendono accuse che vanno dalla concussione alla turbata libertà, dal falso al rifiuto di atti d’ufficio. Undici gli indagati. Tutti di San Francesco: sono i vertici della Polizia municipale, tecnici comunali, ed ex amministratori. C’è anche un segretario generale.
segui i soldi
Soldi delle multe che potrebbero essere finiti nelle tasche dei dipendenti comunali. Sanzioni stradali irrogate in modo sospetto e poi trasformate in fondi da distribuire al personale. Appalti nel mirino, così come un ex immobile sequestrato oggi riconvertito a sede della polizia locale. Su questo indaga la Procura di Ivrea. Anche se il riserbo è assoluto. Nessuno spiffero, nessuna fuga di notizie. Ma è un un terremoto giudiziario quello scatenatosi nella mattinata di ieri, giovedì 27 quando sono scattate perquisizioni a tappeto da parte dei carabinieri di Venaria Reale, Ivrea e Torino, affiancati dai militari della Guardia di Finanza di Ivrea. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Ivrea, ci sono undici persone indagati per una lunga serie di reati legati alla gestione delle sanzioni per violazioni al Codice della Strada. Un giro di multe che, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, sarebbe stato gestito con modalità irregolari, per poi rientrare nelle casse comunali in modo opaco. Con una parte dei proventi utilizzata in maniera indebita a favore del personale interno.
il comunicato stampa
Il comunicato congiunto di carabinieri, finanzieri e Procura è scarno, ma lascia intendere la portata dell’indagine: si parla di «illecita irrogazione di sanzioni derivanti da presunte violazioni al Codice della Strada e dell’utilizzo dei relativi proventi nei bilanci comunali, con ingiustificata allocazione e destinazione di parte dei fondi a favore del personale dei Comuni stessi». Il primo cittadino di San Ponso, Riccardo Giganti non è tra gli indagati. La sua colpa? Avere stipulato una convenzione con la Polizia municipale di San Francesco. I carabinieri hanno acquisito in Comune tutti gli atti necessari all’inchiesta: il resoconto dei soldi incassati dalle multe e le delibere che attestano il loro impiego. Nel piccolo paese altocanavesano, 234 abitanti, nessuno ha toccato un centesimo. Ma ora dovranno dimostrare che l’impiego pubblico di quelle cifre sia quello previsto dalla legge.
gli autovelox
Nel mirino anche le modalità di installazione degli autovelox, posizionati lungo strade comunali, extraurbane e persino nella zona aeroportuale di Caselle. Gli investigatori vogliono accertare se gli apparecchi siano stati piazzati e utilizzati nel rispetto delle norme, oppure se possano essere parte integrante di un sistema costruito per produrre sanzioni facili e introiti altrettanto facili da manovrare.
Ma l’inchiesta si allarga anche ad altri ambiti, con sviluppi potenzialmente ancora più delicati. A San Francesco al Campo, gli accertamenti si stanno concentrando su un immobile confiscato in un precedente procedimento per associazione mafiosa. Oggi quell’edificio ospita la nuova sede della Polizia Locale e l’Archivio Storico comunale. Secondo gli inquirenti, potrebbero esserci state irregolarità anche nelle procedure di appalto legate alla ristrutturazione e alla destinazione d’uso dell’immobile. L’inchiesta è ancora in una fase preliminare, ma gli accertamenti in corso – soprattutto quelli contabili e patrimoniali – fanno pensare a un sistema ben strutturato, con radici profonde e meccanismi rodati.