Piantine e nomi per non dimenticare le vittime delle mafie e quelle per la pace
PAVIA. Le vittime innocenti delle mafie, ma non solo. Anche quelle dell’occupazione israeliana in Palestina o del cartello della droga di Medellìn in Colombia. «Uno spazio della memoria», spiega la referente del presidio pavese di Libera, Sandra Basti, quello inaugurato ieri nel parco Alex Langer di via Flarer, con la messa a dimora di piantine da parte di un gruppo di volontari.
Un gesto simbolico, accompagnato dall’apposizione di fogli e piccoli cartelli sui quali campeggiavano nomi da non dimenticare. L’iniziativa rientrava in quelle organizzate anche a livello locale da Libera - l’associazione contro le mafie nata su iniziativa di don Luigi Ciotti - per la Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, ma hanno aderito oltre a Legambiente, Fridays for future e Pavia sostenibile anche i rappresentanti di Operazione Colomba, corpo non violento di pace dell’associazione GiovanniXXIII che si occupa dal 1992 di accompagnamenti disarmati in comunità che hanno scelto la resistenza non violenta in zone di conflitto. Al neonato “Giardino della memoria per le vittime innocenti delle mafie e per la pace”, con il patrocinio del Comune (a piantumare c’erano anche il sindaco Lissia e l’assessore Goppa) tutti erano invitati a portare un attrezzo per piantare e un foglio col nome di una vittima innocente. Sandra Basti ha letto il messaggio inviato da Sabina Langer, nipote di Alexander, ambientalista e pacifista, al quale il parco di via Flarer è intitolato: «La memoria va coltivata in maniera attiva dal basso per costruire la pace».
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Le vittime ricordate
Aggiunge la referente pavese di Libera: «Per questa iniziativa abbiamo pensato, con Legambiente, di richiamarci al motto del nostro raduno nazionale - “Il vento della memoria semina giustizia” - il fatto che questo parco sia dedicato a Langer ci ha motivato ancora di più, perché unisce anche l'istanza della pace. Ed è importante che si ricordi che anche a Pavia c’è una presenza della ’ndrangheta». Oltre ai nomi di vittime della mafia come Lea Garofalo, Giuseppe Tallarita, Valentina Guarino o la piccola Nadia Nencioni, sui cartelli campeggiavano i nomi dei palestinesi Haj Suleiman Al-Hathaleeen e Harun Abu Haram, uccisi in Cisgordiania dagli israeliani: «Il primo era un anziano che si era opposto pacificamente al sequestro di auto e venne travolto da un carro attrezzi, il secondo un 23enne, citato anche nel documentario premio Oscar “No other land”, al quale una soldatessa israeliana sparò durante la confisca dell’unico generatore di corrente del villaggio», spiega Sara di Operazione Colomba, che ha sei progetti attualmente aperti: in Siria, Palestina, Colombia, Cile, Ucraina e Grecia. Colombiane altre due vittime ricordate: Nayeli Sepùlveda, 30 anni, ed Edison David, 14, uccisi «in una zona oggetto di mire di multinazionali e con forte presenza di corpi paramilitari violenti». E c’è chi cita Andrès e gli altri 106 uccisi nell’89 dalla bomba piazzata da Pablo Escobar sul volo Avianca.