Politica, Bosone in campo per i cattolici: «Non escludo liste alle elezioni»
PAVIA. Daniele Bosone, che della politica mastica ogni declinazione, lo dice subito: «Questo non sarà il movimento di Bosone o di Fabio Zucca, sarà un laboratorio». Lo dice davanti a più di cento persone ospiti di don Franco Tassone al Piccolo chiostro di San Mauro, presentando - appunto - il movimento “Comunità e territorio” dopo un cursus honorum di tutto rispetto nel Partito democratico, del quale non fa più parte dal 2023.
Schematismo
«Oggi – dice l’ex senatore – c’è uno schematismo che impedisce la libertà di pensiero. Senza la passione e il cuore, il mestiere non basta, e spesso non c’è neanche quello».
Bosone cita due parole d’ordine: solidarietà e sussidiarietà e ammette di ispirarsi alla dottrina sociale della Chiesa «ma in modo laico per non ricadere nel settarismo e nell’ideologismo». È da un po’ che i cattolici fibrillano per far rimarcare il loro profilo, anche se a Pavia la segretaria cittadina del Pd, Mayra Paolillo li ha rampognati dicendo che gli ideali del cattolicesimo sono gli stessi del Partito democratico. Ma nella sala del Piccolo chiostro, tra Paolo Gramigna e una lunga lista di amministratori ed ex amministratori locali si respira forte la nostalgia per la Democrazia cristiana. Bosone conclude dicendo di essere appassionato dell’Unione europea dei popoli, non di quella dei regolamenti e poi si interroga: «Ci hanno chiesto se abbiamo finalità elettorali. Non possiamo dirlo, ma non possiamo escludere che in futuro vi siano realtà locali che intendano presentarsi al giudizio degli elettori». Giusto un pensiero alle comunali di Voghera e di Vigevano del prossimo anno e al voto per l’elezione del presidente della Provincia che l’incontro assume un risvolto accademico grazie agli interventi, lucidi e calibrati, dei docenti Andrea Zatti e Francesco Velo.
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Opportunità
Il titolo della prima uscita pubblica del neonato movimento è, infatti, “Criticità e opportunità per Pavia e provincia nel mondo che cambia”. La diagnosi di Zatti non è di quelle che facciano sorridere. Pavia ha una limitata capacità di generare reddito, è deindustrializzata ed è la provincia più vecchia di tutta la Lombardia. Se non fosse per l’immigrazione sarebbe un bel pasticcio e, infatti, il rettore del Cairoli dice: «L’integrazione degli immigrati è un tema strategico. Pavia ha fra i 3 e i 4mila studenti extracomunitari che sono una risorsa straordinaria».
E poi, la capacità di spendere il denaro pubblico: «Dei quattrini arrivati con il Pnrr – prosegue – in Lombardia si è spesa una media di 1.500 euro pro capite; a Brescia l’importo sale a 2.800 euro, a Pavia siamo a 890 euro».
Le parole dell’economista e docente Francesco Velo indicano una direzione. «Le risorse ci sono – dice – il problema è come portare una logica di lungo periodo a loro sostegno». La politica, insomma, non si misura solo di elezione in elezione, ma anche di generazione in generazione. Gli viene a sostegno ancora Zatti ricordando come «facciamo programmi, ma abbiamo una bassa capacità di follow up», di verificare nel tempo, quindi, la trasformazione dei programmi in realtà.
Tornando al professor Velo, nel suo discorso cita il presidente americano Roosvelt e un discorso del 1933, dopo la grande crisi del ’29. «Disse che gli Stati uniti erano una terra piena di risorse, ma che erano prevalsi gli interessi particolari». Questo, forse, è il nocciolo: riuscirà il movimento “Comunità e territorio” a lavorare per il bene della comunità, arginando le spinte centrifughe delle ambizioni personali? Chi interviene nel dibattito moderato da Daniele Maggi è ottimista. Da Maurizio Visponetti ad Alberto Lasagna fino a Giovanni Andrini. Anche se è proprio Alberto Lasagna, ex assessore provinciale con Bosone e oggi direttore di Confagricoltura Pavia a mostrare come il percorso da imboccare sarà a dir poco in salita: «Il territorio – dice – sta diventando una periferia rurale nel disinteresse della politica. Continuano a chiudere sezioni nelle scuole e in Lomellina c’è ormai una netta prevalenza di over 65». Intanto, conclude, «la politica spende 14,5 milioni di piantine in un’area golenale di Albaredo, piantine che la prima piena del Po spazzerà via». —