Piantati 4 ulivi al Gallini di Voghera: «Non solo uva, il futuro passa anche da qui»
VOGHERA. Quattro ulivi per mostrare agli studenti del Gallini quale potrebbe essere il futuro dell’agricoltura in Oltrepo: li ha donati allo storico istituto superiore la “Welfare farm” di Broni, ovvero l’azienda agricola nata dentro il “Welfare Park” Lombardia, progetto che vede come amministratore delegato il volto noto della tv Edoardo Stoppa.
L’attività, inaugurata meno di un anno fa, unisce agricoltura sostenibile e integrazione, e sta investendo sulla coltura dell’ulivo: ne ha già piantati circa due ettari a Rivanazzano e a breve ne aggiungerà altri a Broni, portando a circa 100 gli ettari che l’Oltrepo ha destinato negli ultimi anni a questa produzione. Le quattro piante donate al Gallini sono di due varietà: leccino e frantoio. Sono state piantate in una zona riparata tra le serre e la caserma di cavalleria, nella speranza che gli edifici le proteggano dalle gelate. Inserirle tra le coltivazioni dell’agraria era importante in un’ottica proiettata verso il futuro. Perché mentre la vite, con il riscaldamento globale, avrà bisogno di altitudini maggiori, la fascia della media collina potrebbe ospitare gli ulivi.
«Già da qualche anno – spiegano Paolo Bazzano, agrotecnico laureato che ha presenziato alla piantumazione dei nuovi alberi, e Ramona Timofte di Welfare Farm – le aziende agricole della zona hanno cominciato a guardare a questa coltivazione, che attecchisce bene su ogni tipo di terreno, purché sia posizionato a un’altitudine congrua e con una giusta esposizione. Gli oli di chi ha già iniziato a spremere le olive si sono dimostrati ottimi, e questo ha incoraggiato altri produttori a imboccare la stessa strada. Non ha la pretesa di sostituire i 13mila ettari di vigneti oltrepadani, ma di sicuro ha le potenzialità per espandersi. Ecco perché è giusto che i ragazzi comincino a studiare questa pianta».
Al momento, l’ostacolo più grosso alla crescita di questa coltura è la mancanza di un frantoio vicino, ma nel giro di poco le cose potrebbero cambiare: i 100 ettari già piantumati entreranno in piena produzione fra tre o quattro anni, e allora avranno la forza di alimentare un impianto di spremitura locale.
«Mi sento di ipotizzare – commenta Davide Mangiarotti, vicepreside e direttore dell’azienda agricola del Gallini – che se ci sarà sufficiente richiesta lo stesso istituto agrario potrebbe pensare di realizzare un frantoio». —