Più olivi nei paesaggi terrazzati Ottima resistenza al nuovo clima
Settimo Vittone
La stagione 2024-2025 dell’olivocoltura di Settimo Vittone è stata produttiva, con 600 quintali di olive lavorate. Di questi, 141 quintali sono il frutto delle piante del paese, dove a causa del clima, più caldo e secco, l’olivo sta prendendo sempre più piede. Tra Settimo Vittone e la bassa Valle d’Aosta c’è già chi diversifica dalle viti, meno resistenti allo stress delle nuove condizioni climatiche, piantando l’olivo.
Si è parlato di questo e di molto altro durante la conferenza di sabato 12, in occasione della Sagra dell’olivo e dell’olio extravergine, in municipio a Settimo Vittone, in compagnia di amministratori, esperti e olivocoltori, dedicata alla componente olivicola del sistema agricolo e alla sua valorizzazione nell’ambito dei terrazzamenti divenuti patrimonio nazionale del paesaggio rurale storico. Dopo i saluti delle istituzioni, tra cui c’era anche il vescovo della Diocesi di Ivrea Daniele Salera, che ha sottolineato la bellezza e la ricchezza del territorio e il nuovo richiamo del mondo agricolo per le generazioni più giovani, la conferenza è entrata nel dettaglio con le riflessioni degli esperti. Luca Bellina, del Circolo Molino Lingarda, ha presentato la campagna olearia 2024-2025 al frantoio comunale Vito Groccia: «Dopo i picchi di produzione registrati nel 2018 e nel 2020 e i più ridotti 350 quintali della campagna 2023-2024, l’ultima ha registrato 600 quintali di olive lavorate, provenienti da circa 900 conferitori delle province di Torino, Biella, Asti, Vercelli, Alessandria e Aosta, che hanno generato 55 quintali di olio. Le olive del territorio corrispondono a 141 quintali, con una resa del 9.59%, mentre la resa totale è dell’8,3%, in linea con la media piemontese dell’8,4%. È normale che un anno sia maggiormente produttivo e un altro sia di scarica, ma l’olivo sta acquisendo sempre più importanza a causa della sua resistenza al nuovo assetto climatico del territorio».
Gli effetti climatici, infatti, influiscono sulla quantità di olive e sulla resa: «Per la pioggia estiva dello scorso anno abbiamo avuto tante olive, ma con un resa più bassa – continua Bellina –. Secondo i dati di Arpa, tra il 1958 e il 2018, le temperature sono cresciute in media di 0,38 gradi ogni 10 anni, con meno gelate e precipitazione ridotte del 4% e, per questo ambito, ci dobbiamo chiedere se il cambiamento climatico non sia un’opportunità, dato che l’uliveto contrasta il riscaldamento globale assorbendo anidride carbonica e riducendo così l’effetto serra. I residui della potatura, a loro volta, diventano carbone vegetale che trattiene l’acqua nel terreno. In Piemonte gli ettari dedicati all’olivocoltura stanno crescendo e lo stesso accade a Settimo Vittone, dove per le sue caratteristiche di resistenza al clima attuale l’olivo si sta rivelando un’alternativa alla vite. Alcuni hanno tolto le vigne vecchie, in certi casi poco resistenti, piantando circa 300 olivi».
La riflessione si ricollega anche al riconoscimento ottenuto dai terrazzamenti: «È un modo per sostenere ciò che facciamo. Con l’olivo, infatti, si diversifica rispetto alla coltivazione della vite e si mantengono vivi questi terreni, pulendoli e gestendoli bene», conclude.
Vladimiro Cardenia, del Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università di Torino, ha raccontato che l’olio è l’unico alimento studiato in correlazione alla salute umana perché previene patologie. Da 6 anni, inoltre, l’olivo è tornato ad essere una coltura del territorio con analisi dedicate alla biodiversità che si basano sulla genetica degli olivi secolari. Il produttore locale Adriano Giovanetto, a sua volta, ha raccontato lo stato dell’arte degli studi e delle ricerche sul germoplasma, il materiale ereditario delle cellule germinali che permette di preservare la biodiversità a livello genetico e di specie, degli olivi di Settimo Vittone, spiegando che al momento non è ancora stata identificata la pianta madre piemontese.