Ivrea, aggregazioni funzionali territoriali: medici insieme per l’assistenza di base
IVREA. Si chiamano Aft, che sta per Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) dei medici del ruolo unico di assistenza primaria. E, detto in parole semplici, costituiscono l’articolazione territoriale della medicina di base che andrà ad integrarsi nello sviluppo delle case di comunità. L’Asl/To4 ha disegnato le aggregazioni funzionali intanto, il 10 aprile scorso, è stato siglato l’accordo tra sindacati medici di famiglia e la Regione Piemonte per far partire questa nuova organizzazione di raggruppamenti di medici di medicina generale incaricati di garantire per l’intera giornata e per tutti i giorni della settimana, la tutela della salute della popolazione di riferimento, che dovrà coprire un territorio omogeneo e con un determinato numero di abitanti, seppur consentendo ai medici di operare non fisicamente insieme, ma in ambulatori diversi ma collegati. I tempi non sono strettissimi, si parla dell’anno prossimo, con l’avvio delle case di comunità.
22 AFT IN ASL/TO4
In Asl/To4 ci saranno complessivamente 22 Aft, 6 nel distretto di Ivrea, 3 in quello di Cuorgnè, 4 a Chivasso-San Mauro, 4 a Settimo Torinese e 5 a Ciriè-Lanzo. «In Asl/To4 – spiega il direttore generale Luigi Vercellino – abbiamo organizzato gli uffici di coordinamento delle attività distrettuali (Ucad) quindi le riunioni con i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e i direttori di distretto. Alle riunioni delle Ucad ho partecipato sempre personalmente perché volevo capire le eventuali problematiche e come superarle. Alla fine del percorso siamo arrivati alla definizione delle Aft con la necessità di revisione di alcuni ambiti».
Gli ambiti territoriali, per la cronaca, sono il limite geografico entro in cui l’utente può esprimere la scelta del proprio medico di fiducia e anche l’area entro la quale lo stesso medico è autorizzato a esercitare. La logica delle Aft è già legata alla futura rete di case di comunità: «Abbiamo ideato queste Aft – sottolinea Vercellino – con una prospettiva sia legata alle case di comunità hub, che sono quelle legate ai fondi Pnrr in fase di realizzazione, che quelle spoke (ad esempio Vistrorio, ndr) già attive o che saranno attivate».
LENTE SUI DISTRETTI
Dunque, nello specifico, nel distretto di Ivrea, dove le Aft saranno 6, non ci saranno modifiche per gli ambiti di Bollengo e Borgofranco (che avranno 1 Aft ciascuna) e Caluso (2 Aft) mentre saranno fusi gli ambiti di Banchette e Valchiusella escluso Pavone che, invece, sarà con Ivrea. Una revisione di due dei cinque ambiti territoriali sarà nel distretto di Ciriè-Lanzo (l’ambito attuale di Front-Nole viene scorporato, accorpando Front nell’ambito di San Maurizio e San Francesco). Carlo Bono conosce benissimo l’Asl/To4 per averci lavorato in diversi ruoli. Oggi è coordinatore dell’area territoriale e spiega nel merito il ruolo delle Aft: «Diciamo che sono l’aspetto funzionale dell’assistenza. Sono strutture monoprofessionali (di medici) che sono articolate in modo da garantire un’assistenza dentro le 24 ore. Ovviamente, nell’orario diurno, ci sono i medici che noi siamo abituati a chiamare medici di famiglia. Lo scenario notturno, festivo e prefestivo, invece, vede in servizio gli stessi medici, o altri, perché ormai c’è un ruolo unico, anche con quella che comunemente chiamiamo guardia medica». In sostanza, le stesse persone possono fare entrambe le cose. «Nel quadro dell’assistenza globale – precisa Bono – una parte del servizio si svolge come ciclo di scelta, cioè rivolta agli assistiti da cui si è stati scelti. E una parte a ciclo di orario, ad esempio dalle 20 alle 8 dove il medico non è presente per i propri assistiti, ma per chi ha bisogno. Con l’aggregazione, insomma, l’utente può rivolgersi al suo medico negli orari di ambulatorio ma, negli altri orari, sa che può trovare sempre un medico dello stesso gruppo che può rispondere a un suo bisogno».
IL FUTURO
Trattandosi di gruppi organizzati in maniera funzionale, le aggregazioni potranno operare sia in studi scelti dai professionisti sia in parte in quelli che oggi si chiamano centri di assistenza primaria e domani case della comunità. «Le case della comunità – prosegue Bono – saranno le strutture che consentono l’aggregazione proprio fisica dei sanitari, mettendo insieme più studi medici, infermieri, personale amministrativo, socio-assistenziale, lo psicologo, il personale di supporto. Sarà una porta di ingresso ai servizi dove l’utente potrà trovare una risposta ai suoi bisogni». Nello specifico, nelle case di comunità dovrebbe essere portata avanti la cosiddetta medicina d’iniziativa, «quella che – sottolinea Bono – prende in carico i bisogni dell’assistito prima che si verifichi l’evento morboso». In Asl/To4, va detto, sono già state portati avanti nel tempo diverse sperimentazioni sul tema. «Funzionerà con una specie di prevenzione a tutto campo – dice –. Quindi supponiamo: se il paziente è diabetico, va alla casa di comunità dove hanno già tutto il programma degli esami che deve eseguire, i tempi, le impegnative, tutto. E così la cosa si sviluppa».