Il vescovo Sanguineti: «Francesco un vero pastore, col gregge fino alla fine»
PAVIA. Domani sera (mercoledì 23) alle 21, in Duomo, il vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti presiederà una messa di suffragio per papa Francesco mentre questa sera (martedì 22), alle 19, si terrà la recita del Santo Rosario. Ieri, con un comunicato stampa, monsignor Sanguineti ha invitato «tutte le comunità parrocchiali e religiose a raccogliersi in preghiera per affidare l’anima di Francesco, servo fedele, al Signore, nel suo passaggio da questo mondo al Padre, ricordandolo in queste celebrazioni eucaristiche nell’Ottava di Pasqua e pregando il Santo Rosario, perché la Madonna, da lui amata, lo introduca nella gioia del cielo».
L’immediatezza
Nel suo ruolo di vescovo, monsignor Sanguineti ha avuto modo di incontrare papa Bergoglio alcune volte. «Nel 2018 – rammenta – andai a Roma con un gruppo di ragazzi della Casa del giovane. La settimana precedente avevamo inviato una lettera al Papa con alcune notizie sulla figura di don Enzo Boschetti e con l’auspicio che il Santo Padre potesse venire a Pavia. All’udienza, il Papa, vedendo i ragazzi della Casa del giovane li invitò a uscire da dietro le transenne per poter parlare loro direttamente e fare una foto insieme a loro. I ragazzi rimasero molto colpiti dalla sua immediatezza».
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Monsignor Sanguineti ricorda il Papa appena scomparso come «una persona di grande umanità e molto spontanea. Il contatto con la gente lo rigenerava e ieri, in occasione della Santa Pasqua, ha voluto fare un giro tra i fedeli, come un pastore che si occupi del gregge sino all’ultimo momento».
Ma cosa consegneranno questi dodici anni di pontificato alla Storia? Quale tratto caratterizzante di papa Bergoglio resterà nel cuore delle persone, fedeli e non?
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«Credo – risponde monsignor Sanguineti – che il suo tratto sia stato il desiderio di entrare in rapporto con tutti, anche con coloro i quali siano più lontani dalla Chiesa. E poi l’attenzione verso chi poteva sentirsi ai margini, mettendo in primo piano i bisogni dei poveri, dei migranti, degli anziani o dei bambini, di tutte le persone in qualche modo “fragili”. Penso a una delle sue prime espressioni, quando parlò della Chiesa come di un “ospedale da campo”». C’è poi un altro aspetto che il vescovo tiene a rimarcare: «È stato un profeta per la pace un po’ inascoltato. In anni in cui purtroppo prevale la logica della guerra, lui è stato come una voce nel deserto. E, infine, la semplicità e la passione con cui parlava di Gesù. Si vedeva che era innamorato di Gesù e, di conseguenza, dell’Uomo».
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La cura
Don Franco Tassone, direttore della Caritas, ricorda così il Pontefice: «Francesco è il Papa che ci ha “curati” nell’anima durante la pandemia, come ha saputo comprendere e “curare” le ferite dello spirito, le debolezze, i dolori e le miserie della nostra vita quotidiana. Lo ha fatto parlando a ciascuno di noi, sostenendoci, rincuorandoci, come un padre e un pastore. Tra i ricordi del suo lungo Pontificato, ci sono l’amore per i poveri e i più deboli, la misericordia per ogni uomo – anche il più peccatore – la tenerezza per i sofferenti».