80 anni di Festa della Liberazione a Voghera, Corbeletti: «Senza valori, democrazia a rischio»
VOGHERA. Un forte richiamo ai valori costituzionali e un preoccupato allarme sullo stato attuale della democrazia hanno caratterizzato il discorso di Antonio Corbeletti, presidente dell'Anpi di Voghera e vicepresidente provinciale, durante la commemorazione dell'ottantesimo anniversario della Liberazione tenutasi giovedì in Piazza della Liberazione.
Corbeletti ha puntato il dito contro l'emergere di quella che ha definito "democrazia afascista", un modello che "maschera l'estraneità con l'indifferenza rispetto alle radici antifasciste del nostro impianto costituzionale, riducendo la democrazia ad una regola senza valori che serve solo a stabilire chi comanda".
La commemorazione è iniziata con un richiamo alla deliberazione del 13 giugno 1945 con cui la Giunta comunale nominata dal CLN cambiò i nomi delle vie imposte dal regime fascista. Ha ricordato la liberazione di Voghera, con la resa di oltre 250 militari tedeschi nella notte del 25 aprile, la fuga dei fascisti e lo scontro al Rondò Carducci in cui rimase gravemente ferito Franco Quarleri "Carli", che morirà il giorno dopo all'ospedale. Corbeletti ha ricordato l'ingresso dei partigiani della Divisione garibaldina "Aliotta" nel pomeriggio del 26 aprile e il rientro del CLN guidato da Luigi Gandini che assunse "la direzione politico-amministrativa del Comune: è il passaggio alla libertà a distanza di ventitré anni dall'ultima giunta socialista democraticamente eletta e costretta alle dimissioni dagli squadristi fascisti nell'agosto 1922".
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15119163]]
Ha ricordato le Pietre d'inciampo posate in città per Giovanni Mercurio, "medico presso l'Ospedale psichiatrico e partigiano di Giustizia e Libertà, deportato a Mauthausen dove muore il 22 aprile 1945", e per Jacopo Dentici, "collaboratore di Ferruccio Parri, arrestato a Milano dai fascisti della Muti e deportato anch'esso a Mauthausen dove muore il 1° marzo 1945".
Nel suo discorso, Corbeletti ha sottolineato la natura plurale della Resistenza, evidenziando come Voghera abbia espresso questa pluralità nelle figure di tre decorati con Medaglia d'Oro al Valor Militare: il partigiano comunista delle formazioni garibaldine Ermanno Gabetta 'Sandri', il partigiano di 'Giustizia e Libertà' Franco Quarleri ed il colonnello Luigi Lanzuolo dei 'Cavalleggeri Monferrato'.
La parte centrale dell'intervento è stata dedicata a una severa critica della situazione internazionale attuale, con il riferimento all'"Orologio dell'apocalisse" posizionato "a 89 secondi dalla mezzanotte” e alla denuncia di un'Europa che "alza muri e chiude le sue frontiere condannando a morte chi cerca speranza, ignora e nasconde lo spaventoso massacro che si consuma quotidianamente a Gaza".
Il presidente dell'Anpi ha evidenziato la distanza tra questa Europa e "le speranze dei combattenti della Resistenza europea" e il progetto del "Manifesto di Ventotene", affermando: "Noi ci riconosciamo ancora in quel manifesto". "Oggi – ha concluso – appare evidente l'aperta messa in discussione del modello democratico delineato dalla nostra Carta, dopo un lungo processo di logoramento e di svuotamento dall'interno". Si fanno infatti strada "progetti ed atti concreti che mirano ad un modello autoritario e plebiscitario, l'affermazione della delega ad un capo, l'insignificanza e la delegittimazione del parlamento, la frammentazione del paese, il restringimento delle modalità di espressione del dissenso". E serve dunque, ancora di più oggi, “un impegno quotidiano, non solo per difendere ma per attuare la nostra Costituzione nei suoi progetti di pace, solidarietà, uguaglianza che sono il lascito più grande della Resistenza".
L’intervento integrale di Antonio Corbeletti, presidente Anpi Voghera e vicepresidente provinciale Anpi
Il tredici giugno 1945 la Giunta comunale nominata dal Comitato di Liberazione Nazionale - con Sindaco Riccardo Dagradi e assessori Pietro Somenzini, Claudio Crescenti, Mario Pesce, Gino Raina, Giacomo Bozzi, Francesco Inglese, Giovanni Prinetti, Giacomo Perduca approvava una deliberazione che cancellava le denominazioni di vie e piazze imposte dal regime fascista. — - Piazza Castello diventa Piazza della Liberazione. E' una grande emozione ritrovarci oggi in questo luogo, ad ottant'anni da quel 25 aprile che segnò la sconfitta del fascismo e dell'occupazione nazista. Come rappresentante di una delle Associazioni partigiane nel mio caso l'Anpi sento la responsabilità nell'intervenire, in primo luogo per ricordare le donne e gli uomini, quelle ragazze e quei ragazzi, che hanno lottato per dare a tutti noi libertà e democrazia, in anni terribili.
Scriveva Ferruccio Parri
"...Nella sua storia è solo in questo momento, solo tra il 1943 ed il 1945, che l'Italia dà quello che ha di meglio. Vi è una carica di energia morale che l'Italia non ha mai avuto nella sua storia, mai. Non vogliamo che su questa pagina della vita italiana, su questa carica morale si possa stendere un comodo lenzuolo di oblio...".
Le ultime fasi della liberazione di Voghera sono ricostruite in modo sintetico nella relazione del Comando zona Oltrepo pavese al Comando generale del CVL, firmata da Italo Pietra (Edoardo), Alberto Cavallotti (Albero) e Paolo Murialdi (Paolo). Nella notte del 25 aprile si conclude la trattativa che porta alla resa di oltre 250 militari tedeschi presenti in città, che raggiungono Rivanazzano dove vengono disarmati. Abbandonano la città anche gli ultimi elementi della divisione Turkestan, tristemente famosi per le violenze commesse durante il rastrellamento invernale 44/45 nell'intero Oltrepo. Anche i fascisti scappano, e nella zona del sottopasso ferroviario del Rondò Carducci un reparto guidato dal comandante della Brigata Nera Arnaldo Romanzi, si scontra con un gruppo di partigiani guidati da Franco Quarleri "Carli" vicecomandante della "Masia".
Quarleri viene gravemente ferito e morirà il giorno successivo all'ospedale; con lui sono feriti altri tre partigiani, mentre in via Garibaldi è colpito a morte Luigi Barbieri. Nel pomeriggio del 26 aprile, entrano in città i partigiani della Divisione garibaldina "Aliotta", trovando la città presidiata dal Comando piazza con le formazioni di pianura, che difendono la centrale elettrica, il gasometro, la stazione e l'officina ferroviaria, oltre ai luoghi di lavoro più importanti come la fabbrica VISA che offre sostegno e copertura all'iniziativa partigiana, ospitando il comando della Brigata “Covini".
Dopo il trasferimento in collina per sfuggire alla repressione, il CLN di Voghera, guidato da Luigi Gandini, rientra in città con i partigiani, assumendo la direzione politico-amministrativa del Comune: è il passaggio alla libertà a distanza di ventitré anni dall'ultima giunta socialista democraticamente eletta e costretta alle dimissioni dagli squadristi fascisti nell'agosto 1922. Ci saranno altri momenti di tensione sulla presenza di reparti tedeschi a Casei Gerola, ma anche loro comprendono che è finita ed oltre 800 soldati si arrenderanno, per essere poi consegnati alle truppe americane della 92° Divisione entrate in città il 29 aprile, seguiti poi dalla Divisione brasiliana. -
Tre giorni fa abbiamo reso omaggio, con la posa della Pietra d'inciampo qui a lato, a Giovanni Mercurio medico presso l'Ospedale psichiatrico e partigiano di "Giustizia e Libertà" - che viene deportato a Mauthausen dove muore il 22 aprile 1945. E' la seconda pietra che si aggiunge a quella dedicata al partigiano Jacopo Dentici - collaboratore di Ferruccio Parri "Maurizio" (che a Voghera svolse un ruolo importante nelle prime fasi dell'organizzazione clandestina), arrestato a Milano dai fascisti della "Muti" e deportato anch'esso a Mauthausen dove muore il 1° marzo 1945 - che abbiamo ricordato in mattinata davanti al Liceo "Grattoni", la sua scuola. Dobbiamo sempre ricordare che il Castello alle nostre spalle è stato usato come carcere durante il ventennio fascista e nel periodo più tetro della repubblica di Salò, diventando luogo di detenzione e passaggio verso la deportazione e per alcuni la morte, per antifascisti vogheresi e dell'Oltrepo, come i partigiani Renato Percivalle della "Capettini" morto a Gusen, Ersilio Miracca e Giancarlo Rivaroli, della "Crespi", prelevati da questo luogo dalla famigerata Sicherheit e fucilati lungo la strada tra Voghera e Genestrello.
Contro ogni rimozione, falsificazione o revisione strumentale è necessario ribadire con forza che la Resistenza è stata un grande movimento con caratteristiche plurali. Le tre guerre che compongono la lotta partigiana - come ha indicato Claudio Pavone - la guerra patriottica (contro l'occupazione nazista), la guerra civile (contro il fascismo di Salò) e la guerra con connotazioni di classe (per una trasformazione sociale) sono animate da molteplici spinte ideali, motivazioni, culture. I venti mesi della Resistenza si collegano con la lunga e tenace opposizione di partiti, gruppi e persone che non hanno chinato la testa durante il ventennio fascista, dispiegandosi a partire dall'8 settembre con i nostri soldati che all'estero non si arresero ai tedeschi, unendosi ai movimenti partigiani dei paesi che avevamo aggredito e occupato, come in Jugoslavia e Albania; con il rifiuto dei 650.000 Internati Militari Italiani che rimangono nei Lager tedeschi in condizioni drammatiche, rifiutando l'adesione e l'arruolamento nelle forze armate della RSI di Mussolini; con la partecipazione del ricostituito esercito al fianco degli Alleati nei gruppi di combattimento del Corpo Italiano di Liberazione; con l'azione civile e disarmata - dove spicca il ruolo dei Gruppi di difesa della donna per la propaganda, l'aiuto a militari sbandati, prigionieri alleati in fuga, ebrei, partigiani; scioperando o sabotando per rallentare la produzione bellica, rischiando e subendo l'arresto, la deportazione e la morte. Ed infine la Resistenza armata – elemento fondamentale - di uomini e donne organizzata nelle bande e nelle formazioni partigiane, in collina e montagna, mentre nelle città ed in pianura si articola con i GAP e le SAP.
Anche Voghera esprime la pluralità della Resistenza nelle biografie di tre figure decorate di Medaglia d'Oro al Valor Militare: il partigiano comunista delle formazioni garibaldine Ermanno Gabetta "Sandri" (caduto a Verretto nel gennaio 1945), il partigiano di “Giustizia e Libertà” Franco Quarleri ed il colonnello Luigi Lanzuolo dei “Cavalleggeri Monferrato" che, dopo l'armistizio, schiera il suo reparto contro i tedeschi in Albania ed è ucciso nell'ottobre 1943. Quel lontano 1945 non vede solo la conclusione della Seconda guerra mondiale con la sconfitta del nazismo e del fascismo che l'avevano scatenata, ma l'uso delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.
Oggi “l'Orologio dell'apocalisse”, del Bollettino degli Scienziati atomici, è posizionato a 89 secondi dalla mezzanotte (mai accaduto nei 78 anni precedenti). Questo avviene in un quadro internazionale di nuovi imperialismi, dove si ignorano e si smantellano le regole del diritto internazionale e gli istituti che dovrebbero garantirle, dall'ONU alla Corte Penale Internazionale; mentre la guerra, teorizzata e praticata, ritorna unico strumento dei rapporti di forza tra paesi con il suo carico distruttivo di vite, risorse, ambiente. Quella “terza guerra mondiale a pezzi” di cui ha parlato incessantemente con lucidità e contro la quale si é battuto Papa Francesco. L'Europa di oggi - di fronte alla crescita impressionante di disuguaglianze e povertà, alza muri e chiude le sue frontiere condannando a morte chi cerca speranza, ignora e nasconde lo spaventoso massacro che si consuma quotidianamente a Gaza - rilancia una folle rincorsa al riarmo invece di fare di tutto per bloccare il sanguinoso conflitto in Ucraina, con il rischio di uno scontro nucleare dagli esiti inimmaginabili.
Un’Europa lontanissima dalle speranze dei combattenti della Resistenza europea francesi, belgi, greci, danesi, olandesi, norvegesi, tedeschi, jugoslavi e dei paesi dell'Est testimoniate nelle loro ultime lettere, che pensavano un Continente profondamente diverso da quello che aveva precipitato il mondo nella catastrofe di due guerre mondiali. Così come lontanissima appare dal progetto del "Manifesto di Ventotene” di intellettuali e militanti antifascisti come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann. Un testo che puntava al superamento delle sovranità degli Stati nazionali con una impostazione federale dell'Europa che doveva garantire uguaglianza di diritti a tutti i cittadini europei e la subordinazione alla legge delle forze economiche. Noi ci riconosciamo ancora in quel manifesto.
"Se l'umanità vuole sopravvivere, poteri globali e aggressioni globali impongono un salto di civiltà, cioè un'espansione del costituzionalismo oltre lo Stato, all'altezza dei poteri da cui provengono le minacce al nostro futuro. È chiaro che questa espansione è possibile solo sulla base di un nuovo contratto sociale di carattere globale tra tutti gli Stati e i popoli del pianeta - indica il costituzionalista Luigi Ferrajoli, che così prosegue - Purtroppo, la politica è ben lontana dal compiere questo passo. L'aspetto più insidioso e drammatico delle catastrofi in atto consiste nella cecità dei nostri governi e delle nostre opinioni pubbliche. (...) Nonostante i cataclismi ogni anno più gravi e devastanti, il mutare delle stagioni, i grandi caldi, gli incendi e le grandini, le siccità e le alluvioni, lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento dei mari e il prosciugarsi dei fiumi e dei laghi, quanti potrebbero accordarsi e concordemente vincolarsi per fronteggiare le sfide globali non stanno facendo nulla, se non varare, leggi punitive contro i giovani che con le loro proteste tentano di aprire loro gli occhi...".
Come ricorda la storica Chiara Colombini "Indipendentemente dalle idee con le quali se ne esce, la Resistenza, in quel suo percorso così difficile – in cui si rischia di morire per poter vivere, si mettono da parte gli affetti per poterne godere, si aspira all'uguaglianza ma si deve venire a patti con la gerarchia -, è un insegnamento indelebile perché chi la vive scopre il prezzo, i limiti e la realtà entusiasmante della propria autonomia, e insieme sperimenta il senso dell'agire e del protagonismo collettivo. In una parola, apprende il significato della libertà e della politica come mezzo per costruirla, impara i fondamenti della democrazia". Ho citato questo passaggio perché da quella stagione prende corpo il percorso dell'Assemblea costituente che elabora, in un confronto di grande respiro civile e culturale, la nostra Costituzione repubblicana e antifascista. Un testo che si concentra non solo sulle istituzioni e le procedure, ma mette al centro la persona e i suoi diritti, le condizioni sociali della cittadinanza e gli strumenti per attuarla. Oggi appare evidente l’aperta messa in discussione del modello democratico delineato dalla nostra Carta, dopo un lungo processo di logoramento e di svuotamento dall'interno, “i tarli” richiamati da Gustavo Zagrebelsky.
Si punta all'affermazione di una “democrazia afascista” – uso il termine alla base delle riflessioni di Nadia Urbinati e Gabriele Pedullà – che maschera l'estraneità con l'indifferenza rispetto alle radici antifasciste del nostro impianto costituzionale, riducendo la democrazia ad una regola senza valori che serve solo a stabilire chi comanda. Si fanno strada progetti ed atti concreti che mirano ad un modello autoritario e plebiscitario, l'affermazione della delega ad un capo, l'insignificanza e la delegittimazione del parlamento, la frammentazione del paese, il restringimento delle modalità di espressione del dissenso...Insomma, l'esatto contrario del progetto plurale, conflittuale, di emancipazione e trasformazione che sta alla base della nostra Costituzione.
Allora questo ottantesimo Anniversario della Liberazione può rappresentare una occasione di riflessione e di consapevolezza per riconoscersi nuovamente in un cammino di liberazione da percorrere insieme, nell'impegno quotidiano, non solo per difendere ma per attuare la nostra Costituzione nei suoi progetti di pace, solidarietà, uguaglianza che sono il lascito più grande della Resistenza. Viva il 25 aprile! Viva l'Italia antifascista!