Addio ad Annamaria Gatto, guidò per cinque anni il tribunale di Pavia
PAVIA. Addio ad Annamaria Gatto, 73 anni, giudice milanese che aveva concluso la sua carriera andando in pensione, cinque anni fa, come presidente del Tribunale di Pavia, dopo essersi dedicata per molti anni (alla guida della Quinta sezione del tribunale milanese) di vicende delicatissime in cui ragazzini e ragazzine, donne giovani e non, sono stati vittime di abusi e maltrattamenti. Il decesso, improvviso, mentre si trovava in vacanza.
Nata a Napoli nel 1952, sposata con un figlio, ha cominciato in Procura a Milano, durante il periodo degli anni di piombo (è stata nel pool di pm che ha svolto gli interrogatori della colonna Walter Alasia) e dell'inchiesta sulla P2. Nel 1984, sempre a Milano, è diventata pretore, e come pretore ha celebrato, tra gli altri, il processo per gli incidenti avvenuti nel 1996 in via Bellerio condannando, due anni dopo, gli allora vertici della Lega Nord, tra cui Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli. Come presidente della quinta sezione penale del tribunale di Milano, che ha guidato dal 2009 fio al 2015, quando è stata nominata a Pavia, oltre ai molti processi che hanno riguardato in gran parte i soggetti, come diceva lei, non «deboli» ma «vulnerabili», soprattutto donne e bambini vittime di violenze, ha anche celebrato quello a carico dell’ex ministro Aldo Brancher, imputato per un filone dell’inchiesta sulla scalata ad Antonveneta, e poi il celeberrimo processo Ruby, in cui tra gli imputati c'erano Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.
A Pavia il suo nome è legato ad alcuni importanti processi, su tutti quello dell’omicidio del fotoreporter Andy Rocchelli a carico del soldato italo-ucraino Vitaly Markiv.
Tanti sono stati i progetti 'extra giudiziari' e di volontariato a cui ha partecipato: tra questi va citato quello del 2009 in tandem con la Onlus "Differenza Donna", e finanziato anche dalla Farnesina, per la realizzazione in Palestina di un centro di accoglienza per le donne vittime di violenza che poi si è esteso anche alla formazione di magistrati palestinesi sempre in materia di abusi e violenze.