Monsignor Salera celebrerà la messa dell’Epifania: «Il Carnevale sia volano di entusiasmo e senso di appartenenza a questa terra»
IVREA. Il primo incontro di Carnevale è stato a carattere musicale e il vescovo, monsignor Daniele Salera, lo ha avuto durante la celebrazione del suo ingresso nella diocesi, lo scorso 15 febbraio, quando i Pifferi e tamburi di Ivrea lo hanno accompagnato, insieme al cardinale Roberto Repole, metropolita, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, e al suo predecessore, ormai amministratore apostolico, monsignor Edoardo Aldo Cerrato, dal Tempio dell’Immacolata dei miracoli al sagrato della cattedrale dove ha ricevuto e ricambiato il saluto del sindaco, Matteo Chiantore.
Due settimane dopo, il nuovo vescovo è entrato da protagonista nella manifestazione eporediese, accogliendo, nel salone di rappresentanza del Seminario maggiore, i dieci piccoli Abbà venuti a rendergli omaggio e, con loro, il Generale, il Sostituto gran cancelliere, lo Stato maggiore e le Vivandiere. Ai giovanissimi priori della festa ha fatto dono della tradizionale bomboniera recante il proprio stemma e di un libro sul Salone degli affreschi del Palazzo vescovile di piazza Castello e a tutto il corteo storico, dopo il brindisi con il Generale, ha offerto un ricco rinfresco.
Oggi monsignor Salera si appresta a vivere la nuova edizione del Carnevale sin dalle prime battute e martedì, nella cattedrale, presiederà la celebrazione della messa alla presenza delle autorità cittadine, dopo aver accolto il corteo storico con i Pifferi e tamburi e il Podestà recante il cero da offrire all’Assunta.
Con l’affabile disponibilità che ha dimostrato sin dal suo arrivo a Ivrea, il vescovo Salera ha accettato di rispondere a un paio di domande, a partire da che cosa abbia rappresentato per lui l’incontro con la manifestazione. «È stata – spiega – un’esperienza del tutto sconosciuta in cui ho visto una città, ma anche tanti affezionati che ad Ivrea sono convenuti, totalmente coinvolta. Un rito che aggrega non superficialmente chi qui è nato e cresciuto, ma che anzi coinvolge la memoria, gli affetti, le competenze di tutti. Mi colpisce quanto il Carnevale sia, con tutti i suoi riti definiti fin nei minimi dettagli, una tradizione trasmessa di generazione in generazione, con orgoglio ma anche con un senso di appartenenza che favorisce la custodia di un’identità collettiva». «Ciò che più mi piace – evidenzia – è la coralità dell’esperienza, espressa attraverso l’impegno di tutti: si mettono a frutto le abilità di ciascuno senza interruzione, tra l’altro si lavora anche di notte, e mi sembra con un’ottima tenuta delle relazioni e dei contesti. Apprezzo anche molto la commozione con cui si vivono i vari riti: quando alle tradizioni si uniscono gli affetti, abbiamo la certezza che quella tradizione è viva e diffonde vita».
Che cosa si aspetta?
«Che la fraternità possa crescere, che i giovani possano essere sempre coinvolti, che il Carnevale possa essere un volano che faccia ripartire l’entusiasmo ed il senso di appartenenza a questa terra, l’occasione per favorire una maggiore visibilità dell’eporediese».
Un augurio per l’imminente Epifania?
«Sono molto contento che sia stata apprezzata la mia scelta di accogliere in cattedrale i primi riti del prossimo Carnevale con la celebrazione dell’Eucaristia nella solennità dell’Epifania. Dal mio punto di vista, con questa opportunità potrò offrire tutto il Bene che la Chiesa ha in serbo per i suoi figli. Immagino inoltre di poter incontrare persone di tutte le età che normalmente non intercetto e aspetto con trepidazione questo momento. Auguro a tutti e a ciascuno – conclude – di poter vivere al meglio questo Carnevale 2026, che sia un evento che unisce, che alimenta l’entusiasmo e con l’entusiasmo diffonde anche il sorriso».