Giubileo, chiusa l’ultima Porta Santa. Il bilancio dell’Anno Santo nell’omelia del Papa che interroga Chiesa e fedeli – Foto
Leone XIV ha chiuso il Giubileo della speranza indetto e aperto da Papa Francesco. Prevost, come aveva stabilito Bergoglio nella bolla di indizione dell’Anno Santo del 2025, Spes non confundit, ha chiuso l’ultima Porta Santa, quella della Basilica Vaticana. Un Giubileo ordinario che rimane nella storia soprattutto per il cambio di pontificato avvenuto durante questi mesi. Prima del 2025, infatti, solo nel 1700 si era verificata una Sede Vacante durante l’Anno Santo. Il Giubileo fu aperto da Innocenzo XII, che poi morì, e venne chiuso da Clemente XI. Oltre 33 milioni i pellegrini provenienti da 185 Paesi che sono arrivati a Roma dal 24 dicembre 2024, giorno di apertura del Giubileo, al 6 gennaio 2026. Numeri più alti delle previsioni che ipotizzavano 31 milioni di fedeli. La stragrande maggioranza dei pellegrini, ovviamente, è arrivata dall’Italia, il 36%. Al secondo posto, con il 12%, si sono classificati i fedeli degli Stati Uniti d’America, Paese natale di Prevost. Sono stati 35 i grandi eventi dell’Anno Santo. Il culmine è stato sicuramente il Giubileo dei giovani con un milione di ragazzi a Tor Vergata che hanno simbolicamente abbracciato il nuovo Papa.
Alla cerimonia di chiusura della Porta Santa di San Pietro l’Italia era rappresentata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura. Subito dopo aver chiuso il Giubileo, Leone XIV, nella Basilica Vaticana, ha presieduto la messa della solennità dell’Epifania. Nella sua omelia, Prevost ha tracciato un bilancio dell’Anno Santo, pensando soprattutto “a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il nuovo che Dio ha in serbo per tutti. Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino. Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto. Lo vediamo: il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare. Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”.
Interrogativi che Leone XIV ha rivolto innanzitutto alla Chiesa. “La Porta Santa di questa Basilica, che, ultima, oggi è stata chiusa, – ha affermato il Papa – ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova. Chi erano e che cosa li muoveva? Ci interroga con particolare serietà, al termine dell’Anno giubilare, la ricerca spirituale dei nostri contemporanei, molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere. Milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza? Sì, i magi esistono ancora. Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”.
Prevost ha ricordato che “siamo vite in cammino. Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita. È un Dio che ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro: è invece vivo e vivificante, come quel Bambino che Maria si trovò fra le braccia e i magi adorarono. Luoghi santi come le cattedrali, le basiliche, i santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare, devono diffondere il profumo della vita, l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato”.
Parole cariche di speranza, come è stato il tema scelto da Francesco per il Giubileo. Ma Leone XIV ha guardato soprattutto al futuro, consapevole che, con la chiusura dell’Anno Santo, termina anche l’agenda del pontificato del suo immediato predecessore, da lui totalmente ereditata, e iniziano finalmente le pagine bianche che dovrà scrivere nei prossimi anni di governo. Non a caso il Papa terrà il primo concistoro straordinario del suo pontificato subito dopo la chiusura del Giubileo, il 7 e l’8 gennaio 2026, per discutere in modo collegiale del governo della Chiesa. Una richiesta emersa con forza nelle dodici congregazioni generali dei cardinali che hanno preceduto il conclave che ha eletto Prevost. Diversi i temi indicati dal Papa nella lettera di convocazione inviata ai porporati di tutto il mondo. Tra essi spiccano in particolare quello della riforma della Curia romana, promulgata da Francesco, il 19 marzo 2022, con la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, quello della sinodalità e quello della liturgia, in una perenne lotta tra conservatori, legati alla messa tridentina, e progressisti, sostenitori della riforma liturgica del Concilio Ecumenico Vaticano II.
Molto indicative sono state in questo senso le parole che Leone XIV ha pronunciato durante l’omelia della messa conclusiva del Giubileo: “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino? Nel racconto, Erode teme per il suo trono, si agita per ciò che sente fuori dal suo controllo. Prova ad approfittare del desiderio dei magi e cerca di piegare la loro ricerca a proprio vantaggio. È pronto a mentire, è disposto a tutto; la paura, infatti, accieca. La gioia del Vangelo, invece, libera: rende prudenti, sì, ma anche audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse”. Per questo, ha sottolineato ancora Prevost, “quanto è importante che chi varca la porta della Chiesa avverta che il Messia vi è appena nato, che lì si raduna una comunità in cui è sorta la speranza, che lì è in atto una storia di vita! Il Giubileo è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuol essere il Dio-con-noi. Sì, Dio mette in questione l’ordine esistente: ha sogni che ispira anche oggi ai suoi profeti; è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù; coinvolge giovani e anziani, poveri e ricchi, uomini e donne, santi e peccatori nelle sue opere di misericordia, nelle meraviglie della sua giustizia. Non fa rumore, ma il suo regno germoglia già ovunque nel mondo”.
Dal Papa, infine, un appello per il cammino futuro: “È bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! La fedeltà di Dio ci stupirà ancora. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora. Maria, Stella del mattino, camminerà sempre davanti a noi! Nel suo Figlio contempleremo e serviremo una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”.
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