Moreno Zocchi, ex giocatore e dirigente :«Pavia merita di stare in Serie C»
PAVIA. La “sudata” conquista della Serie D nella gestione Nucera degli ultimi anni azzurri ha rappresentato un traguardo importante, dopo stagioni di Eccellenza per il Pavia Calcio 1911. Dal 2019, con l’arrivo alla guida del club del presidente Giuseppe Nucera, la società ha finalmente centrato la promozione in D grazie alla vittoria del girone A di Eccellenza. Oggi, però, la situazione di classifica appare pesante all’inizio del girone di ritorno, con un penultimo posto nel girone B. «Una piazza come Pavia, inutile nasconderlo, merita il calcio professionistico e il ritorno in D della passata stagione è stato finalmente un primo gradino scalato dall’attuale società», sottolinea Moreno Zocchi, ex giocatore del Pavia, con cui ha conquistato la promozione in C1 e, successivamente,è stato per due volte direttore sportivo del club di via Alzaia, oltre ad aver vissuto esperienze importanti come nel settore giovanile della Juventus.
I RICORDI AZZURRI DI MORENO ZOCCHI
«I miei ricordi sono bellissimi – sottolinea l’attuale direttore sportivo del Trento in serie C, dopo le tre precedenti stagioni nello stesso ruolo al Pontedera –. Oggi tornare nel calcio professionistico è più difficile rispetto ai miei tempi in via Alzaia, ma è sicuramente un obiettivo che una piazza come Pavia meriterebbe per la sua storia sportiva». Per il Pavia di quegli anni arrivò anche una promozione in B solo sfiorata.
«Ricordo che alla vigilia della finale play off con il Mantova perdemmo il nostro bomber Ciullo per un grave infortunio – sottolinea Zocchi –. Resta il rimpianto di non esserci giocati al meglio la chance di salire in B in quell’occasione, che poteva essere alla nostra portata. Dopo quell’avventura da diesse al Pavia con la famiglia Calisti, a cui sono legato e con cui mi sono visto qualche settimana fa per una cena prenatalizia insieme ai figli del rimpianto patron Secondino, l’ingegner Armando e l’architetto Roberto, oltre al tecnico di allora Marco Torresani e ad alcuni dirigenti di quel periodo, resta il ricordo di un’esperienza importante».
Una partenza col freno a mano tirato per il Pavia quest'anno, in una serie D di buon livello, come conferma anche l’ex giocatore e direttore sportivo azzurro, in un contesto calcistico in cui il livello si è alzato e tornare tra i professionisti è sempre più difficile.
«Non era facile arrivare così in alto e c’eravamo riusciti con i Calisti e, successivamente, ho avuto una seconda possibilità di provare a portare il Pavia in B con la famiglia Zanchi, che guidò il club tra il 2009 e il 2011, con giocatori come Acerbi e Pavoletti che oggi militano ancora in Serie A. Ad una piazza come Pavia posso solo augurare, prima di tutto, di stabilizzarsi in D in questa stagione e poi di costruire un futuro più roseo attraverso una programmazione solida». —