Gioco online, nel 2026 il mercato italiano cambia volto: meno licenze, più controlli e operatori più solidi
Il 2026 matura un passo in avanti per il mercato italiano del gioco pubblico a distanza. Dopo oltre un decennio di stratificazioni normative a volte contraddittorie, l’Italia ha avviato una riforma strutturale che ridisegna l’intero settore: meno concessionari, requisiti più stringenti, maggiori tutele per i giocatori e un rafforzamento del presidio pubblico su un comparto che vale miliardi di euro in termini di raccolta.
Al centro del nuovo assetto c’è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che nel biennio 2025-2026 ha attivato il nuovo regime concessorio previsto dalla riforma del gioco online, con l’obiettivo dichiarato di semplificare il sistema, ridurre le zone grigie e aumentare il livello complessivo di affidabilità dell’offerta legale.
Meno licenze, più selezione
La novità più evidente riguarda il numero di concessioni. Il precedente modello, basato su centinaia di autorizzazioni e su una proliferazione di “skin” commerciali riconducibili allo stesso concessionario, è stato superato. Dal nuovo ciclo concessorio emerge un mercato fortemente selezionato: poche decine di licenze, ciascuna associata a un unico brand e a un solo dominio operativo.
La scelta risponde a una logica precisa: concentrare l’offerta su operatori dotati di solidità finanziaria, di infrastrutture tecnologiche avanzate e di strutture di compliance in grado di sostenere controlli continui. Un cambio di paradigma che allinea l’Italia ai modelli più restrittivi già adottati in altri grandi mercati regolamentati europei.
Costi e requisiti più elevati
Il nuovo sistema non è accessibile agli operatori improvvisati. Le concessioni hanno una durata pluriennale più lunga rispetto al passato, ma prevedono costi iniziali rilevanti, garanzie finanziarie obbligatorie e canoni annuali legati al margine netto di gioco.
Accanto agli aspetti economici, aumentano i requisiti organizzativi: certificazioni internazionali in materia di sicurezza informatica e qualità dei processi, sistemi antifrodi avanzati, tracciabilità totale dei flussi di gioco e reportistica costante all’autorità di controllo. Per i gruppi internazionali extra-UE diventa inoltre centrale la presenza stabile sul territorio italiano, anche sotto il profilo societario e operativo.
Più tutele per i giocatori
Sul fronte della domanda, la riforma rafforza in modo significativo gli strumenti di tutela del consumatore. Nel 2026 entrano a regime misure più efficaci di gioco responsabile: limiti di deposito più chiari, sistemi di autoesclusione centralizzati e personalizzabili, notifiche di rischio e monitoraggio dei comportamenti anomali.
Anche i processi di identificazione diventano più rigorosi, grazie all’integrazione con sistemi di identità digitale e a controlli più puntuali sull’età e sulla residenza degli utenti. L’obiettivo è duplice: prevenire l’accesso dei minori e ridurre i fenomeni di gioco problematico, senza però spingere i giocatori verso circuiti non autorizzati.
Un mercato più trasparente (ma più concentrato)
Dal punto di vista economico, il nuovo assetto determina un effetto di concentrazione. I grandi operatori già presenti sul mercato rafforzano la propria posizione, mentre molte realtà minori escono dal perimetro legale o vengono assorbite. Per lo Stato, tuttavia, il trade-off è chiaro: meno operatori, ma più controllabili, più affidabili e più contributivi in termini fiscali.
La maggiore trasparenza riguarda anche il contrasto all’offerta illegale. Con un perimetro autorizzato più definito, ADM può intervenire in modo più rapido su siti non conformi, blocchi DNS e flussi di pagamento, rafforzando la distinzione tra gioco legale e non autorizzato.
Le sfide aperte
Restano alcune questioni centrali nel dibattito pubblico. In particolare, il tema della pubblicità del gioco, ancora soggetto a restrizioni molto severe, e il rischio che un’eccessiva rigidità normativa favorisca l’offerta offshore. Il 2026 sarà quindi anche un anno di osservazione: l’efficacia del nuovo sistema verrà misurata sulla capacità di mantenere l’offerta legale attrattiva, senza sacrificare gli obiettivi di tutela.
Una cosa è certa: il mercato del gioco online in Italia entra in una nuova fase, più matura e regolata, con un processo di identificazione previsto per il 2026. Un passaggio che interessa non solo gli operatori, ma anche il sistema Paese, chiamato a bilanciare entrate fiscali, innovazione digitale e responsabilità sociale.
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