Caso imam di Torino, la Cassazione ha annullato provvedimento di stop al trattenimento. Nuova valutazione in appello
Nel giorno in cui la premier – durante la lunghissima conferenza di inizio anno – ha citato il caso dell’imam di Torino, arriva la decisione della Cassazione sul trattenimento del religioso, protagonista di controverse dichiarazioni su Hamas in cui non riteneva gli attacchi del 7 ottobre fossero una violenza. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento con cui i magistrati torinesi avevano disposto lo stop al trattenimento dell’imam Mohamed Shahin nel centro di permanenza per rimpatri (cpr) di Caltanissetta. Shahin, 47 anni, sposato e con due figli piccoli, era stato trasferito a fine novembre nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Caltanissetta a seguito di un decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La decisione del Viminale aveva suscitato immediatamente forti contestazioni, sia sul piano politico sia giuridico.
Il 16 novembre scorso, la Corte d’appello di Torino aveva stabilito che l’imam dovesse essere rilasciato dal Cpr, sottolineando che Shahin non era un “soggetto pericoloso”, era “incensurato” e che i suoi contatti con persone legate al terrorismo erano “isolati e decisamente datati”. Il provvedimento di espulsione era legato a dichiarazioni fatte dall’imam durante una manifestazione pro-Pal a Torino, in cui aveva espresso il proprio punto di vista sugli eventi del 7 ottobre 2023, giorno della strage di Hamas. Secondo i giudici torinesi, le parole di Shahin costituiscono “espressione di pensiero“, tutelata sia dall’articolo 21 della Costituzione italiana sia dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu), e non integrano alcun reato.
Successivamente, il 30 dicembre, la Corte d’appello di Caltanissetta aveva confermato il no al rimpatrio in Egitto, Paese che Shahin aveva lasciato oltre vent’anni fa, sottolineando il concreto rischio per la sua vita in caso di espulsione. Il Viminale aveva annunciato il ricorso contro la decisione della Corte d’Appello di Torino già nel mese di dicembre. Gli ermellini hanno accolto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato, annullando la pronuncia di Torino con rinvio e disponendo un nuovo esame della vicenda da parte dei giudici torinesi. Shahin, presente in Italia da oltre vent’anni e “perfettamente integrato e inserito” nel tessuto sociale, è difeso dagli avvocati Gianluca Vitale e Fairus Ahmed Jama. Ora la parola torna ai giudici della Corte d’Appello di Torino, chiamati a riesaminare il caso alla luce delle indicazioni della Cassazione, in un nuovo passaggio giudiziario che sarà osservato con attenzione da politica, media e opinione pubblica.
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