Obbligo di dimora per il 31enne accusato dell’omicidio stradale del poliziotto penitenziario
Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta della pm Valentina Bossi: il 31enne accusato di omicidio stradale per la morte dell’assistente capo della polizia penitenziaria Alessandro Landriscina, avrà l’obbligo di dimora nei Comuni di Piverone, dove risiede, e Ivrea.
È questa la misura cautelare decisa in sede di convalida dell’arresto, che si è tenuta in ospedale a Ivrea dove il 31enne, vittima di numerosi traumi, è ancora ricoverato.
Il giovane, difeso dagli avvocati Gian Luca e Ruggero Marta, ha risposto alle domande che gli sono state rivolte. Per quanto riguarda la dinamica dell’incidente, però, si è detto ancora sotto choc e non in grado di fornire una ricostruzione precisa. Ha spiegato di essere comunque affranto per la morte di Landriscina.
Attualmente la pm Valentina Bossi gli contesta l’omicidio stradale, la guida in stato d’ebbrezza con tasso alcolemico molto elevato, superiore, cioè, all’1,5 e, inoltre, di aver invaso la corsia riservata alle auto che provenivano nell’altro senso di marcia, incrociando così quella di Landriscina. Per stabilire con esattezza la dinamica del sinistro, però, bisognerà attendere la consulenza che la pm presto affiderà.
Intanto sarà conferito martedì 13 gennaio l’incarico per l’autopsia. Una volta svolta, il corpo dell’assistente capo tornerà a disposizione della famiglia, che è assistita dall’avvocato Celere Spaziante, per svolgere le esequie.
Landriscina lavorava in carcere a Ivrea dal 1998. Da allora si era trasferito a Strambino, dove era sposato con Loretta Mastrodonato, con cui aveva due figli: Michele di 24 e Noemi di 18. L’avvocato Spaziante ricorda che «a livello professionale lascia un vuoto incolmabile, era un eccellente servitore dello Stato. Il suo stato di servizio era encomiabile. Il decesso avviene appena uscito dall’istituto penitenziario, pochi minuti dopo aver staccato. La tragicità evento non merita ulteriori commenti: ora è il momento di piangerlo e la giustizia farà il suo corso».
Proprio dai colleghi sono arrivati numerosi attestati di stima in tutta Italia, che sottolineano la sua grande professionalità, ma allo stesso tempo un umore sempre gioviale, una persona con cui era piacevole trascorrere il tempo. Infatti Landriscina era membro del direttivo della Pro loco di Strambino e dirigente dell’Ac Strambinese in cui giocava suo figlio.
Per lui si sono espressi anche il ministro Paolo Zangrillo e il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Carmine De Michele.
Il dolore è stato condiviso anche dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria.
Così l’Osapp ha sottolineato che «ancora una volta la Polizia Penitenziaria paga un prezzo altissimo in termini di vite umane, anche al di fuori delle mura carcerarie», mentre il Sinappe ha rimarcato: «Non dimenticheremo il sacrificio e il contributo dell’assistente capo. La sicurezza e la dignità del personale non sono negoziabili. Chiediamo che venga fatta piena luce su tutte le responsabilità, affinché tragedie come questa non si ripetano mai più».