Delitto di Garlasco, Sempio in tv: «C’è chi tifa per la mia condanna»
GARLASCO. «Sono un colpevole desiderato ormai. Si sono create le tifoserie, c’è gente che ce l’ha con me, che vuole festeggiare una mia condanna. È come essere in una serie tv. Il processo? Di sicuro arriviamo all’udienza preliminare ma puntiamo al proscioglimento, non ci sono elementi per andare a giudizio». Andrea Sempio, 37 anni, commesso, indagato nell’inchiesta bis sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco, parla, ancora una volta, in tv, anche se nell’intervista indica come possibile la richiesta di farsi interrogare anche dai magistrati. Ieri sera, intanto, ha risposto alle domande di Silvia Toffanin nello studio di Verissimo, su canale 5, per quasi un’ora. Sempio, che si è commosso guardando il video dell’amico Mirko, che come altri non lo ha abbandonato («In realtà tanti amici sono rimasti, altri che volevano solo visibilità non li definisco tali»), ha raccontato la sua verità («Chi ha ucciso Chiara Poggi? Per me è stato Stasi, questo dicono le sentenze»), ripercorrendo questi mesi di indagine, dall’avviso di garanzia a fine febbraio dell’anno scorso, «che mi hanno stravolto la vita» ed entrando nel merito degli indizi a suo carico.
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«La nuova indagine, uno choc»
Sempio ha ricordato l’avviso di garanzia di quasi un anno fa come «uno choc, mi hanno convocato in caserma e lì ho ricevuto questo foglio, c’era la descrizione dell’accusa. Da lì è cambiato tutto. Ho pensato come dirlo ai miei, ma non c’è mai un modo, è come comunicare una brutta malattia. Per i miei genitori avverto il senso di responsabilità». L’indagato, amico del fratello della vittima, ha risposto alle domande sul Dna, sull’impronta 33, sulle telefonate fatte a casa Poggi mentre l’amico Marco era in vacanza, sullo scontrino. Risposte in cui ha ribadito le versioni già fornite in altre occasioni: «È emersa questa compatibilità del mio Dna ma la genetista ha spiegato di essere partita da una base sbagliata. I risultati quindi non sono attendibili, quel Dna vale zero». E sull’impronta sul muro delle scale verso la cantina: «Non mi preoccupa, la procura l’attribuisce a me ma l’abbiamo fatta controllare, tutte le corrispondenze che vedono noi non le vediamo. Ma mettiamo anche che sia la mia: frequentavo la casa, su quella parete ci sono le impronte di altre persone».
Scontrino, telefonate e scritti
Sempio ha ribadito che lo scontrino «l’ho fatto io a Vigevano, non c’è alcun mistero» e che le telefonate a casa Poggi «erano per chiedere di Marco perché non mi rispondeva». E gli scritti trovati nella spazzatura? «Uno diceva “Fatto cose inimmaginabili” ma non era riferito certo a questa storia, era al termine di una giornata caotica. Ho sempre scritto tanto, tenevo diari. Stasi un chiodo fisso? Assolutamente no. L’ho visto peraltro solo in un’occasione dopo il delitto, ero con amici a cena in un locale e a un certo punto entrò lui». E quindi la domanda su Chiara: c’era una infatuazione? «No, è una delle tante cose che si dicono per alimentare questa telenovela». E su come la sua vita sia cambiata: «Mi muovo poco, lo svago non ci può essere, fare un aperitivo in centro a Pavia sarebbe un disastro. Comunque – ha aggiunto – non credo di avere la vita rovinata, si può uscire da tutto. Ci sono persone che mi stanno vicino che voglio proteggere. Nel mio futuro? Mi piacerebbe far vedere un nipotino ai miei».