Il delitto Rosboch dopo 10 anni ci insegna a difenderci dalle bugie
Castellamonte
Sono già passati 10 anni da quel 13 gennaio del 2016. In quella data la professoressa Gloria Rosboch veniva uccisa da Gabriele Defilippi, suo ex studente e amante, insieme al complice Roberto Obert. La storia che si sarebbe dipanata nei mesi a seguire avrebbe lasciato un segno profondo in tutto il Canavese.
L’episodio
Gloria Rosboch, 49 anni, insegnante di francese a Castellamonte, viene sedotta e raggirata dall’ex allievo Gabriele Defilippi, all'epoca 21enne. Quest'ultimo, già allora descritto come una personalità manipolatrice e trasformista, incline a bugie e segreti, convincerà la donna a consegnargli 187mila euro, con la promessa di investimenti e di una romantica vita da sogno insieme ad Antibes, in Costa Azzurra. Gloria al contrario è una persona strutturalmente fragile sul piano relazionale: nonostante l'età vive con i genitori, ha una quotidianità estremamente routinaria, non ha mai avuto una relazione né particolari avventure e quando arriva lo stipendio lo mette direttamente in banca.
Inizierà a rendersi conto dell’inganno solo quando Defilippi sparirà dalla sua vita: più ferita dalla scomparsa del giovane che dalla sparizione dei soldi, Gloria minaccerà di rivolgersi alle autorità. Accetterà però di vederlo ancora una volta, quella fatale, quando il giovane la ucciderà e, con l'aiuto del complice e amante Roberto Obert, allora 53enne e collega della madre di Defilippi, ne nasconderà il corpo in una vasca di decantazione del percolato a Rivara. Quello che però il ragazzo non sapeva è che una querela per truffa contro di lui già era stata presentata dalla donna nei mesi precedenti. Da lì partiranno lunghe ricerche e indagini, ma solo grazie alla successiva confessione di Obert il corpo della donna verrà infine ritrovato.
Cosa rimane
A 10 anni di distanza da quel 13 gennaio, la vicenda giudiziaria si è conclusa, con la condanna di Defilippi a 30 anni, quella di Obert a 18 e 9 mesi, e la successiva assoluzione della madre del ragazzo, Caterina Abbattista, operatrice sociosanitaria all'ospedale di Ivrea, ritenuta colpevole di aver partecipato alla truffa ai danni di Rosboch, ma non al successivo omicidio. Fu soprattutto una storia che catapultò a forza il Canavese, dove fino a una decina di anni fa il luogo comune voleva che "non succedesse mai niente", in una modernità dai caratteri tanto tristi quanto crudeli: manipolazione mentale, narcisismo, solitudine, senso di inadeguatezza e una cieca fame di denaro furono il vero fulcro della vicenda.
Riconoscere l’inganno
L'unica domanda che rimane da porsi è cosa sia rimasto oggi di quella storia, e se sia possibile trarne un insegnamento che vada oltre la tragedia: «Dal punto di vista psicologico, ciò che è accaduto prima dell’omicidio è un esempio manualistico di abuso relazionale - spiega Raffaella Borio, specialista in psicologia clinica -. Truffe di questo tipo non colpiscono persone ingenue, ma agiscono su vulnerabilità emotive soggettive, attraverso fasi precise che possiamo riconoscere come una chiara strategia di abuso psicologico: il love bombing, dove il manipolatore inonda la vittima di attenzioni e promesse iperboliche. Defilippi ha costruito per Gloria un’immagine di sé come consulente di successo e compagno ideale, creando una dipendenza emotiva rapidissima. Poi la creazione del sogno: in questo caso, il finto investimento finanziario era il biglietto d’ingresso per una nuova vita insieme, rendendo la vittima meno propensa a nutrire sospetti razionali. Infine isolamento e gaslighting: una volta ottenuto il controllo emotivo, il predatore isola la vittima. Quando Gloria ha iniziato a dubitare, è scattata la manipolazione della realtà, volta a farla sentire in colpa e confusa. Spesso le vittime non denunciano perché temono il giudizio sociale. Gloria invece ha avuto il coraggio di rompere questo silenzio. È stata questa sua ribellione al ruolo di vittima passiva a scatenare la reazione violenta del suo carnefice. Il caso Rosboch insegna che la violenza può indossare la maschera dell’affetto e che il denaro, in queste dinamiche, è solo il simbolo finale di un furto molto più profondo: quello dell’identità e della fiducia. Riconoscere i segnali di una manipolazione affettiva è uno strumento essenziale di sopravvivenza psicologica.