“Ho deciso di non parlare di Garlasco perché c’è molta confusione. Rischierei di divulgare informazioni errate, sarebbe controproducente. Il caso che mi ha colpito di più? L’omicidio di Federico Barakat, atroce”: parla Elisa True Crime
Come ha fatto Elisa True Crime a diventare Elisa True Crime? Com’è cominciata la sua avventura? Lo racconta lei stessa, Elisa De Marco, a Sette del Corriere della Sera: siamo nel 2020, lei è in Cina con il marito che si trova lì per lavoro e il governo impone il lockdown causa Covid. Elisa invece non ha lavoro né visto e quindi decide di provare a fare quello che ama, parlare di cronaca nera. “Mi sono autorizzata a seguire la mia passione e a raccontare storie di cronaca nera”.
Il resto, come si suol dire, è storia (del web) e oggi oltre ai video, ai podcast, ai libri, ha progetti “nuovi… tra cui la ragione per cui siamo qui… Ma sono scaramantica, non me la sento di dire nulla, ho paura che poi svanisca tutto!“. Quando le viene chiesto se abbia mai scartato storie, De Marco risponde sicura: “Ormai i miei follower sanno che se c’è un caso di cronaca nera di cui tutti parlano, io non ne parlerò. Infatti, ho scartato storie come Garlasco, su cui c’è molta confusione. Magari un giorno, quando tutto questo si concluderà, farò un video; ma perché farlo ora? Rischierei di divulgare informazioni errate e sarebbe controproducente”.
Il suo successo, ovvero la marea di persone che la guardano, lo spiega così: “… Per la stessa curiosità che spinge me a raccontare, sia perché potrebbe succedere lo stesso anche a loro. La maggior parte del mio pubblico è composto da donne, che sono anche, statisticamente, le principali vittime di queste storie. Credo si attivi una componente di protezione, come se, conoscendo la dinamica del crimine, possano prevederlo e proteggersi. Infine, certo, prevale sempre l’interesse verso ciò che non riusciamo a spiegarci”. Oltre al suo Elisa True Crime, con OnePodcast ha dato il via a Delitti Invisibili, nel 2022: “Un progetto che potesse raccontare sempre storie crime ma insieme alle persone coinvolte, sentendo anche esperti, giornalisti e avvocati. Così da offrire un racconto più completo e con un tono diverso da Elisa True Crime, dove governa invece la spontaneità”. E a proposito di spontaneità, c’è anche una buona dose di emotività, nei suoi video su Youtube: “All’inizio cercavo di ascoltare di più l’opinione dei follower, alcuni dei quali criticavano il fatto che aggiungessi emotività al racconto. Ma presto mi sono resa conto che molti altri apprezzavano questo aspetto, e quindi ho capito che semplicemente dovevo realizzare il prodotto che avrei voluto ascoltare io. E a me piace l’empatia, mi piace ascoltare una storia raccontata come se il narratore la stesse dicendo direttamente a me“.
Non solo casi che ha scartato ma anche quello che l’ha colpita di più: “(…) tutte le storie in collaborazione con le famiglie mi sono rimaste dentro. Forse, quello che cito più spesso, ma perché è un caso particolarmente brutto, è l’omicidio di Federico Barakat, un bambino di otto anni costretto ad andare agli incontri con il padre violento che, proprio durante uno di questi incontri, l’ha ucciso nelle stanze dei Servizi sociali di San Donato Milanese. È una storia atroce. In quel caso il video non è stato realizzato in collaborazione con la mamma, ma siamo entrati in rapporti con lei dopo averlo pubblicato e adesso ci sentiamo periodicamente. Siamo diventati amici, e vedere che dopo tutti questi anni c’è questa donna che lotta ancora per avere giustizia… È qualcosa di incredibile”.
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