Konecta, tre pullman da Ivrea «Serve impegno della Regione»
Ivrea
Tre pullman da Ivrea e tre da Asti, con le amministrazioni comunali che contribuiscono concretamente alle spese per l’organizzazione. Una mobilitazione unitaria, sia a livello sindacale che a livello di sedi piemontesi. Torino si aggiunge a Ivrea e Asti, in sciopero per la chiusura delle sedi e il conseguente trasferimento dei lavoratori nel capoluogo. Un licenziamento mascherato, per alcuni, quei part time da 600 euro al mese che non potranno sobbarcarsi le spese di viaggio. Davanti alla chiusura completa da parte di Konecta, allora, Slc Cgil, Fistel Cgil e Uilcomm Uil non hanno potuto che dichiarare uno sciopero per domani, martedì 13 gennaio, con presidio dalle 10.30 sotto la sede della Regione Piemonte, dove si terrà un incontro con le delegazioni sindacali. «Con l’assessora Gabriella Colosso abbiamo pensato di mettere a disposizione un pullman come ha fatto il sindaco di Asti Maurizio Rasero - spiega il primo cittadino di Ivrea Matteo Chiantore -. La speranza è che non sia solo un gesto simbolico. Lo spazio rispetto a quanto detto negli ultimi incontri c’è: ovvero il reimpiego delle risorse nella digitalizzazione. Noi siamo disponibili a collaborare, ma la via giuridico-amministrativa è il forte interessamento della Regione che coinvolga anche il Ministero e il Governo. Parliamo della vita di mille persone che rischiano il posto. È un fatto di rilievo nazionale e sicuramente regionale».
D’altronde sarebbe difficile ignorare una vertenza che è passata all’interno dei consigli comunali del territorio, che ha coinvolto migliaia di persone. Una mobilitazione impensabile, fino a qualche tempo fa, per il mondo del call center, che faticava a sindacalizzarsi anche per la selva di contratti di lavoro che un tempo lo caratterizzava. «È il primo sciopero congiunto di tutto il Piemonte - spiega Silvia Poletto della Fistel Cisl -. Fare assemblee a tappeto è stato molto impegnativo, ma siamo riusciti a organizzarci. Partiranno tre pullman da 54 posti da Asti e tre da Ivrea. La più grande soddisfazione è quella di esser riusciti a coinvolgere le amministrazioni comunali, che ci hanno dato un contributo concreto finanziando in parte i pullman. Siamo molto soddisfatti della consapevolezza dei Comuni, che hanno dimostrato di esserci vicini. Sappiamo già, inoltre, che molte persone verranno con il treno e mezzi propri. E che ci saranno anche i lavoratori di Torino ad aspettarci».
Ivan Corvasce, della Slc Cgil, offre uno spaccato del settore e del suo futuro. «Dieci anni fa c’erano già le avvisaglie di quello che succede oggi - racconta Corvasce -. Intendo dire che è un lavoro che si muove per appalti, a causa delle deregolamentazioni di appalti pubblici e privati. Se i committenti continuano a muoversi sul massimo ribasso il segnale è questo. Una risposta in realtà c’è stata ed è il contratto nazionale Assocontact, costruito per abbassare il costo del lavoro. Perché in questo mondo non costano tanto le cuffie e il pc, quando parliamo di ribasso parliamo di tagliare sui lavoratori. Oggi aggiungiamo la questione dell’innovazione tecnologica, che crea nuova occupazione ma riduce anche quella esistente. Il mix è esplosivo. Davanti a questi problemi deve esserci una risposta politica e come organizzazioni sindacali non possiamo che muoverci in maniera unitaria».
D’altronde come sottolinea il comunicato congiunto delle tre organizzazioni sindacali, lo snodo è cruciale: «La chiusura delle sedi e lo spostamento del personale, oltre a rappresentare il chiaro intento di mascherare centinaia di licenziamenti, evidenzia un chiaro segnale di disimpegno dell'azienda dall'area piemontese con gravi conseguenze sociali e occupazionali. Occorre ricordare che la stragrande maggioranza dei dipendenti che operano nelle attività sono donne con contratti di lavoro part time». La responsabilità resta quella richiamata nel cartellone retto da due bambini davanti alla sede di Confindustria Canavese: «Non mandate le nostre mamme a lavorare lontano!!! Grazie!».